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Cuba, Corea del Nord, Birmania: Google vuole esportare la democrazia della rete

Google

Internet potrà svolgere davvero una funzione sociale, aiutando la democrazia a svilupparsi e contribuendo a far sorgere un economia al passo coi tempi? Se un tempo si è pensato di “esportare” la democrazia a suon di bombe, facendo guerra a chi non si allineava alle posizioni dominanti; oggi un’evoluzione potrebbe essere quella di esportare la rete e la connessione a internet per aiutare i paesi poveri (o quelli non democratici a tutto tondo) a fare un balzo in avanti. La Primavera araba è iniziata sui social network. I social network spesso vengono chiusi per evitare la “contaminazione” di idee, come è accaduto qualche mese fa in Turchia. Ma poi i Governi autoritari devono arrendersi e riaprire i canali virtuali.

Ora il mondo del web organizza canali diplomatici paralleli. Prima è diventato protagonista della Finanza e ora vuole mettere il cappello ad operazioni di politica internazionale. Ci riusciranno? E’ il caso del numero uno di Google, Eric Schmidt, il quale nell’ultimo week end si è recato a Cuba. Proveniva da un viaggio in Corea del Nord, ed è riuscito anche a passare per la Birmania. A Cuba hanno accesso alla rete poco più di due milioni e mezzo di persone (gli abitanti totali dell’isola governata da Fidel Castro sono 11 milioni circa). Il boss di Google vuole promuovere internet libero sull’isola centroamericana, da sempre al centro di rapporti burrascosi con gli Usa. E a tal proposito, è interessante sentire le parole del numero di Google: “Cuba si aprirà ad una economia di mercato e gli Stati Uniti dovranno dimenticare la nostra storia e chiudere con l’embargo. Sembrano compiti difficili per entrambi i Paesi, ma ne varrà la pena”.

Insomma Google si muove come farebbe un’organizzazione diplomatica, forse anche di più. Schmidt in Corea del Nord aveva chiesto a Pyongyang di fermare i test nucleari e far accedere la popolazione alla rete, per uscire dall’isolamento internazionale e per questo non è stato visto di buon occhio dal governo americano.

L’accesso al web e’ stato anche il tema al centro del viaggio di Schmidt lo scorso marzo in Birmania, un paese in cui Internet era controllato dalla giunta militare al potere fino a pochi anni fa, e dove ancora le connessioni sono poche e lente. E un richiamo a velocizzare la banda larga, Schmidt non ha mancato di farlo anche nelle sue recenti visite in Italia.

L’altro caso eclatante di cui abbiamo già avuto modo di scrivere è l’intenzione invece del numero 1 di Facebook, Mark Zuckerberg, di portare la connessione internet in Africa per mezzo dei droni a energia solare. Un’idea del tutto originale che si innesta sul desiderio che ha mosso i nuovi magnati di internet, ovvero quello di connettere tutti nel mondo. Iniziando ora dai paesi emergenti, che sono anche mercati molto promettenti. 

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