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Intesa Sanpaolo, Mps, Unicredit e non solo. Ecco come saranno i conti 2018 delle banche italiane. Report Cer

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Numeri, tendenze e previsioni sui conti delle banche italiane nell’ultimo Rapporto Cer sugli istituti di credito. L’articolo di Michele Arnese

Il 2017 sarà il sesto anno degli ultimi sette che farà chiudere in perdita il sistema bancario italiano, ma la situazione tenderà a migliorare nel 2018. E’ questa la previsione che è contenuta nel recentissimo Rapporto Banche del Cer (Centro Europa Ricerche) curato da Carlo Milani e Antonio Forte che sarà presentato a Milano il 17 febbraio. Ecco tutti i dettagli sul conto economico presente e futuro degli istituti di credito italiani.

IL RAPPORTO

Nelle 72 pagine dello studio, gli economisti del Cer ricordano innanzitutto – nel capitolo sul conto economico delle banche – che “il 2016 si è chiuso con una perdita di oltre 19 miliardi di euro, terza peggiore mai registrata dal sistema bancario italiano, dopo quelle del 2011 e del 2013”. Il piano si tradurrà, negli obiettivi (prudenti, per stessa ammissione di Messina) di passare dai 3,8 miliardi di utili del 2017 (7,3 miliardi col contributo pubblico di 3,5 miliardi per l’acquisizione delle venete) a 6 miliardi del 2021. I dividendi continueranno a essere generosi. Messina non si sbilancia con numeri assoluti, dice solo che il «payout», ossia la fetta di profitti distribuita agli azionisti, sarà pari all’85% nel 2018, all’80% nel 2019, al 75% per il 2020 e al 70% per il 2021.

STIME 2017

La previsione per il 2017 – si legge nel Rapporto Cer – “mostra un’ulteriore perdita per il sistema bancario”. Infatti, pur in presenza di una tenuta del margine di interesse e di una ripresa degli altri ricavi, non più gravati da ingenti poste straordinarie, “il livello degli accantonamenti è previsto superare quello del risultato di gestione, portando in rosso il risultato finale”. Se la previsione venisse confermata, il 2017 sarebbe il sesto anno degli ultimi sette a chiudere con una perdita di esercizio.

I CONTI DI INTESA E UNICREDIT

Ma per tutte le banche le prospettive sono queste. Il piano di Intesa Sanpaolo ad esempio si tradurrà, negli obiettivi (prudenti, per stessa ammissione dell’ad, Carlo Messina) di passare dai 3,8 miliardi di utili del 2017 (7,3 miliardi col contributo pubblico di 3,5 miliardi per l’acquisizione delle venete) a 6 miliardi del 2021. Messina non si è sbilanciato con numeri assoluti, ha detto solo che il «payout», ossia la fetta di profitti distribuita agli azionisti, sarà pari all’85% nel 2018, all’80% nel 2019, al 75% per il 2020 e al 70% per il 2021. E Unicredit? Il gruppo guidato dall’ad, Jean-Pierre Mustier, ha chiuso il 2017 con risultati superiori alle attese degli analisti.  Nel 2017 l’istituto ha registrato un utile netto di 5,5 miliardi di euro a fronte della perdita di 11,8 miliardi di euro contabilizzata nel 2016. L’utile netto rettificato è pari a 3,7 miliardi di euro. Il cda ha proposto il pagamento di un dividendo cash di 0,32 euro per azione, pari ad un monte dividendi di 0,7 miliardi di euro, corrispondente ad un  payout del 20% sui profitti normalizzati.

SCENARIO 2018

Che cosa succederà nell’anno in corso a tutto il sistema bancario italiano? La situazione tende a migliorare a partire dal 2018, secondo i ricercatori del Cer: “Il margine di interesse dovrebbe stabilizzarsi; gli altri ricavi riprenderanno vigore; sui costi cominceranno a non pesare più le uscite straordinarie e inizieranno a manifestarsi i risparmi legati alla razionalizzazione della rete; gli accantonamenti scenderanno lentamente”. Conclusione: “Tutti questi andamenti positivi riporteranno l’utile nel 2018, anche se per un valore modesto”. E “tali tendenze sono previste consolidarsi negli anni seguenti della previsione migliorando la redditività”.

COSA SUCCEDERA’ AI RICAVI

Nel dettaglio, gli altri ricavi sono previsti in crescita già dal 2017, a differenza del margine di interesse che riprende a crescere nel 2019: “Confermiamo la tendenza delle banche ad estrarre valore dalla relazione con la clientela focalizzandosi su ricavi da commissioni e da consulenze. Questo cambiamento è in parte indotto dalla riduzione del margine di interesse e in parte legato alla trasformazione del mercato che richiede alle banche più servizi rispetto al passato”.

DOSSIER COSTI

I costi rappresenteranno un’altra leva che le banche utilizzeranno per migliorare i risultati di bilancio. “Tuttavia, il processo di riduzione dei costi sarà lento, perché gravato dagli oneri a breve termine legati alle ristrutturazioni e ai prepensionamenti – è scritto nel Rapporto Banche 2017 – Di conseguenza, il cambiamento strutturale del sistema, anche per effetto di un intensificarsi del processo di aggregazione tra istituti di media dimensione, farà sentire i suoi effetti positivi in modo ritardato.” “Inoltre, su queste voci graveranno i costi non trascurabili per conformarsi alle nuove richieste regolamentari. Per questo motivo, gli effetti del processo di ristrutturazione saranno evidenti solo nel periodo finale di previsione”.

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