Skip to content

iran

Criptovalute in cambio di armi: così l’Iran prova ad aggirare le sanzioni

L'Iran ha messo in vendita diversi sistemi d'arma, come missili e droni, in cambio di criptovalute per aggirare le sanzioni occidentali. Tutti i dettagli.

L’Iran ha messo in vendita diversi sistemi d’arma – tra cui missili balistici, droni e navi da guerra – in cambio di criptovalute, con l’intenzione di utilizzarle per aggirare le sanzioni economiche imposte dall’Occidente: una pratica già adottata dalla Russia.

NON SOLO CRIPTOVALUTE

Come ricostruito dal Financial Times, il Centro per le esportazioni del ministero della Difesa iraniano, anche noto come Mindex, ha fatto sapere di essere pronto a negoziare con i governi esteri dei contratti di fornitura militare che prevedano pagamenti in criptovalute, ma non solo: altre soluzioni contemplate sono il baratto o l’utilizzo dei rial, la valuta nazionale dell’Iran, in modo da evitare il dollaro statunitense e il sistema finanziario occidentale.

LE ARMI MESSE IN VENDITA DALL’IRAN

Il Mindex, un ente statale che ha la responsabilità sulle vendite all’estero degli armamenti iraniani, afferma di intrattenere rapporti commerciali con trentacinque paesi. Tra gli hardware militari offerti – senza rivelare il prezzo, però – ci sono i missili balistici Emad, i droni Shahed, le navi da guerra di classe Shahid Soleimani e sistemi di difesa aerea a corto raggio, oltre ad armi leggere, razzi e missili da crociera anti-nave: alcune di queste ultime strumentazioni sono state utilizzate dai gruppi militari sostenuti dall’Iran nel Medioriente, come Hezbollah in Libano e gli houthi yemeniti.

E LE SANZIONI?

Nel sito del Mindex è presente anche una sezione dedicata alle Faq, le “domande frequenti” che gli utilizzatori di un certo servizio o prodotto rivolgono al fornitore. Una di queste domande riguarda le sanzioni: “Viste le sanzioni contro l’Iran”, si legge, “quale garanzia c’è che il contratto verrà eseguito e che il prodotto arriverà nel paese di destinazione?”.

Nella risposta, l’ente assicura che “date le politiche generali della Repubblica islamica dell’Iran in materia di elusione delle sanzioni, non vi è alcun problema nell’attuazione del contratto. Il prodotto acquistato vi sarà consegnato il prima possibile”.

QUANTO CONTA L’EXPORT DI ARMAMENTI DELL’IRAN

Stando allo Stockholm Institute for Peace Research, nel 2024 l’Iran si è posizionato al diciottesimo posto della classifica dei maggiori paesi esportatori di armi, dopo la Norvegia e l’Australia. L’Atlantic Council – uno dei più importanti think tank statunitensi – sostiene che Teheran può trarre beneficio dell’impossibilità della Russia di esportare armamenti sugli stessi livelli del periodo precedente all’invasione dell’Ucraina.

CRIPTOVALUTE CONTRO LE SANZIONI

Il Financial Times ha scritto che ci sono “prove crescenti” del fatto che i paesi sanzionati dagli Stati Uniti e dall’Unione europea e dal Regno Unito stiano utilizzando le criptovalute e altri canali finanziari alternativi per sostenere il commercio di beni sensibili. Questo perché i soggetti che effettuano transazioni economiche con l’Iran – ad esempio – utilizzando i canali tradizionali rischiano di venire esclusi dal sistema finanziario occidentale, quello dominante a livello globale.

Gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di sfruttare gli asset digitali per facilitare la vendita di petrolio e per trasferire fondi – nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari – al di fuori del sistema bancario formale. Lo scorso settembre, poi, il dipartimento del Tesoro americano ha imposto sanzioni su una serie di individui legati alle Guardie rivoluzionarie dell’Iran – un corpo militare e politico molto potente – per avere gestito una rete di “banche ombra” che utilizzavano le criptovalute per elaborare pagamenti per conto di Teheran.

Similmente, Washington ha intrapreso delle azioni contro i russi per l’utilizzo di criptovalute al fine di eludere le sanzioni occidentali.

Torna su