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Foodora: la startup del cibo approderà in Borsa

Foodora

Il mercato del Food delivery cresce: ecco Foodora, da startup del cibo ad azienda quotata in Borsa

 

Cresce il mercato delle startup del cibo: il food delivery piace e conquista sempre più utenti. A testimoniarlo è l’enorme successo di Foodora, impresa tedesca di consegne di pasti, che dopo aver conquistato i mercati europei (non senza problemi) ha detto di esser pronta a sbarcare in borsa. Ma andiamo per gradi.

Cosa è il Food Delivery

foodoraIl Food Delivery è un concetto ampio e racchiude in sé più comparti. Tre i settori: quello delle GDO che si affacciano al mondo e-commerce, come il servizio offerto da Esselunga, quello dell’Enogastronomia, come i negozi online che vendono cialde per caffè o vino, e quello delle startup e delle piattaforme digitali che consegnano piatti pronti, come Foodora.

Mentre i comparti enogastronomia e piattaforme digitali di consegna cibi pronti crescono e vantano più offerta e concorrenza, il comparto delle GDO, cresce meno: i big della distribuzione hanno iniziato a credere nelle potenzialità dell’e-commerce troppo tardi.  Sempre più apprezzati, invece, gli acquisti di vino dalle enoteche online e dai siti delle vendite private specializzate (ad esempio Svinando e Tannico) e quello di prodotti tipici enogastronomici direttamente dai produttori (Eataly Net).

Le startup del cibo

Ma se è vero che gli italiani amano il buon cibo è anche vero amano la comodità. Si spiega così il grande successo, soprattutto tra i giovani, della danese JustEat, pioniera del mercato delle consegne a domicilio dal 2001 e presente in Italia dal 2011. O il successo di Foodora e Deliveroo.
Nel nord-est italiano a farla da padrone nel mercato del Food delivery è Foodracers, la startup nata Treviso dall’idea di Andrea Carturan (operativa anche a Mestre, Rovigo, Trieste, Udine, Ferrara, Bologna, Pavia, Padova, Parma, Reggio Emilia, Vicenza). A Milano le piattaforme di consegne gastronomiche più accreditate sono Deliveroo, fondata a Londra nel 2013, ed entrata sul mercato italiano nel 2015, Foodora, presente anche a Torino, e Foodinho, che punta a espandersi in tutta Europa ed è la prima startup di diritto estero iscritta come impresa innovativa in Italia. A Roma, invece, ci pensano Moovenda e Deliveroo a consegnare piatti pronti e caldi a domicilio.

Il mercato è vivo. Acquisizioni, assorbimenti (si guardi a JustEats che ha acquisito, assorbito e chiuso l’italiana PizzaBo) e nuove startup. Per conquistare il mercato, le piattaforme digitali dovranno sapersi distinguere, per tempi di consegna, servizi e prodotti offerti.  Anche i singoli ristoranti potrebbero lanciare il servizio e-commerce, ma dovrebbero saper far fronte alle richieste dei clienti ed evadere ordine e consegna in poco tempo e la cosa non è semplice.

Il mercato del Food delivery

foodoraSi tratta di un mercato in crescita e con un potenziale davvero alto. Il volume d’affari, in Italia, è di 50 milioni di euro all’anno. Numeri molto più importanti, ovviamente, se si guarda anche oltre confine: il business può valere fino a 1,77 miliardi di euro. Questa, almeno, è la stima dell’Osservatorio Just Eat, che ha commissionato un’indagine a Icrios-Bocconi in occasione del rinnovo mondiale del brand di Just Eat.

Foodora, la storia

Una delle startup del cibo più in voga del momento è Foodora, startup nata in Germania, che attualmente ha sede a Berlino, anche se la sua storia inizia a Monaco di Baviera nel 2014 con il nome Volo GmbH. Ad aprile 2015 la start up viene acquistata da Rocket Internet, ma a settembre dello stesso anno viene venduta a Delivery Hero, altra società dedicata alle consegne di cibo.

Foodora permettere agli utenti registrati di selezionare ristoranti vicini al luogo dove si trovano e avere, in soli 30 minuti, il cibo preferito a casa o in ufficio. A prendere il cibo e consegnarlo ci pensano dei giovani in bicicletta. In poco tempo Foodora ha conquistato diversi mercati, anche quello italiano.

L’arrivo in Borsa

Il successo di Foodora è cresciuto negli anni e ora la startup sarebbe pronta a debuttare in Borsa. E il mercato sarebbe pronto a valutare la giovane impresa almeno 4,4 miliardi di euro.

Come dicevamo, Foodora fa parte del gruppo Delivery Hero Ag che si appresta a condurre in porto la maggior quotazione tecnologica in Germania da tre anni a questa parte. L’Ipo è stata valutata in 996 milioni di euro, con il prezzo delle azioni di Delivery Hero fissato a 25,5 euro.

Non mancano i problemi

foodoraNella storia di Foodora, però, i problemi non mancano: l’azienda è figlia della cosiddetta gig economy, ovvero di un modello economico sempre più diffuso dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative, ma si lavora a prestazione. E non sempre i dipendenti sembrano essere soddisfatti dei contratti. 

Proprio come tutti i lavori saltuari che i nostri tempi ci propongono, dal cameriere al facchino, anche quelli proposti dalle piattaforme di gig economy sono solo un parte di un processo che sta portando alla frammentazione del lavoro stesso. Visti i cambiamenti, portati dalla crisi (in pochi assumono con contratto stabile sapendo di andare incontro a periodi di scarso lavoro) e dal digitale, con la nascita di piattaforme come Foodora, servirebbero nuove regole e nuove norme, che tutelino coloro che offrono la loro prestazione.

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