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Le Bozze strafiche di Bartezzaghi

“Bozze non corrette” scritto da Stefano Bartezzaghi con Pier Mauro Tamburini letto da Tullio Fazzolari

Niccolò Errante è uno scrittore misterioso. O per essere più esatti lo era visto che si è suicidato. Di lui non si è mai saputo quasi nulla. E anche la sua morte diventa un enigma perché potrebbe trattarsi di un omicidio e non di un suicidio. Fin qui la trama di “Bozze non corrette” scritto da Stefano Bartezzaghi con Pier Mauro Tamburini (Mondadori, 204 pagine, 18,50 euro) è degna di un romanzo di Agatha Christie. Ma a indagare non c’è un famoso detective come Hercules Poirot. A cercare la verità o meglio a suggerire come trovarla è una persona che, pur facendo un lavoro anonimo e poco remunerato, conosceva Niccolò Errante un po’ più degli altri: il correttore di bozze dei suoi libri, sicuramente l’unico ad aver sperimentato con fatica le stravaganze dello scrittore scomparso. Come lascia intuire anche il cognome polisemico, Errante aveva l’abitudine di seminare errori in quantità in ogni pagina costringendo il povero correttore a un superlavoro.

Ma anche le stranezze possono tornare utili. E gli errori, i refusi, i vocaboli sbagliati e quelli omessi un po’ come i sassolini di Pollicino finiscono per tracciare la strada che porta a scoprire la verità. Il nostro correttore non è convinto che Niccolò Errante si sia buttato da un balcone dopo essersi ubriacato. Al contrario sospetta che sia stato assassinato. Per non fare spoiler, è preferibile non dire qui se abbia ragione oppure no. Quello che conta davvero è la spettacolare originalità di “Bozze non corrette”. Da qualche anno ormai il genere poliziesco dilaga nelle librerie, domina nelle classifiche delle vendite e finisce inesorabilmente nelle fiction televisive anche quando la qualità della scrittura non è eccelsa. Ma “Bozze non corrette” è di un’altra categoria. Non è soltanto un giallo ma anche un gioco e un esercizio che coinvolge il lettore impegnandolo nella ricerca di tutti gli indizi per scoprire che fine ha fatto lo scrittore Errante. E il metodo per condurre l’indagine non poteva venire in mente che a un enigmista di razza come Stefano Bartezzaghi. Gli indizi da individuare e annotare nelle schede delle ultime pagine sono i mille errori contenuti nel libro con un’equa ripartizione che ne assegna cento per ciascuno dei dieci capitoli. Non ci sono svarioni di sintassi. Congiuntivi e condizionali sono tutti al posto giusto. Ma su tutto il resto c’è da sbizzarrirsi e tocca fare grande attenzione a tutto ciò che potrebbe sfuggire a una lettura troppo veloce e disinvolta. I refusi fanno somigliare il cognome di Pirandello a quello di un ex allenatore di calcio. La parola omnibus diventa onmibus. La piega può trasformarsi in una piaga.

Ce ne sono di ogni genere ma bastano questi pochi esempi per far comprendere che il lettore non può concedersi distrazioni né andare avanti illudendosi di aver colto il senso di una frase. Tutto ciò richiederà più tempo del solito romanzo poliziesco e non a caso “Bozze non corrette” è stato definito il giallo dell’estate: terrà impegnati per tutta la vacanza ma la soddisfazione nello scoprire la verità mettendo insieme i mille indizi sarà impagabile.

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