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I dieci punti del Manifesto sul Fintech

Fintech

Credimi, startup attiva nell’anticipazione di liquidità alle imprese con crediti commerciali, lancia i dieci punti per la rivoluzione Fintech, che fa risparmiare tempo, dunque denaro

 

Era solo questione di tempo. Alla fine però è arrivato. Si intitola Manifesto del circolante digitale (qui il testo completo) ed è il documento lanciato da Credimi, startup italiana fintech che trasforma le fatture in capitale liquido. Si tratta di 10 principi alla base del rinnovamento della finanza a supporto delle imprese.

Chi è (e cosa fa) Credimi

crowdfundingNata a inizio 2016 grazie a un’intuizione di Ignazio Rocco di Torrepadula, Credimi è una startup attiva nel finanziamento digitale dedicato alle pmi italiane, con il quale sarà possibile anticipare le fatture verso clienti interamente online. Inizialmente nata con il nome di Instapartners, a seguito della autorizzazione di Banca d’Italia all’esercizio dell’attività di concessione dei finanziamenti al pubblico (avvenuta a metà 2016),  ha cambiato la sua denominazione in Credimi. La startup ha potuto svilupparsi grazie a un finanziamento da otto milioni di euro ottenuto senza il contributo di banche, business angel o fondi di venture capital. La società vanta tra i suoi azionisti, oltre al management e al fondatore Rocco di Torrepadula, alcuni nomi noti dell’imprenditoria e della finanza come Alessandro e Mauro Benetton, Paolo Merloni, Lorenzo Pelliccioli, Nerio Alessandri (Tecnogym). Ad oggi nel suo organico include 14 persone, con esperienze diversificate, provenienti da aziende come Google, Goldman Sachs, Citigroup e DB, BCG, McKinsey e Unilever.

Perchè un manifesto Fintech

I contenuti del manifesto Credimi rapprentano i principi alla base del rinnovamento della finanza per l’impresa, un cambiamento oggi necessario per ritrovare competitività. C’è, infatti, un investimento enorme sostenuto dalle imprese italiane: il capitale circolante. In Italia detengono un investimento di oltre 500 miliardi di euro in capitale circolante netto, quasi un terzo del Pil, la maggior parte di questo in crediti commerciali verso le varia amministrazioni. Rendere liquida anche solo una piccola parte di questo circolante significherebbe dare una spinta importante alle imprese e all’economia, riducendo in maniera drammatica i debiti finanziari. E, nemmeno a dirlo, la tecnologia può sopperire a tale bisogno. Nel caso di Credimi, per esempio, è sufficiente creare un account e caricare una fattura sulla piattaforma per ottenere in massimo 48 una risposta alla richiesta di finanziamento, che è poi l’anticipo della liquidità. In pratica la startup finisce col  “comprare” le fatture non pagate, analizzata preventivamente attraverso dati di tipo creditizio generale, visure camerali, centrale rischi, per calcolare la probabilità di perdita in base a tutti questi fattori.

I dieci punti del manifesto

Ed ecco nel dettaglio i dieci punti del manifesto di Credimi.

1) Il circolante immobilizzato blocca crescita e innovazione. Liberiamo il circolante.
2) Il passato è rigido, il futuro è flessibile. La finanza del futuro si adatta alle necessità del cliente.
3) Il tempo è denaro. La finanza che fa perdere tempo è un costo non più giustificabile.
4) Gli strumenti finanziari si pagano solo se si utilizzano.
5) Il circolante deve diventare liquido in 2 giorni, non 3 mesi.
6) I costi fissi e gli oneri eccessivi per il credito sono un freno per le aziende che crescono e innovano.
7) La documentazione cartacea è dichiarata estinta.
8) In un mondo connesso, la situazione del circolante è facilmente accessibile e consultabile, sempre e dovunque.
9) Le imprese hanno il diritto di essere valutate oggettivamente, a prescindere da relazioni e geografia.
10) Nell’era dell’informazione universale, i costi devono essere sempre trasparenti, soprattutto quelli dei servizi finanziari.

1,1 miliardi in tre mesi

FintechLa stesura del manifesto da parte della startup italiana non poteva arrivare in un momento migliore per il Fintech europeo. Nel primo trimestre 2017 il settore ha raccolto 1,1 miliardi in termini di finanziamenti, di cui il grosso andato a compagnie aventi sede in sei grandi città: Londra, Berlino, Stoccolma, Parigi, Barcellona e Amsterdam nell’ordine. Lo dice un rapporto reso pubblico questa settimana da Fintech Global, secondo cui la palma di enclave più dinamica per il fenomeno delle startup tecnologiche della finanza è invece Berlino, capace di raddoppiare nei primi tre mesi dell’anno la percentuale di investimenti intercettati, arrivando a 140 milioni di dollari. Una candidatura “ufficiale” al ruolo di città regina del fintech nel caso in cui Londra subisse forti (e al momento non previsti) contraccolpi correlati a Brexit? Presto per dirsi. Certo è che il fintech “made in Germany” gode di ottima salute. Lo prova, per esempio, il fatto che i tre round più importanti degli ultimi dodici mesi sono stati conclusi da startup tedesche, a partire dai 40 milioni rastrellati dalla banca digitale N26.

 

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