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Telecom, ecco il nuovo Cda. Chi sarà il Presidente?

di

flavio cattaneo telecom

Nel nuovo cda di Telecom siederanno 10 amministratori proposti da Vivendi. Resta ancora il nodo della Presidenza

 

La lista scelta per il nuovo Cda di Telecom è quella proposta dalla francese Vivendi, che detiene il 24% delle quote della società di telecomunicazioni. Oggi ci sarà già la prima riunione del nuovo board, ma non sarà eletto il Presidente. Il gruppo d’Oltralpe guidato da Vincente Bollorè, ha delle faccende in sospeso. Andiamo per gradi.

Il nuovo Cda di Telecom

Nel corso dell’assemblea degli azionisti Telecom, tenutasi ieri a Rozzano (Milano) con la partecipazione del 58,75% del capitale ordinario, è stato votato il nuovo consiglio di amministrazione. Ad avere la meglio è stata la lista propsta da Vivendi con  49,3% delle preferenze, contro il 49% raccolto dalla lista proposta da Assogestioni.

Nel nuovo board, che resterà in carica fino fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2019, siederanno 15 amministratori, di cui 10 provenienti dalla lista Vivendi e 5 provenienti da quella di Assogestioni. Del nuovo board quindi faranno parte il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, il cfo del gruppo francese Hervé Philippe, il capo del legale Frédéric Crépin, il presidente uscente Giuseppe Recchi, l’ad Flavio Cattaneo con gli indipendenti Felicité Herzog, Franco Bernabè, Marella Moretti, Camilla Antonini e Anna Jones, per la maggioranza e, per la minoranza, Lucia Calvosa, Francesca Cornelli, Dario Frigerio, Danilo Vivarelli e Ferruccio Borsani.

Chi sarà il Presidente Telecom?

Già oggi si terrà già il nuovo consiglio. Si riunirà sotto la presidenza del consigliere più anziano Franco Bernabè. Non sarà eletto presidente, almeno al momento, il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. La motivazione è semplice: prima di nominare il primo presidente straniero, l’azienda d’Oltralpe ha deciso di attendere quale fosse il responso della Ue sulla notifica inoltrata a fine marzo e che prevede la possibilità da part

Arnaud de Puyfontaine

e di Vivendi di assumere il controllo di fatto della telco italiana.

Si attendeva una risposta già per il 12 maggio, ma la scadenza è stata prorogata e l’Europa potrebbe non fornire una risposta prima di fine mese. Non si potranno attendere, però, tempi così lungi per la nomina del Presidente. La soluzione più accreditata al momento, secondo indiscrezioni, potrebbe essere la nomina di Giuseppe Recchi, che successivamente rimetta poi le deleghe per consentire l’insediamento del presidente francese, una volta che sarà chiaro il quadro Ue.

Il Bilancio 2016

Durante l’assemblea degli azionisti di Telecom è stato anche approvato il bilancio 2016, chiuso con un utile netto di 1,9 miliardi di euro. I soci hanno deliberato di assegnare un dividendo di 0,0275 euro alle sole azioni di risparmio; la cedola sarà staccata il 19 giugno.

In pochi mesi abbiamo tolto il segno meno alle nostre principali metriche. Ora c’è una grande possibilità di rilancio per tutto il gruppo” ha commentato l’Ad Flavio Cattaneo. “Torneremo alla crescita strutturale anche conquistando quote di mercato, anche attraverso nuovi servizi”, ha aggiunto Cattaneo.

Telecom e Iliad

La telco italiana si dice pronta all’arrivo della Francese Iliad, di Xavier Niel. “Quando Iliad è andata all’estero non ha avuto grande successo, ma non prendiamo sotto gamba nessuno, rispettiamo gli altri e rispettiamo noi stessi” ha affermato Cattaneo.

La posizione di Vivendi, tra Telecom e Mediaset

vivendiA Vincent Bollorè l’Italia piace. E non poco. L’imprenditore francese ha iniziato a far affari in Italia nel 2002, diventando socio di Mediobanca (è secondo azionista detenendo l’8% del capitale). In Generali ha ricoperto la carica di vicepresidente fino al 2013, ma è Telecom a rappresentare il suo primo (vero) colpo grosso. Attraverso Vivendi, azienda di cui ricopre la carica di Presidente, detiene il 23,9% del capitale, una quota che ne fa il primo azionista della compagnia telefonica.

Ma la campagna italiana di Bollorè non finisce qui. Dopo esser saltato l’accordo con Mediaset, la francese ha iniziato a rastrellare le azioni dell’azienda media italiana, Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione e in poche ore ha raggiunto il 28,8% del capitale ad un passo dal 30%, soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

La sentenza di Agcom: Vivendi costretta a scegliere

La posizione di Vivendi, che avrebbe potuto portare ad una possibile alleanza strutturale tra Mediaset e Telecom Italia, sotto la regia dei francesi, potrebbe rappresentare un pericolo per la concorrenza. Con conseguenze serie per le Tlc, le emittenti televisive e i consumatori.

Telecom, o un “operatore in posizione dominante”, come scrive il Garante della concorrenza, potrebbe puntare sui numerosi clienti per “per restringere la concorrenza anche nei nuovi mercati dell’audiovisivo via Internet”. Non solo: Telecom potrebbe “escludere dal mercato anche gli altri operatori di tlc”, grazie a prezzi molto bassi e grazie a contenuti televisivi in esclusiva, come le partite di Champions League.

Interpellata proprio da Mediaset su questa posizione dominante, Agcom ha deciso: entro 12 mesi il gruppo francese dovrà diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset. Non solo: “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi dovrà presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante. Si tratta della prima decisione dell’Agcom su questa parte della `legge Gasparri´, in particolare sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni.
mediasetScendendo i particolari, l’Autorità italiana, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha stabilito che l’attuale posizione di Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie nelle due diverse società italiane. La decisione si fonda sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) in cui si sostiene che le imprese di comunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto `Sistema integrato delle comunicazioni´ di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sistema integrato delle comunicazioni.

Nel caso “di inottemperanza all’ordine è applicabile la sanzione amministrativa” prevista dalla legge 249 del 1997, il gruppo francese rischia una sanzione del valore tra il 2% e il 5% del suo fatturato.

 

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