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Banda ultralarga, si accende la sfida fra Open Fiber e Tim

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banda larga

La guerra sulla Banda ultralarga si accende, e mentre Open Fiber conquista Roma, Telecom prova a bloccare la seconda gara Infratel

 

Una guerra a colpi di città conquistate. L’ultimo attacco (in ordine cronologico) lo ha sferrato Open Fiber a Telecom, che grazie ad un accordo con Acea (che sarà siglato a Settembre, secondo indiscrezioni) mette mani sul mercato di Roma Capitale.

Intanto, però, l’azienda di Flavio Cattaneo prova a bloccare Open Fiber, azienda partecipata da Enel e Cassa Depositi e prestiti, sul lato dei bandi Infratel per le aree bianche, quelle a fallimento di mercato. Ma la questione è molto più complessa e intrigata. E mentre le altre Tlc iniziano a schierarsi, l’Italia (e il Governo) dovrà fare i conti con le aziende che risiedono nelle aree considerate a fallimento. Ma andiamo per gradi.

Open Fiber conquista Roma

banda-largaLa guerra tra Telecom e Open Fiber la si combatte su più fronti. Il primo è quello delle aree a successo di Mercato. E concentrandoci su queste, Open Fiber ha già portato la sua fibra a Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Milano, Napoli, Perugia, Torino e Venezia e il programma complessivo per la banda ultra larga prevede la sviluppo della rete in 6 anni su oltre 270 città italiane, per circa 9 milioni e mezzo di unità immobiliari servite.

Tra le città dove approderà internet veloce di Open Fiber ci sarà anche Roma. Acea, infatti, metterà a disposizione i suoi cavidotti delle reti idriche, elettriche e di illuminazione pubblica per consentire a Open Fiber di portare la fibra a quasi 1,5 milioni di edifici. L’ufficialità dell’accordo arriverà a Settembre, ma i giochi sono fatti. E quel che è certo è che le due aziende non si limiteranno solo agli aspetti commerciali, ma estenderanno la loro partnership anche alle tecnologie.

Telecom e gli investimenti nella Banda larga

Anche Tim vuol fare la sua parte e vuole cablare l’Italia. L’azienda guidata da Flavio Cattaneo ha messo a disposizione nella partita banda ultralarga ben 11 miliardi di investimenti, tra realizzati e in budget.

Il gruppo guidato da Cattaneo avrebbe anche pensato alla nascita di una Newco per accelerare sulla fibra nelle aree a fallimento di mercato. Il Consiglio di Amministrazione di TIM, infatti, ha approvato l’idea dell’Amministratore Delegato Flavio Cattaneo per la creazione di una società dedicata esclusivamente allo sviluppo selettivo di nuove infrastrutture in fibra in aree inserite nella classificazione dei cluster C e D, in base alle norme UE. Tramite la nuova società, Tim potrà raggiungere i propri obiettivi di copertura del Paese con Banda Ultralarga con quasi 2 anni di anticipo rispetto alla tempistica prevista dal piano triennale.

La questione dei Bandi Infratel

I Piani Telecom, però, entrano in contrasto con il Piano del Governo, approvato dalla Ue, per la realizzazione delle infrastrutture nelle aree bianche di mercato (20 milioni di abitanti, circa 7 milioni di edifici). Realizzazione affidata già, per alcuni lotti nazionali, ad Open Fiber.

Sarà Open Fiber, società di Enel e Cdp, a portare la fibra in 3.043 comuni, di sei regioni d’Italia (Abruzzo, Molise, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) incluse nel primo bando Infratel, la cui procedura di assegnazione si è conclusa con la firma del contratto di concessione tra Infratel e Open Fiber.

Il bando era stato pubblicato lo scorso 3 giugno ed era stato suddiviso in cinque lotti, tutti ottenuti da Open Fiber. Alla firma, avvenuta nella sede del ministero dello Sviluppo economico, erano presenti tra gli altri il ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti, il sottosegretario con delega alle Comunicazioni Antonello Giacomelli e il presidente di Open Fiber Franco Bassanini. Open Fiber si è aggiudicata questa prima gara con un importante ribasso rispetto alla base di asta: 675 milioni di euro contro gli 1,45 miliardi previsti da bando.

Open Fiber si è aggiudicata anche la seconda gara bandita da Infratel per le aree a fallimento di mercato. Il bando vale 1,2 miliardi di euro e riguarda 3.710 comuni, ovvero 5,5 milioni di persone e 3,9 milioni di unità abitative o aziendali in dieci regioni, più la provincia autonoma di Trento (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia. Sono coinvolti 3.710 comuni divisi in sei lotti di gara). Ma è proprio su questa su quelle successive che sorgono i problemi.

banda ultralargaVisti i risultati del primo Bando di gara, Tim ha deciso non solo di fare ricorso al Tar (ma lo ha perso), ma anche di ritirarsi dal secondo bando ed investire in modo privato in queste ore. Ed è per questo che la società guidata da Flavio Cattaneo è arrivata ai ferri corti con il Governo, che aveva bandito le gare per la copertura delle aree a fallimenti di mercato proprio dopo aver consultato gli operatori e aver appurato che non erano di interesse dei privati.

Come dicevamo, i piani di Telecom cambiano le cose. Arrivano soldi privati, che rendono nullo e non più necessario l’intervento pubblico. Ll’annuncio di Tim per cablare le aree bianche è arrivato dopo l’assegnazione della prima gara Infratel, che è stata già chiusa, ma prima dell’assegnazione ufficiale della seconda gara. É questa che Telecom proverà a bloccare. Per la terza e quarta gara, invece, ci sarà un supplemento di consultazione che non porterà più di 2-3 mesi di ritardo rispetto al bando previsto per settembre prossimo, ma si parla di 700 mila edifici.

Le Tlc si schierano

La guerra non è solo italiana, anche se la partita si gioca sul nostro territorio. Basta guardare gli asset societari: e mentre Telecom è a controllo francese, la sua alleata Fastweb è svizzera. Open Fiber è italiana, ma opera a livello internazionale. Enel, come ricorda La Repubblica, ha forti interessi internazionali e controlla la seconda rete elettrica spagnola. La stessa Spagna dove ha comprato una rete cablata Vodafone, che in Italia è alleata di Open Fiber, da cui affitterà la fibra.

banda ultra largaAnche Wind3, con un articolato azionariato cino-russo-norvegese, affitteranno la fibra di Open Fiber, frutto della fusione tra Wind e H3g. Fusione che ha lasciato il via libera all’ingresso sul mercato italiano di quello Xavier Niel, con la sua Iliad (in autunno dovrebbero arrivare le prime offerte).

Non blocchiamo gli investimenti

La guerra non blocchi gli investimenti. A farne le spese sarebbe la stessa Italia. Meglio la sua economia. Nelle aree ritenute a fallimento di mercato, infatti, numerose sono le grandi aziende (si guardi a Ferrero), che pur di avere una connessione buona ora devono sborsare fior di quattrini.

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