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Vivendi fa il doppio gioco. E Agcom minaccia multa da 540 milioni

di

Bolloré

Vivendi continua a prender tempo sulla scelta Mediaset – Telecom ed offre soluzioni che non convincono Agcom

Vivendi continua ad avere il piede in due scarpe: in Telecom, dove ha preso il completo controllo dell’azienda, e in Mediaset, dove dopo aver rastrellato le azioni è salita al 28,8% del capitale e 29,9% dei diritti di voto.

Dopo aver preso il controllo di Telecom, la francese guidata dall’imprenditore Bretone Vincent Bollorè prova a prendere tempo. Ad aggiustare le cose, a suo favore. Ma Agcom non ci sta e chiede a Vivendi di accelerare, di decidere e di mollare una delle due aziende. Pena: multa da 540 milioni di euro. Andiamo per gradi.

Vivendi in Telecom

telecomVivendi, azienda francese guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè, è l’azionista di maggioranza con il 23,9% del capitale ordinario di Telecom. I numeri delle azioni hanno spinto Vivendi a sottoporre all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. Il via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato il 30 maggio 2017.

Il 28 luglio 2017, poi, la francese ha annunciato di aver avviato “l’attività di direzione e coordinamento” su Tim.

E questo significa che Telecom, l’ex monopolista italiana, è ufficialmente francese: il gruppo potrebbe essere tranquillamente coordinato da Parigi. È la prima volta, nell’era privata di Telecom, che l’azienda italiana perde formalmente la sua indipendenza.

Vivendi scala Mediaset

Non solo Mediaset. Vivendi ha anche un altro importante fronte aperto in Italia: Mediaset. Dopo il salto del primo accordo, in cui la francese si impegnava a comprare Mediaset Premium (accordo saltato per i conti disastrosi della società italiana), i rapporti tra la famiglia Berlusconi e Bollorè si sono incrinati.

Dopo settimane di minacce, nuovi possibili accordi e una guerra legale in corso, Vivendi ha iniziato a rastrellare le azioni Mediaset, arrivando in pochissimi giorni al 28,8% del capitale e 29,9% dei diritti di voto. Ad un passo dalla soglia Opa.

Interviene Agcom

Interpellata proprio da Mediaset su questa posizione di Vivendi, Agcom il 18 Aprile 2017 ha deciso che entro 12 mesi il gruppo francese avrebbe dovuto diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset.

Non solo: “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi avrebbre dovuto presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante. Si tratta della prima decisione dell’Agcom su questa parte della `legge Gasparri´, in particolare sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni.
mediaset

L’Autorità italiana, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha stabilito che l’attuale posizione di Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie nelle due diverse società italiane. La decisione si fonda sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) in cui si sostiene che le imprese di comunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto `Sistema integrato delle comunicazioni´ di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sistema integrato delle comunicazioni.

Vivendi non si decide…

Ma Vivendi non si arrende. La francese vuole sia Telecom che Mediaset. Prova a prender tempo e ha congelato, proprio con questo scopo, il 10% del diritto dei voti nel Biscione. Ma ad Agcom, ovviamente, non basta: il 18 Aprile, l’Authority aveva concesso al gruppo presieduto da Vincent Bolloré due mesi di tempo per fare una scelta e presentare un piano da mettere in atto entro un anno.

Siamo al 2 agosto e del piano nessuna traccia. In realtà, c’è solo una bozza del piano, presentata il 19 giugno. Le proposte di Vivendi non convincono l’Authority, che non le ritiene idonee a rispettare “strutturalmente” la delibera. La proposta parlava di una generica fiduciaria alla quale avrebbero dovuto essere intestate le azioni.

Da qui, l’avviso di Agcom: “L’Autorità ricorda che, in caso di inottemperanza all’ordine impartito con la delibera n.178/17/CONS, trovano applicazione le previsioni di cui all’articolo 1, comma 31 della legge 31 luglio 1997 n.249”. In pratica, Agcom avvisa Vivendi che la proposta non è accettabile e che se continua a tenere il piede in due scarpe prendendo tempo, rischia una multa dal 2% al 5% del suo fatturato, ovvero una sanzione compresa tra i 216 e i 540 milioni (i ricavi 2016 della media company di Bolorè sono stati pari a 10,8 miliardi).

C’è da dire che Vivendi provava a prender tempo anche perchè la società si è appellata al Tar del Lazio contro la delibera Agcom. Bollorè non è disposta a rinunciare ai diritti di voto nelle assemblee straordinarie. Se nelle assemblee ordinarie, la maggioranza è in mano a Fininvest, che ha più del 41% dei diritti di voto, in quelle straordinarie, dove si delibera con la maggioranza dei due terzi dei presenti, la quota di Vivendi è fondamentale.

agcom SamsungNella giornata del 1 agosto, l’Agcom avrebbe anche annunciato di aver “ricevuto il 31 luglio una comunicazione da parte di Vivendi, volta a integrare e modificare parzialmente il piano di ottemperanza dalla delibera presentato il 18 giugno e finalizzato a eliminare la posizione di influenza notevole in Mediaset”. Dunque, sarebbero “necessarie nuove interlocuzioni tra gli uffici competenti e Vivendi, al fine di dettagliare le modalità attraverso cui la suddetta società intenda rimuovere strutturalmente la posizione vietata”.

Quale soluzione valida per Agcom?

Ovviamente Agcom non vuole certo una soluzione di comodo per Vivendi, che può utilizzare le proprie quote a sua convenienza, mentre prova apparentemente a rispettare le leggi italiane. La soluzione migliore, se Vivendi intende restare in Mediaset, è che ridimensioni o esca da Telecom.

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