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Industria 4.0

Il sud arranca con l’innovazione: il piano Industria 4.0 porta pochi frutti

Il Governo solo qualche mese fa ha annunciato un piano di investimenti da 13 miliardi di euro, dal 2017 al 2024, per incentivare lo sviluppo dell’Industria 4.0. E mentre al Nord le aziende si attivano, il Sud arranca con l’avanzata tecnologica,

Cos’è l’Industria 4.0?

Figlia della quarta rivoluzione industriale, l’Industria 4.0 è un fenomeno che difficilmente può essere racchiuso in un’unica ed esauriente definizione. Gli analisti concordano sul dire che si tratta di un processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa.

industria 4.0L’industria 4.0 è legata allo sviluppo dell’Internet of Things, la tecnologia che permette di connettere e dialogare molti degli oggetti di uso quotidiano, ma anche alle tecnologie come cloud computing (che consente di accedere alle informazioni in qualunque momento e in qualunque luogo, grazie alla rete) e i big data (raccolta e analisi veloce di una quantità di dati enorme).
Il termine “Industrie 4.0” è stato utilizzato, per la prima volta, dall’associazione Vda ,di Ingegneri tedeschi, e riutilizzato alla Fiera di Hannover nel 2011, sempre in Germania. Oggi è una delle espressioni più utilizzate se si parla di opportunità economiche e futuro.
Le quattro rivoluzioni Industriali

Indutria 4.0: il Sud arranca

L’Italia continua a viaggiare su due velocità, il piano industriale 4.0 avrà effetti differenti tra il Nord e Il Sud . A lanciare l’allarme lo studio Svimez: l’impatto sul pil del Centro Nord sarà dello 0,2% e nelle regioni del Sud dello 0,03%. Questa differenza è dovuta agli effetti indotti dal “Piano Industria 4.0” che mirano a una modifica strutturale dello stock di capitale, favorendo le componenti a maggior rendimento. A pesare inoltre c’è anche il fatto che ci troviamo davanti ad un sistema produttivo con bassi tassi di innovazione. Quindi mentre al Nord innovazione e tecnologia sono all’avanguardia, al Sud si fa sempre più fatica a tenere il passo.

“Per di più nel Mezzogiorno i servizi di mercato sono in media estremamente frammentati, con limitate presenze in quelle attività ad elevato contenuto tecnologico-professionale – spiegano Stefano Prezioso e Luca Cappellani, i ricercatori che hanno condotto lo studio – Va ricordato inoltre che durante la lunga fase recessiva, la capacità produttiva dell’industria meridionale si è fortemente contratta, con un’intensità doppia rispetto a quella del Centro-Nord”.

La soluzione per Svimez sarebbe quella di introdurre oltre al Piano Industria 4.0 delle misure di tutela per il Mezzogiorno
“in grado di accrescere le dimensioni assolute del sistema industriale, e possibilmente le sue interrelazioni con i servizi di mercato locali”.

Un 2016 positivo per il Sud

Nel 2016 il Sud ha visto un aumento del Pil maggiore del resto d’Italia: + 1% contro + 0,8%. La Campania, è arrivata prima con un + 2,4%. Risultato che «giunge al termine di un triennio, dal 2014 al 2016, tutto all’insegna di dati positivi – scrivono gli economisti dell’associazione per lo sviluppo del mezzogiorno. Un ruolo trainante l’ha svolto l’industria ma anche i servizi in particolare il turismo hanno dato una spinta in avanti nell’economia. Ruolo fondamentale è stato svolto dai Contratti di sviluppo promossi dal governo. Tra le altre regioni virtuose troviamo anche la Basilicata con un + 2,1% nel 2016. Fanalino, invece, per la Puglia (+ 0,7%), che siccità e maltempo hanno messo in ginocchio l’agricoltura. Male anche l’Abruzzo (- 0,2%). I numeri del 2016 comunque rimangono un’eccezione. I dati del 2017 confermano il trend negativo che continua a far crescere le diseguaglianze.

Il piano Industria 4.0

Il piano per la crescita dell’Italia prevede investimenti in innovazione e ricerca, in chiave digitale, con incentivi fiscali per il 2017 per 13 miliardi di euro. Come spiegato dal ministro Calenda, il piano si basa su incentivi fiscali orizzontali, mentre non sono previsti gli incentivi a bando.

Tra le misure anche il superamento del superammortamento al 140% e un “iperammortamento al 250% per i beni legati all‘industria 4.0“, con diversa modulazione del credito di imposta per ricerca e innovazione che sarà incrementale, portando l’aliquota della spesa interna fino al 50%, con un credito massimo da 5 fino a 20 milioni di euro.

Industria 4.0: aziende italiane ancora indietro

Più della metà delle aziende presenti sul territorio nazionale applica almeno una delle tecnologie che caratterizzano la fabbrica 4.0. Ma ad un’Italia che cresce si contrappone un’Italia che del digitale sa ben poco. Secondo un rapporto dell’Osservatorio Smart Manufacturing della School of management del Politecnico di Milano, ben il 38% delle imprese non conosce i temi dell’Industria 4.0 e i progetti sono spesso in fase pilota. Male, soprattutto, le Piccole e Medie imprese che difficilmente si accostano alle nuove tecnologie, sfruttando tutte le loro potenzialità. Il 62% dei bilanci di competenze digitali individua lacune da colmare.

In Italia siamo ancora all’inizio della quarta rivoluzione industriale. Il piano, si spera, possa accelerare la digitalizzazione delle imprese, anche quelle più piccole. I benefici sarebbero davvero tanti, con risvolti positivi nell’export, nella qualità, nella produttività, nella rapidità del time to market.

Come l’Indutria 4.0 cambia la fabbrica

Quando parliamo di rivoluzione industriale non possiamo fare a meno che pensare alle fabbriche. E allora, come i robot, la digitalizzazione, il cloud computing e i big data cambieranno il modo di lavorare?

Non si tratta solo di robot che entrano in fabbrica. Tutto il processo di produzione diventa smart: i macchinari oltre a produrre, immagazzineranno e rielaboreranno i dati, inviando le informazioni a tutti i reparti aziendali.Il processo di produzione diventa efficiente, riservando grandi opportunità economiche alle aziende.

E come cambia il lavoro

Industria 4.0L’industria 4.0 porterà importanti mutamenti anche nel mondo del lavoro. La quarta rivoluzione è stata argomento discusso al World Economic Forum 2016, tenutosi dal 20 al 24 gennaio a Davos (Svizzera), dove è stato presentato il rapporto “The Future of the Jobs”. L’avvento delle macchine intelligenti e interconnesse, a livello globale, porteranno alla creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, mentre se ne perderanno ben 7 milioni, con un saldo negativo di 5 milioni. La maggior parte dei posti di lavoro che verranno a mancare si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione ( rispettivamente meno 4,8 e meno 1,6 milioni di posti di lavoro).

 

Federica Maria Casavola

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