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Facebook pagherà (davvero) le tasse in Italia?

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Facebook promette più trasparenza nella tassazione, ma questo non significa (necessariamente) più soldi per l’Italia

 

Sul fonte della tassazione dei colossi del web qualcosa si sta muovendo. Mentre l’Europa è alla ricerca di una soluzione condivisa, l’Italia ha deciso di fare qualche piccolo passo in avanti in solitudine: a partire dal 1 gennaio 2019 entrerà in vigore un’imposta sulle transazioni digitali, una flat tax del 6% da applicare alle prestazioni di servizi.

A facilitare le cose, ci prova Facebook (almeno apparentemente). Il colosso di Menlo Park, infatti, ha annunciato, in un comunicato pubblicato sul suo sito, che entro la prima metà del 2019 cambierà il metodo con cui fattura i suoi guadagni. L’obiettivo sarà quello di mostrarsi trasparente a tutti quei Governi che puntano il dito contro il colosso tecnologico con l’accusa di evadere le tasse. Per avere un’idea di quanto stiamo dicendo, basti sapere che in Italia, negli ultimi anni, Facebook ha versato poco più di 200 mila euro, a fronte di quasi 400 milioni di euro di servizi venduti nel nostro paese.

FacebookIn effetti, Facebook attualmente fattura gran parte della pubblicità che vende in Europa (Italia compresa) in Irlanda, dove le imposte sono particolarmente basse. Il cambio proposto dalla società del Social Network prevede la fatturazione in loco e, dunque, (potenzialmente) anche il pagamento delle tasse nei Paesi di fatturazione. La società “ritiene che spostare i ricavi a una struttura locale mostrerà maggiore trasparenza a quei governi e a quei politici che ci hanno spesso chiesto maggiore chiarezza nella rendicontazione dei guadagni che otteniamo nei loro paesi”, ha spiegato Dave Wehner.

Ma la questione non è così semplice e lineare. Anche con più trasparenza, infatti, Facebook potrebbe continuare a tassare i ricavi italiani in Irlanda, sfruttando il “transfer pricing”, metodo attraverso il colosso tecnologico potrebbe liminare completamente i guadagni fatti in un Paese dalla voce Bilancio. Ci spieghiamo: le imposte si pagano sugli utili, ovvero su quanto una società guadagna tolte le spese. Se i soldi guadagnati vengono, dunque, impiegati per comprare servizi da società estere (magari dalla società irlandese), tutti gli utili verrebbero trasferiti (e tassati) in Irlanda.

Grazie a questa soluzione, tutti i colossi tecnologici potranno aggirare anche la web tax proposta e approvata dal Parlamento italiano. Dunque, se le cose cambieranno realmente è difficile prevederlo.

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