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Startup: una bolla che rischia di esplodere?

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Un esempio concreto: in Puglia 26 startup non fatturano nulla, 31 non hanno nemmeno un addetto e 9 sono rimaste nella dimensione di idea imprenditoriale

Le startup rischiano di essere una bolla che esplode. Una bolla economica e una bolla sociale. Negli ultimi anni il numero di queste imprese giovani che si lanciano, con la loro idea, sul mercato sono tante (poche, in realtà rispetto agli altri Paesi), ma tante sono anche quelle che prendono i soldi e che alla fine non fatturano e, forse, falliscono.

Come la bolla del 2000

La situazione sembra simili a qualcosa già successa in passato. Tra il 1997 e il 2000 sono state davvero tante le società che raccoglievano decine di milioni di Euro a valutazioni fuori da ogni criterio. Aziende senza modelli di ricavo racimolavano soldi dallo Stato e da privati, stipendi da capogiro, offerte di acquisizione settimanali e investirono che in parte persero i propri risparmi nelle prime IPO.

Sono passati dieci anni abbondanti e le cose non sembrano essere molto diverse. Solo che con le startup di oggi, quando vengono finanziati ‘bei soldi’ non si parla di milioni, ma di miliardi di euro. Ma startup è solo un inizio, poi bisogna crescere, maturare, confrontare la propria idea con il mondo del lavoro. Ma anche capire quanto reale sia la voglia che questa idea frutti qualcosa.

Un finanziamento, l’idea di progetto, il lancio sul mercato pubblico, il mancato fatturato. No, non tutto quello che è startup è oro, non tutto è innovazione, non tutto è crescita. A volte quello che è startup è speculazione, è accaparrarsi i soldi senza farli fruttare, è fallimento (non solo economico).

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Le startup in Italia

Secondo i numeri del rapporto ‘Lo Startup-Act italiano 3 anni dopo: impatto e scenari futuri’, in Italia si contano, al 14 dicembre 2015, ben 5.044, un numero piccolo se confrontato a quelli della Silicon Valley, ma in costante crescita, se si pensa che a gennaio 2015 le startup in Italia erano 3.179. Ma, stando a quanto afferma una ricerca della Startup Europe Partnership, le nostre giovani imprese iscritte hanno meno di tre dipendenti ciascuna, sono delle micro aziende. Solo 23 fatturano oltre due milioni di euro l’anno. Molte non ce la fanno. E negli ultimi 3 anni ben 59 hanno dichiarato fallimento.

Il caso della Puglia

Non sono critiche senza fondamento le nostre. E a testimoniarlo è uno studio del laboratorio di Ingegneria Gestionale dell’Università del Salento condotto alla fine del 2015 su 36 nuove imprese pugliesi, nate dal 2008 al 2014 e vincitrici di contributi economici che vanno da poche migliaia di euro a centinaia di migliaia, assegnati in competizioni pubbliche finanziate con fondi europei.

La ricerca ha rivelato che 26 startup non fatturano nulla, 31 non hanno nemmeno un addetto e 9 sono rimaste nella dimensione di idea imprenditoriale senza divenire un’impresa definita.

Non mancano, in Puglia, le piccole imprese che meritano l’interesse pubblico e privato, ma i numeri sopra menzionati fanno davvero riflettere. E, in scala, sembrano essere la fotografia dell’impresa giovanile in Italia.

Perchè la bolla del 2000 non venga rivissuta dai giovani di oggi, ci si dovrebbe preoccupare di attrarre più talenti e meno investimenti.

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