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Come e perché cambierà il ministero degli Esteri in Germania

La Farnesina tedesca riorganizza struttura, funzioni e personale (tagliando) con l’obiettivo di rendere la diplomazia più efficace e reattiva alle sfide globali. Il cambiamento prevede nuove strutture dipartimentali e una maggiore integrazione tra politica estera, sicurezza e geoeconomia.

A oltre mezzo anno dalla nomina di Johann Wadephul alla guida del ministero degli Esteri, la diplomazia tedesca entra in una fase di profonda trasformazione. Secondo quanto riportato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), una riforma di ampio respiro sta ridefinendo l’architettura interna dell’Auswärtiges Amt, la Farnesina di Berlino, con l’intento di rendere l’azione esterna del paese più incisiva e meglio calibrata sulle sfide globali del nostro tempo.

Si tratta, secondo la definizione dei sottosegretari Géza Andreas von Geyr e Bernhard Kotsch, della più estesa revisione organizzativa condotta da decenni, destinata a razionalizzare competenze e risorse in linea con le priorità di sicurezza, ordine internazionale e competitività economica.

UNA STRUTTURA RINNOVATA

Come si legge nella bozza di riforma in possesso del quotidiano di Francoforte, l’intervento avviato dal ministro e dai suoi più stretti collaboratori punta “a rafforzare l’efficienza operativa e la chiarezza delle linee di responsabilità all’interno del dicastero”. La nuova struttura prevede la concentrazione delle relazioni bilaterali in dipartimenti regionali articolati su quattro grandi aree geografiche: Europa, America, Asia-Pacifico e Medio Oriente/Africa. Questi reparti saranno in parte riorganizzati e “dovranno cooperare secondo criteri di maggiore integrazione tematica, al fine di assicurare risposte tempestive e coordinate alle mutate condizioni geopolitiche”.

NUOVA DIVISIONE PER LA POLITICA DI SICUREZZA

Parallelamente, verrà istituita una nuova divisione dedicata alla politica di sicurezza, destinata a riunire le competenze principali in materia di difesa, partecipazione della Germania alla Nato, ruolo nell’Unione Europea e nell’Osce, oltre a questioni cruciali come il disarmo, il controllo delle esportazioni di armamenti e la sicurezza informatica. L’obiettivo dichiarato è “sviluppare una politica estera coerente con gli interessi strategici della Germania e con la stabilità dell’Europa nel suo complesso”.

TAGLI AL PERSONALE E RIORGANIZZAZIONE INTERNA

La riforma non si limita a una mera revisione delle funzioni, ma comporta anche significativi interventi sul piano del personale. Con oltre 3.100 dipendenti nella sede centrale di Berlino e più di 3.200 distribuiti nelle circa 230 rappresentanze diplomatiche nel mondo, ai quali si aggiungono 5.600 collaboratori locali, il ministero dovrà ridurre l’organico complessivo dell’8%. Ciò – osserva la Faz – equivale alla soppressione di circa 570 posizioni entro la fine dell’attuale legislatura prevista per il 2029.

I posti eliminati riguarderanno in prevalenza la sede di Berlino, dove verranno concentrati i principali processi di razionalizzazione e digitalizzazione dei servizi. La ristrutturazione, spiegano i sottosegretari nelle comunicazioni interne indirizzate al personale, rappresenta “la premessa per un utilizzo più mirato delle risorse e per una semplificazione delle catene decisionali”. L’iniziativa intende garantire “un’amministrazione più snella, capace di pianificare e reagire con maggiore rapidità agli sviluppi delle crisi internazionali”.

INTEGRAZIONE TRA POLITICA EUROPEA, ECONOMIA E ORDINE GLOBALE

Oltre al rafforzamento degli aspetti bilaterali e della sicurezza, la riorganizzazione ministeriale comprende un dipartimento dedicato alla politica europea e alla geoeconomia, incaricato di integrare i temi della politica energetica, della cooperazione economica estera e delle strategie climatiche. A questo si aggiunge la creazione di un reparto per l’ordine internazionale, che raggrupperà competenze relative a Nazioni Unite, diritti umani e aiuti umanitari, amplificando il ruolo multilaterale del ministero. La nuova configurazione è prevista per essere operativa entro l’estate 2026.

Questo profondo riassetto riflette l’esigenza di adattare l’organizzazione diplomatica tedesca agli scenari internazionali attuali, che si caratterizzano per mutamenti rapidi e tensioni crescenti. Wadephul ha sottolineato l’importanza di strutture moderne e funzionali, “capaci di sostenere un impegno esterno consapevole delle sfide globali e orientato a promuovere sicurezza, prosperità e stabilità nel contesto europeo e globale”.

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