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Ecco quanto la furbetta Bundesbank ha guadagnato con il QE di Draghi

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L’articolo di Roberta Castellarin, giornalista di Mf/Milano Finanza

Il Qe, tanto criticato in Germania, è stato un vero affare per le casse della Bundesbank e per quelle dello Stato tedesco. La Bundesbank ha realizzato profitti per 2 miliardi di euro (e ne verserà 1,9 nelle casse dello Stato), contro un miliardo di un anno fa (di cui 399 milioni distribuiti). La banca centrale tedesca spiega che nonostante l’attività delle banche centrali non sia focalizzata a ottenere profitti, il quantitative easing e la politica di tassi di deposito negativi, che fa pagare un prezzo alle banche che parcheggiano denaro presso la banca centrale, è stata profittevole per l’istituto.

Intanto il presidente della Bundesbank e candidato favorito alla successione di Mario Draghi per il prossimo mandato alla guida della Bce, Jens Weidmann, ha fatto dichiarazioni con toni da colomba. Weidmann ha dichiarato che una rapida e ampia crescita economica nella zona euro porterà a un rialzo dell’inflazione e in questo modo la Bce potrà ridurre gradualmente gli stimoli monetari. Weidmann, che ha spesso criticato aspramente la politica espansiva della Bce, ha assicurato che la politica monetaria resterà accomodante anche dopo il qe, quindi gli stimoli non finiranno, ma saranno solo meno intensi.

“Se continua il trend postivo e i prezzi salgono di conseguenza, non c’è motivo che fermi il consiglio dal decidere la fine degli acquisti quest’anno”, ha dichiarato Weidmann a Fancoforte, aggiungendo: “Credo che sia importante ridurre gradualmente l’accomodamento monetario quando l’outlook sui prezzi dell’area euro ce lo permetterà”. Gli investitori si aspettano la fine del programma di acquisti da 2,5 mila miliardi di bond entro la fine dell’anno nell’idea che l’inflazione risalirà anche se lentamente.

“Quello che mi sembra chiaro è che il processo di normalizzazione della politica monetaria dell’area euro durerà a lungo. La politica monetaria resterà molto espansiva anche dopo la fine dell’acquisto dei bond”, ha continuato Weidmann.

Intanto dalle statistiche mensili pubblicate dalla Bce è emerso che i prestiti alle imprese della zona euro in gennaio hanno registrato la crescita annua migliore da metà 2009, mentre la crescita della massa monetaria M3, che misura la massa di denaro circolante e spesso anticipa l‘attività economica futura, è rimasta invariata.

Secondo le statitstiche mensili diffuse dalla Bce, i prestiti alle imprese non finanziarie sono cresciuti di 3,4% su anno a gennaio da +3,1% segnato in dicembre, mentre l‘espansione dei prestiti alle famiglie è rimasta costante a 2,9% sui livelli più alti dalla crisi. La crescita annua della massa monetaria M3 è rimasta stabile al 4,6%, come da attese.

Intanto lo spread Btp/Bund resta tranquillo in vista delle elezioni di domenica. Il differenziale tratta in leggera contrazione a 133,473 punti base rispetto ai 136,46 della chiusura di ieri. L’Italia oggi ha collocato un Btp decennale con un rendimento al 2,06%.

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