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Ecco analisi, timori e gufate di Citigroup dopo le elezioni del 4 marzo

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Che cosa sostengono gli analisti della banca d’affari Usa, Citigroup, in un report sul voto delle elezioni politiche in Italia. L’articolo di Chiara Rossi per Start Magazine

“Allacciate le cinture”. E l’avvertimento lanciato dagli analisti della banca americana Citigroup in un report sui risultati preliminari delle elezioni politiche italiane.

Un hung Parliament, ovvero un Parlamento sospeso: è il risultato del voto in Italia sulla base dei primi dati secondo il report divulgato questa mattina dagli analisti della banca d’affari Citigroup.

Nello studio si sottolinea che il primo partito italiano è l’anti-establishment Movimento 5 Stelle con oltre il 30% delle preferenze, mentre la Lega (altro partito anti-establishment) risulta il più votato (circa 20% di voti) nella coalizione di centro-destra (con il 36-37%). Il grande sconfitto di questa tornata elettorale è sicuramente il Pd ma anche Forza Italia con il 14% resta sotto le aspettative.

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”: gli analisti della Banca statunitense scomodano addirittura Tomasi Di Lampedusa per il lungo periodo, ma breve termine “si aspetterebbero un’intensa agenda politica per esplorare nuove alleanze”.  Al momento i tecnicismi della legge elettorale, il Rosatellum, rendono complicato il calcolo dei voti e dei seggi (i voti finali potrebbero essere disponibili solo verso la sera del 5 marzo). Cosa più importante, i voti non vanno soltanto contati ma anche ponderati per capire chi potrebbe aver il diritto di “tentare” la formazione di un governo. Per gli esperti di Citigroup il punto di partenza è la mossa del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che dovrà conferire un mandato esplorativo a Matteo Salvini o a Luigi Di Maio.

“Supponendo che questo sia un compito facile, arriva il difficile: creare un’alleanza con voti sufficienti per sostenere un governo stabile”. Se Citigroup esclude un governo moderato in quanto altamente improbabile in questa fase (Berlusconi e Renzi dovrebbero raggiungere il 40% dei voti), teme allo stesso tempo un governo di centrodestra in quanto non durerebbe a lungo a causa delle tensioni tra Salvini e Berlusconi negli ultimi mesi e soprattutto l’esito sorprendente del leader del Carroccio che ha sorpassato l’ex Cavaliere.

Arrivando al terreno di competenza degli analisti, “tremano i mercati finanziari” perché i due partiti populisti italiani – Lega e M5S – avranno insieme più del 50% di voti. Tuttavia, un governo con tale maggioranza “ha vita breve davanti a sé in quanto la Lega è forte nel nord più ricco e il M5S nel sud più povero”.

Gli esperti di Citigroup non escludono a priori un’alleanza tra M5S, una parte del Pd e Liberi e Uguali: “se i 3 partiti potrebbero condividere alcune opinioni (soprattutto sul welfare), una coalizione richiederebbe una rottura del PD, perciò è improbabile che si arrivi presto a tale scenario”.

Qualunque sia il risultato finale, si legge nel report, “non ne se vede uno positivo per i mercati: considerando che il valore d’impresa della “Repubblica d’Italia” è distorto dal debito pubblico che fa apparire nulli i mercati azionari (che a loro volta sono molto esposti ai titoli finanziari), gli investitori dovrebbero tenere presente alcune variabili.  Per primo, la probabile paralisi dei partiti politici in qualche modo già con la mente alla prossima campagna politica (anche se non prevedono una nuova chiamata alle urne nel 201; secondo, la probabile mancanza di riforme (almeno nel breve termine); terzo, il rapporto debito pubblico / Pil ancora oltre il 130% senza un piano per ridurlo; la probabile fine del Quantitative Easing e infine il termine del mandato di Mario Draghi alla guida della Bce.

Combinando questi fattori con la fotografia demografica dell’Italia che mostra il 30% della popolazione prossima ai 60 anni, Citigroup crede sia improbabile che “i mercati finanziari rimarranno tranquilli e concorda che una paura infinita potrebbe essere uno scenario migliore rispetto a un bad ending”.

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