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Come le Borse hanno captato le parole di Draghi su Qe e tassi

Draghi Burocrazia

Il commento giornaliero ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, sulla conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi

L’incombere del meeting ECB ha forse pesato un po’ sulla price action degli indici europei, incapaci di staccarsi in maniera convincente dalla parità durante la mattinata. Deludenti i factory orders tedeschi di gennaio, anche se i progressi anno su anno restano superiore all’ 8%. La cacofonia proveniente dalla politica italiana, con i leader impegnati nelle prime schermaglie pre-consultazioni, non ha disturbato Milano che continua a outperformare gli altri indici. In consolidamento lo spread, dopo i recuperi dei giorni scorsi.

Alle 13.45 le prime news: effettivamente l’ECB ha proceduto a rimuovere la guidance sul programma di acquisti, là dove indicava che il Governing Council era pronto ad aumentarli nuovamente nel caso di un peggioramento dell’outlook o delle financial conditions. L’intervento era, almeno in parte, atteso, nondimeno tassi e divisa unica hanno reagito salendo moderatamente, in parte forse in anticipazione di un Draghi particolarmente desideroso di sottolineare il nuovo passo in direzione della normalizzazione della politica monetaria. Tutt’altro.

Il presidente ECB durante la conferenza stampa ha esplicitamente cercato di depotenziare il marginale cambio di stance, sostenendo che si trattava ormai di una nota obsoleta, tipica di un periodo in cui i rischi al  ribasso erano più marcati. In altre parole, la modifica riflette più un maggior ottimismo sul ciclo che non un cambio della funzione di reazione. Draghi ha aggiunto che le altre guidance restano invariate, ovvero che i tassi resteranno ai livelli attuali e il reinvestimento delle revenues di portafoglio resterà in piedi ben oltre la fine del QE e finché queste misure si dimostreranno necessarie. A tale proposito, Draghi ha dichiarato che sull’inflazione ancora non si può dichiarare vittoria.

Mi pare evidente l’intenzione di rendere meno traumatica possibile la mossa, e in generale di segnalare che questa non implica in nessun modo un accelerazione del ritmo di normalizzazione della politica monetaria, che resterà lentissimo.

Cosi deve aver pensato anche il mercato, visto che tassi europei e divisa unica hanno cambiato bruscamente direzione e in chiusura europea mostrano significativi ribassi. L’azionario europeo ha gradito le premure di Draghi, anche se la delusione è percepibile nel settore bancario, che nella fase in cui i tassi salivano sovraperformava agevolmente gli indici generali, ed ora si è scambiato i ruoli col DAX, che prima languiva.

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