Dalla difesa, o nella migliore delle ipotesi imbarazzata e impacciata presa di distanza, del e dal capo Pro-Pal Hannoun, con le accuse schiaccianti del fiume di finanziamenti ad Hamas, a Maduro, il dittatore del Venezuela, dal 2020, con Biden, incriminato di narcotraffico e deposto dal blitz militare degli Usa di Trump. La sinistra italiana si schiaccia sempre di più, in una gara interna di estremismi tra il Pd di Elly Schlein e i Cinque Stelle di Giuseppe Conte, su personaggi oscuri, con il peso di accuse schiaccianti di gravi reati, personaggi che, nonostante il garantismo che deve valere anche per loro nei processi, appaiono a tutti gli effetti nemici dei valori di libertà del mondo occidentale.
Maduro era a capo della dittatura comunista di Caracas, andato al potere con un golpe e mai riconosciuto dai Paesi Ue oltre che dagli Usa. Ma nonostante questo dal Pd, surclassato anche stavolta dai pentastellati “maduriani” da sempre, di Elly Schlein, pur condannando “i gravi reati” del dittatore del Venezuela, da Avs di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, oltre che dai Cinque Stelle di Conte, viene una levata di scudi contro il blitz di Donald Trump, una difesa “della sovranità” del Venezuela da far passare in secondo piano la condanna per Maduro da parte di Schlein che appare quasi come una formula di rito.
L’attacco a Trump accusato di aver “violato il diritto internazionale” è tale da isolare la sinistra italiana da leader europei come Macron e Starmer che di destra non sono. Il presidente francese celebra addirittura la cattura di Maduro e il premier britannico assicura che non verserà una lacrima per lui, mentre la nostra sinistra, che a questo punto appare la più “maduriana” del mondo, si straccia le vesti e chiede al solito al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e alla premier Giorgia Meloni di riferire immediatamente in parlamento.
È Meloni, prima ancora dell’annuncio di Trump da Mar-a-Lago, a dare la bussola alla politica italiana, dove comunque pur ponendo l’accento sulla necessità di una transizione democratica i media vicini al centrodestra esaltano subito quella che, come osserva il direttore del quotidiano “Il Tempo” Daniele Capezzone, “è una nuova alba” di libertà.
Una nota di Palazzo Chigi fa sapere che “il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni”. Ribadisce che “l’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto”. Poi una cauta riflessione sul blitz Usa: “Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari”. Ma l’azione è considerata legittima: il governo “considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.
In raccordo con Tajani, Meloni continua a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, “la cui sicurezza – sottolinea la nota – costituisce la priorità assoluta del Governo”. La premier traccia dunque con equilibrio la rotta, mentre la sinistra italiana sembra sprofondare in una deriva da farla apparire la più “maduriana” del mondo. Con un attacco a Trump che suona fuori misura, come se paradossalmente la dittatura fosse quella degli Usa e non quella del Venezuela, appena tornato alla libertà con centinaia e centinaia di esuli che festeggiano per ore in strada a Miami.







