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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi. Come stanno le banche secondo l’Abi

Banche Unico Gruppo Bancario

Che cosa c’è scritto nel capitolo che riguarda le banche italiane nel Rapporto Abi sul mercato bancario europeo

Per quanto concerne specificamente le banche italiane, gli ultimi dati disponibili sembrano molto incoraggianti. Uno sprone alla ripresa delle attività economiche sta, infatti, interessando anche l’Italia, anche a seguito della realizzazione di importanti riforme strutturali.

Le banche ne stanno beneficiando. In particolare, il volume di credito erogato ai clienti è in crescita: per i gruppi bancari osservati nel rapporto, a dicembre 2017 la variazione dei crediti a soggetti non bancari, una volta corretta per tenere conto delle cessioni dei crediti deteriorati, risultava pari ad oltre il 2%. Questa positiva dinamica riflette condizioni di accesso al credito molto accomodanti e tassi di interesse sui livelli minimi storici.

Nostre analisi dimostrano che la ancora debole dinamica dei prestiti alle imprese in Italia non sembra riconducibile a fattori di offerta ma piuttosto alla domanda, che si mantiene modesta: sulla base delle nostre stime l’offerta di credito alle imprese risulta, infatti, maggiore della domanda, per oltre il 10% nel 2017.

Ciò in un contesto in cui ormai da anni le politiche di offerta delle banche italiane risultano molto accomodanti, e la percentuale delle stesse imprese che dichiara di aver ottenuto un prestito si colloca su valori superiori a quelli pre- crisi.

Una delle principali determinanti della modesta domanda di credito sembra trovarsi nella combinazione di una crescente positiva capacità di autofinanziamento delle imprese a cui si associa però il persistere di una limitata propensione ad investire la liquidità così generata. Ciò rappresenta un fattore che incide negativamente sulla competitività delle nostre aziende e concorre ad alimentare il gap di crescita rispetto all’Europa.

In questo senso le nostre analisi segnalano l’esigenza di ulteriori interventi di policy a favore delle imprese, utili a stimolare una ripresa degli investimenti privati, a cui si dovrebbe anche accompagnare il rilancio degli investimenti pubblici. Uno dei principali tratti caratterizzanti la più recente dinamica delle banche italiane e il forte miglioramento della qualità dell’attivo. Nel terzo trimestre del 2017il flusso dei nuovi crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti, al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno, è sceso all’1,7%, su valori in linea con quelli medi del biennio precedente l’avvio della crisi.

Anche lo stock dei crediti deteriorati ha segnato importanti segnali di miglioramento. In particolare, per i gruppi bancari italiani osservati nel rapporto, nel 2017 lo stock di crediti deteriorati è calato di circa 67 miliardi nell’anno, in contrazione del 27%.

A dicembre 2017 L’NPL ratio, calcolato sulle grandezze lorde, risultava pari a circa il 13,6%, in riduzione di oltre 3,5 punti percentuali rispetto ad un anno prima (in termini netti l’indice è inferiore al 7%). Alcuni gruppi, in particolare. si collocano già in prossimità dei valori medi europei.

In prospettiva le previsioni sulla qualità dell’attivo sono molto positive. La riduzione dei nuovi flussi di crediti problematici insieme all’incremento dei flussi di crediti deteriorati in uscita dai bilanci, in entrambi i casi in costante accelerazione, lasciano presumere un’accelerazione nella riduzione dello stock di NPLs e con essa un graduale ritorno del costo del rischio su livelli gestibili. Secondo le nostre stime l’NPL ratio dovrebbe collocarsi sotto la soglia del 10% prima della fine del 2019 per poi scendere sotto l’8% a fine 2020.

Il grado di capitalizzazione del settore è nuovamente in crescita, dopo il lieve calo del 2016. Il CET1 ratio, in particolare, anche ad esito della ricapitalizzazione del gruppo MPS e del gruppo Unicredit, è cresciuto di circa 1,7 punti percentuali nell’anno, collocandosi al 13,3%.

La differenza tra il grado di patrimonializzazione delle banche italiane e quello medio europeo si è ridotta dagli oltre 3 punti di fine 2016 a circa 1,2 punti. Questo differenziale è peraltro ampiamente riconducibile al minore grado di diffusione dei modelli interni di valutazione del rischio da parte degli intermediari italiani rispetto ai concorrenti europei.

(estratto dal Rapporto Abi sul mercato bancario europeo)

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