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Carige, ecco come Malacalza ha stoppato Mincione. Cosa farà Fiorentino?

di

concorrenza

Ecco fatti, nomi, schieramenti, tensioni e scenari in casa di Carige, che ieri ha anche approvato i conti del 2017 e bloccato la richiesta del finanziere Mincione che chiedeva un posto nel cda…

 

Il finanziere Raffaele Mincione subisce un “no, grazie” dal board di Banca Carige egemonizzato dalla famiglia Malacalza. Il consiglio di amministrazione dell’istituto ligure non ha aperto infatti le porte del cda allo scalpitante finanziere Mincione. Ecco fatti, nomi, schieramenti, tensioni e scenari in casa di Carige, che ieri ha anche approvato i conti del 2017.

LE COMUNICAZIONI

Nelle comunicazioni del presidente della banca, Giuseppe Tesauro, è stato affrontato anche il tema della richiesta di avere una rappresentanza nel board da Mincione, nuovo socio di Carige, terzo per peso (con una quota del 5,428%) dopo Malacalza Investimenti (che con il 20,639% esprime 10 consiglieri su 15) e la Compagnia Financera Lonestar di Gabriele Volpi (9,087%).

LA NOTA

“Alla luce dell’insussistenza dei presupposti per poter accogliere al momento le istanze di rappresentatività del nuovo azionista nell’attuale composizione consiliare, il Cda ha comunque inteso riaffermare il proprio impegno e attitudine alla realizzazione degli interessi di tutti gli stakeholder della banca nella sua mutevole composizione azionaria nel tempo”, si legge in una nota dell’istituto di credito con sede a Genova.

LA LETTERA

Però il Cda «ha preso atto» della lettera del 23 febbraio con cui Mincione, divenuto azionista della banca con con il 5,428%, tramite la società Pop 12 Sarl, chiedeva che «la sua società potesse essere rappresentata».

LE PROSSIME MOSSE

A questo punto la palla ripassa a Mincione, che deciderà se attendere la scadenza naturale dell’attuale consiglio d’amministrazione, prevista secondo i programmi per la primavera 2019, oppure passare allo scontro con il “piano B”, chiedendo la convocazione di un’assemblea straordinaria per il rinnovo anticipato del board.

PIANO B?

Mincione, secondo indiscrezioni di mercato, pare sia pronto a investire ancora, insieme con altri. Obiettivo? Raggiungere un 30% che supererebbe l’autorizzazione a salire al 28% data da Bce a Malacalza, ha scritto il Secolo XIX, quotidiano di Genova. A quel punto, a fronte di due schieramenti di peso analogo, Gabriele Volpi con il suo 9% giocherebbe il ruolo di ago della bilancia.

I CONTI

Ieri il board dell’istituto ligure ha dato anche il via libera al bilancio d’esercizio consolidato del 2017, con una perdita che rispetto ai risultati preliminari annunciati sale da 380,5 milioni a 388,4 milioni, per la contabilizzazione di rettifiche ulteriori di valore sui crediti deteriorati classificati come sofferenza. Come detto, il Cda ha anche esaminato l’impatto delle nuove regole contabili sulla valutazione dei crediti, stimato «in via preliminare» in 360 milioni di euro.

LE MOSSE DI FIORENTINO

L’amministrazione dell’istituto, Paolo Fiorentino, continua ad essere alla ricerca di investitori da attirare dalla propria parte con l’obiettivo di arginare il potere della famiglia Malacalza e del suo 20% abbondante del capitale. A riprova, dicono gli analisti, della contrapposizione latente ma patente tra Fiorentino e Malacalza. E come si posiziona il finanziere con passaporto nigeriano e interessi nel mondo del petrolio nigeriano, Gabriele Volpi, salito al 9% di Carige con l’ultimo aumento di capitale? Volpi sarebbe dalla parte di Fiorentino. E lo stesso potrebbe dirsi per il neo azionista Mincione. Che, tra l’altro, potrebbe essere in qualche modo collegato allo stesso Volpi. Basti pensare che – come raccontato dal Corriere della Sera – nell’indicare le prospettive di investimento a Enasarco, aveva parlato di banche e di “petrolio nigeriano”, cosa che farebbe appunto pensare a un collegamento con Volpi. Se così fosse – ha scritto Carlotta Scozzari di Business Insider Italia – “Fiorentino avrebbe già attratto dalla sua parte quasi il 15% di Carige. A questa percentuale andrebbe poi aggiunto il 5,4% in mano alla Sga, tra gli investitori entrati nell’azionariato con l’aumento di capitale. Si arriverebbe così al 20% di Carige, la stessa quota in mano alla famiglia Malacalza”.

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