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Ecco come è nato l’Addendum Bce sugli Npl

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L’approfondimento di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano Finanza

La Bce vara la versione finale dell’addendum sui nuovi crediti deteriorati. Le regole di Francoforte vanno oltre i criteri proposti dalla Commissione e potranno pesare sui prestiti alle imprese. Secondo l’aspettativa di vigilanza le banche dovranno svalutare i nuovi non-performing loans a partire dal primo aprile (in modo retroattivo anche su quelli derivanti da prestiti già erogati): in due anni se non garantiti, in sette anni se garantiti. Di conseguenza le prime verifiche saranno incluse negli Srep del 2021.

I DETTAGLI

Riguardo allo stock di npl, la Bce aveva annunciato a ottobre possibili misure nel primo trimestre 2018, ma questa eventualità è stata scongiurata. Sugli stock proseguirà la supervisione ordinaria dei gruppi di vigilanza congiunti (Jst) che hanno già chiesto piani alle banche con obiettivi specifici.

TESTO FINALE

Nel testo finale la Vigilanza Bce ha chiarito che si tratta di un’aspettativa di vigilanza e un punto di partenza nelle discussioni con i supervisori. Il testo è stato riscritto in molte parti, venendo incontro ai dubbi sollevati dal Parlamento Ue. «La Vigilanza sembra tenere conto delle perplessità e chiarire meglio, rispetto alla versione di ottobre, il carattere non vincolante dell’addendum e la sua applicazione caso per caso», ha commentato il presidente Antonio Tajani. «Il Parlamento ha costretto la burocrazia a fare marcia indietro sulla pretesa di invadere il campo del legislatore. È comunque opportuno che la Vigilanza Bce si muova nel solco delle norme che il Parlamento e il Consiglio stabiliranno in co-decisione, a seguito della proposta della Commissione».

PEGGIO EVITATO?

Anche secondo Roberto Gualtieri, presidente della commissione economica del Parlamento, «è positivo che la Vigilanza Bce abbia spostato l’onere della prova dalle banche alla vigilanza e il fatto che nel dialogo con le banche tutte le possibili specificità dei diversi portafogli di crediti dovranno essere considerate. Resta il fatto che sarebbe stato auspicabile un maggior allineamento con l’impostazione della Commissione».

I CHIARIMENTI

Insomma c’è soddisfazione per i chiarimenti sulla normativa e per la possibile esclusione degli incagli non scaduti, ma si osserva anche che la Vigilanza guidata da Danièle Nouy si è allontanata dalle proposte di Bruxelles, che ora dovranno essere approvate dal Consiglio e dal Parlamento. Perciò alcuni ritengono che la battaglia sul calendar provisioning sia solo all’inizio e che potrebbero esserci sviluppi quando sarà completato il percorso legislativo Ue.

LE ATTESE

Si vedrà se i supervisori si fermeranno alle eventuali obiezioni degli istituti o se andranno comunque avanti nelle richieste di adeguarsi alle aspettative. Nel frattempo però le banche (ieri +1,4% in media a Piazza Affari) proseguiranno la pulizia programmata dei bilanci. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha detto ieri che mercoledì il comitato esecutivo dell’associazione esprimerà una «valutazione approfondita» sull’addendum «che va esaminato giuridicamente in combinato disposto con il complesso delle norme di settore vigenti e con le proposte avanzate ieri dalla Commissione Ue che, per entrare in vigore, dovranno superare il vaglio degli altri competenti organismi europei».

LE PERPLESSITÀ

Restano perplessità su alcuni aspetti dell’addendum. Neppure ieri sono state pubblicate analisi di impatto: un caso unico, perché qualsiasi autorità è chiamata a pubblicare una stima delle conseguenze (lo ha fatto anche la Commissione mercoledì). Sul tema Sharon Donnery, capo del gruppo Bce sui deteriorati, ha risposto che un’analisi di impatto sui nuovi npl richiede ipotesi di scenari macroeconomici e perciò non è stata pubblicata. Normalmente però tutte le analisi di impatto sono basate su stime. Donnery ha assicurato, ma senza numeri alla mano, che l’impatto sul credito sarà «modesto e gestibile».

COSA DICONO I BANCHIERI

Un’opinione diversa rispetto a quella di associazioni di banche e imprese europee, che hanno invece segnalato conseguenze di rilievo. Gli effetti potranno essere soprattutto per i prestiti non garantiti (da svalutare in soli due anni) e alle imprese piccole e senza elevato merito di credito. Un problema per un Paese come l’Italia, che è anche uno di quelli con il sistema giudiziario più inefficiente nel recupero crediti. Le specificità nazionali sono state evidenziate in più occasioni dalle autorità del Paese, tuttavia l’Italia resta osservato speciale in Europa e sul tema npl un’ampia maggioranza di Stati non è disposta a sconti. Per il prossimo governo sarà ancora più urgente affrontare i punti di debolezza dell’economia nazionale.

LE VERE PROSPETTIVE

Un altro rischio deriva dalla sovrapposizione di regole causata dall’addendum. Sul calendar provisioning le banche avranno un doppio carico. La Vigilanza ritiene di essere intervenuta con norme «complementari» rispetto a quelle della Commissione perché sono di secondo pilastro (non vincolanti); inoltre la pubblicazione dell’addendum, secondo Donnery, aiuterebbe una maggiore trasparenza. Anche su questo fronte la percezione degli operatori è diversa: le regole Bce appaiono un’aggiunta che crea confusione. La Vigilanza avrebbe potuto lasciare le regole all’Ue e andare avanti con la supervisione ordinaria sui nuovi npl (che è già ora caso per caso). Invece Francoforte ha anticipato, stimolato e superato l’iniziativa della Commissione. Ieri ha presentato proposte che si differenziano in molti punti (tempi, partenza, ambito e soprattutto estensione ai crediti esistenti che diventano npl). Secondo Donnery, l’effetto retroattivo sui prestiti già erogati è stato considerato, ma ha prevalso l’obiettivo di evitare che gli npl si accumulino e le banche «non si muovano o lo facciano lentamente». L’attenzione di Francoforte però si conferma selettiva: non esistono aspettative di vigilanza quantitative su titoli illiquidi e derivati, né ci sono piani per introdurle in futuro

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