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Bitcoin serve una legge. Anzi, una direttiva europea

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effetto Brexit Bitcoin

Per la moneta virtuale più famosa e discussa al mondo sembra essere arrivata l’ora di una regolamentazione. Ma il Pd avverte: su Bitcoin servono regole condivise dai Paesi Ue contenute in un disegno di ampio respiro. Magari una direttiva.

Bitcoin, è l’ora di una legge? Molto probabilmente sì. La moneta virtuale non è ancora soggetta a regolamentazione, salvo rarissimi casi. Ma, come spesso accade, per i fenomeni planetari, prima o poi arriva il momento di mettere dei paletti. E così, anche per la cryptomoneta potrebbe arrivare a stretto giro una forma di legiferazione, molto probabilmente su scala continentale prima che nazionale. Prima però bisogna farsi due domande. Cos’è e soprattutto, quanto vale Bitcoin?

Che cos’è Bitcoin

moneta virtualeBitcoin è una moneta virtuale e digitale, scambiata via internet, direttamente fra due persone. La cripto-valuta sfrutta la tecnologia peer-to-peer per non operare con alcuna autorità centrale o banche; la gestione delle transazioni e l’emissione di tale moneta viene effettuata collettivamente dalla rete.  Questa moneta virtuale è open-source, la sua progettazione è pubblica, nessuno possiede o controlla Bitcoin e ognuno può prendere parte al progetto. La moneta virtuale permette utilizzi entusiasmanti, che non potrebbero essere coperti da nessun altro sistema di pagamento precedente, senza però transitare sui nostri conti correnti. Perchè si usa? In Cina, per esempio, la usano per aggirare i limiti imposti dal governo di Pechino agli investimenti finanziari all’estero. In India per nascondere l’evasione fiscale, dopo la cancellazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie.

Un business miliardario (ma ancora poco chiaro) 

Nelle ultime settimane la moneta virtuale (così definita perché usa un database distribuito su tanti nodi nella rete, la cosiddetta tecnologia blockchain) ha raggiunto un valore stratosferico soltanto paragonato a pochi mesi fa. Nel novembre scorso stava a 700 dollari per ogni singolo bitcoin, a febbraio è salito per la prima volta oltre i 1.000 dollari, ad aprile ha sfondato il tetto dei 1.500 dollari, mentre giovedì scorso ha frantumato ogni primato toccando i 2.800 dollari, per poi chiudere la seduta a 2.500 dollari. In pratica, soltanto nel mese di maggio ha raddoppiato il suo valore. Senza considerare che secondo Peter Smith e  Jeremy Liew, al 2030, il prezzo di un Bitcoin potrebbe toccare500 mila dollari.

Una legge per evitare il Far West

BitcoinMaurizio Bernardo, presidente della commissione Finanze a Montecitorio, parte sempre da un punto. “Senza regole si rischia il Far West. E Bitcoin non fa eccezione. Credo che sia arrivato il momento per una regolamentazione di sorta, ma coinvolgendo un numero elevato di attori. Penso a una legislazione il più condivisa possibile, transnazionale”. Il messaggio è chiaro. “Più che una legge nazionale, penso a una direttiva europea, perchè in questo modo si arriverebbe a una regolamentazione ampia, condivisa e il più uniforme possibile”, spiega. Ma c’è un però. Un però chiamato voto. Perchè se è vero che si potrebbe votare in autunno “un intervento legislativo in questo senso sarebbe poco opportuno”. ciò non toglie che su Bitcoin “servono regole”.

Pd in manovra su Bitcoin?

bitcoinQuello di Bernardo non è però un caso isolato. Nel Pd infatti si starebbe facendo strada l’ipotesi di dare una regolamentazione al fenomeno Bitcoin, soprattutto dalle parti della commissione digitalizzazione. Ma anche qui le perplessità non mancano. Punto primo, è inutile mettere paletti senza un disegno di ampio respiro su imput europeo. Secondo, recepire una direttiva di questa portata a pochi mesi dal voto (forse) è compito assai arduo.

Il caso giapponese

Eppure un Paese al mondo che ha varato una legge ad hoc, esiste. E’ il Giappone dove la criptovaluta più conosciuta ed utilizzata al mondo è diventata  un metodo di pagamento   legale  e riconosciuto ufficialmente a  tutti  gli   effetti.  Dopo  mesi  di dibattito infatti, il  legislatore del Paese del Sol Levante ha approvato una legge che ha portato le piattaforme exchanger di Bitcoin sotto l’ombrello  dell’ antiriciclaggio, categorizzando la criptovaluta come una sorta di strumento di pagamento prepagato. Il lungo dibattito  ha avuto inizio subito all’indomani del crollo di Mt. Gox,  l’ ormai defunta piattaforma di scambio Bitcoin più grande al mondo, che   chiuse  i  battenti  nel gennaio  2014,  dopo  mesi  di  crescenti difficoltà  e, alla fine appunto, la caduta in stato di insolvenza e presunta frode. Secondo la Financial Services Agency del Giappone, la legge che entrerà in vigore da oggi  1 ° aprile 2017,  legalizzerà gli exchange          con   requisiti    patrimoniali, di   sicurezza   informatica   e procedure operative migliori e più sicure . Tali exchanger  inoltre, saranno tenuti a condurre programmi periodici di formazione dei dipendenti e sottoposti a verifiche annuali.

Casa in cambio di Bitcoin

efficienza energeticaMa se è vero che l’assenza di regole crea di fatto un vuoto normativo su Bitcoin, è anche vero l’effetto contrario: senza leggi chiunque può farsi pagare in cryptomoneta, tanto nessuno lo vieta. E dove accade? In Italia, primo Paese al mondo in cui si potrà acquistare una casa in bitcoin. L’annuncio è stato dato da una società del settore immobiliare, il Gruppo Barletta, che permetterà di pagare con la moneta virtuale i 123 appartamenti di un edificio riqualificato nel quartiere San Lorenzo a Roma. La novità è resa possibile da una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del settembre scorso, che ha di fatto riconosciuto i bitcoin come una valuta straniera, rendendo quindi possibile usarla in un atto notarile. Per incentivarne l’uso la società, che scommette su un portfolio in bitcoin, si è offerta di accollarsi le spese d’agenzia e notarili, consentendo un risparmio tra i 15 e i 45 mila euro, in base al taglio degli immobili, all’acquirente che sceglierà il nuovo metodo di pagamento.

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