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Deliveroo prova a crescere, nonostante i problemi

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Deliveroo prova a crescere e promette di assumere ben 300 nuovi dipendenti. Ma non mancano i problemi: l’azienda potrebbe esser chiamata a giudizio per il suo modello di business. Approfondiamo

 

Deliveroo, azienda di gig economy con sede a Londra, che ha dato vita ad un’app per ordinare cibo a domicilio, prevede di assumere più di 300 nuovi dipendenti, con l’obiettivo di migliorare il servizio e poter competere con i rivali, in un settore sempre più popolato. Le maggior parte delle nuove assunzioni riguarderanno ruoli altamente qualificati: si cercano soprattutto ingegneri software.

Deliveroo, senza dubbio, sta crescendo. L‘azienda ha una valutazione di 1 miliardo di dollari, ad agosto 2016 ha ricevuto un finanziamento per 275 milioni di dollari, gli ordini tramite piattaforma, a livello mondiale, come scrive Bloomberg, sono cresciuti del 650% nel 2016. Ma i numeri non bastano e migliorarsi sembra essere la parola d’ordine per poter affrontare, ad armi pari, Amazon e Uber, i due colossi del tech che si sono lanciati nel mercato del delivery food.

Ed è per questo che Deliveroo allarga il suo team. La strategia è chiara: espandere in modo significativo la presenza di Deliveroo a Londra, per poi conquistare tutte le altre città europee. Attualmente, l’azienda si avvale di un team di 125 dipendenti specializzati in ambito tech e prevede di trasferire i suoi uffici nel quartiere finanziario della città, dando un chiaro segnale di crescita ai suoi concorrenti.

Deliveroo e il contratto dei suoi corrieri

 

deliveroo“I corrieri sono ritenuti dei contraenti e Deliveroo il loro cliente. Ma è vero il contrario. Si tratta di un lavoro dipendente, con i corrieri che distribuiscono cibo e bevande per conto dell’azienda di gig economy. Deliveroo dovrebbe garantire ai suoi corrieri un salario minimo e ferie pagate”, ha affermato Annie Powel, dello studio legale Leigh Day.

Deliveroo crea dei lavoratori a tutti gli effetti, ma non dei dipendenti. Le persone offrono una loro prestazione professionale in cambio di denaro, ma non vi è alcun contratto, i lavoratori non vengono assunti, né selezionati da nessuno. Ci pensa un algortimo a gestire il tutto e non ci sono leggi che possano regolare questo nuovo tipo di lavoro.

Servono nuove regole

Chi si affida a piattaforme come Deliveroo non lo fa per hobby, ma per lavorare realmente. E a dirla tutta, anche gli attori della gig economy richiedono un vero lavoratore: le prestazioni, anche se saltuarie, obbligano il non dipendente al rispetto della professionalità e alla responsabilità.

Proprio come tutti i lavori saltuari che i nostri tempi ci propongono, dal cameriere al facchino, anche quelli proposti dalle piattaforme di gig economy sono solo un parte di un processo che sta portando alla frammentazione del lavoro stesso. Visti i cambiamenti, portati dalla crisi (in pochi assumono con contratto stabile sapendo di andare incontro a periodi di scarso lavoro) e dal digitale, con la nascita di piattaforme come Deliveroo, servirebbero nuove regole e nuove norme, che tutelino coloro che offrono la loro prestazione.

 

 

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