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E’ cambiato in meglio il fisco dal 2014? Tesi, dubbi e commenti

Pmi

Il post del commercialista Giuliano Mandolesi, blogger di Start Magazine, sui dati forniti dal ministero dell’Economia e delle Finanze

Di questo si è parlato ieri al Ministero dell’Economia e delle Finanze al convegno in cui hanno partecipato il ministro Pier Carlo Padoan, il Vice Ministro, Luigi Casero, ed il direttore del Centro per la Politica fiscale dell’OCSE Pascal Saint-Amans ed in cui si è elogiato il processo di modernizzazione e semplificazione del sistema fiscale italiano grazie alle riforme introdotte nel corso dell’ultima legislatura.

Rouling, tax compliance, 730 precompilato, trasfer pricing e fatturazione elettronica, sono questi i gioielli messi in mostra da Padoan e Casero, tasselli necessari per rendere il nostro sistema “moderno e competitivo” e capace di attrarre capitali.

D’accordo anche il direttore del Centro per la Politica fiscale dell’OCSE Pascal Saint-Amans secondo cui “ora fare impresa in Italia è più semplice e questo vuol dire anche pagare imposte più eque”e la strada intrapresa sembra essere quella giusta.

Analizzando però alcuni numeri la realtà sembra essere diversa, molto diversa, e ben lontana da quella descritta dalle istituzioni.

Come certificato dall’infografica del MEF, di semplificazioni se ne vedono poche e dal 2015, infatti, anno di avvio della dichiarazione precompilata, sono iniziati a proliferare adempimenti a carico delle aziende obbligate ad inviare numerosissimi dati usati proprio per “riempire” i 730 dei contribuenti.

Farmacie, medici, assicurazioni, banche ed asili nido infatti sono chiamati a complessi invii telematici per “implementare” i dati dei dichiarativi ed il cui costo è completamente a carico delle aziende stesse che, di contro, non ne hanno alcun beneficio.

Dal 2017 inoltre, in nome del recupero del tax gap iva, sono stati introdotti ben 6 nuovi adempimenti periodici, 4 liquidazioni periodiche iva e l’ormai famoso spesometro semestrale che hanno fatto perdere il sonno a molti professionisti ed imprenditori ed il cui costo, è ovviamente sempre carico delle imprese. Ma non sono solo gli adempimenti fiscali a proliferare, anche le norme fanno lo stesso.

Secondo uno studio della Fondazione Nazionale Commercialisti infatti, dal 2008 le leggi di bilancio hanno prodotto 5.795 commi, le varie Manovre altri 4.006 commi ed i decreti Milleproroghe 153 articoli con 743 commi, il tutto condito anche dal 58.000 pagine di istruzioni prodotte da Agenzia Entrate, MEF e Guardia di Finanza relative sempre alle novazioni fiscali introdotte.

Ma non è tutto, il nostro legislatore in ambito fiscale è talmente produttivo che a volte introduce novazioni e per poi sconfessarle poco dopo.

E’ il caso degli indici ISA (i sostitutivi degli studi di settore) e dell’IRI, strumenti pubblicizzati ed attesi, la cui introduzione doveva essere nel 2018 per poi essere prorogata, con grandi danni, nel caso dell’IRI, a tutte quelle aziende che avevano effettuato pianificazioni fiscali sulla base nuovo sistema di tassazione.

Se questo è un paese in cui “è facile fare impresa”…

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