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Alibaba, è scontro nell’e-commerce per il possesso dei big data

di

Alibaba intelligenza artificiale

Jack Ma ha chiesto a uno dei suoi corrieri, la SF del miliardario Wei, di passargli informazioni sensibili su abitudini e orari degli utenti. Proposta rifiutata, ed è scattata la rappresaglia di Alibaba

Non è un terremoto ma poco ci manca. Semmai è una battaglia tra giganti. In Cina è di scena in questi giorni uno scontro titanico tra Jack Ma, patron di Alibaba e uomo più ricco della Cina, e Wang Wei, magnate delle spedizioni e quarto Paperone della Grande Muraglia. Al centro della diatriba, il big data, ovvero le migliaia di informazioni ricavabili dalle consegne, come orari di presenza nelle abitazioni o abitudini all’acquisto. Ma che cosa sta succedendo davvero tra Ma e Wei?

Scontro sulle spedizioni

AlibabaIl nocciolo è più o meno questo. Alibaba avrebbe chiesto a SF-Express, corriere fondato da Wei e di cui Alibaba si serve per la consegna dei prodotti, di aumentare le informazioni catturata da SF: orari, abitudini, acquisti più gettonati e tanti altri dati. Che valgono una montagna di soldi visto che sapere con un certo anticipo quali sono i prodotti più in voga vuol dire piazzare sul mercato un bene che con ogni probabilità verrà venduto. Tutto bene se non fosse che la SF di Wei si è rifiutata di fornire le informazioni aggiuntive, scatenando le ire di Jack Ma. Il quale per ritorsione ha prontamente depennato SF dalla lista dei corriere utilizzati da Alibaba.

Scontro tra titani

Per tutta risposta la società di Wei ha invitato gli altri corrieri a fare altrettanto, ovvero a rifiutarsi di cedere informazioni sensibili ad Alibaba. Questione di privacy? Forse, o forse no. Per i fan della realpolitik è più una ripicca tra miliardari. Alibaba ha datto sapere di considerare tali atteggiamenti come “riprovevoli” e “lesivi” per il business del gruppo. “SF ha ampliato la questione, gettando un’ombra su di noi agli occhi dei nostri clienti. Tutto è stato solo strumentalizzato e gonfiato ad arte”, ha rincarato il colosso dell’e-commerce. Messo a fuoco il problema e volendo allargare un po’ il discorso, vale la pena provare a dare una cifra al business delle spedizioni nel mondo.

Un business da 8 mila miliardi di dollari

amazonPer esempio, quando vale il comparto delle spedizioni su scala planetaria? Su per giù 8 mila miliardi di dollari. U giro di affari i cui motori si chiamano FedEx, Ups o Dhl. E che si tratti di una vera e propri gara tra giganti lo dimostrano i risultati di una recente ricerca di Human Highway. Secondo la quale la capacità di offrire servizi di consegna e servizi di ritiro efficienti e rapidi sembra emergere come uno dei principali territori competitivi sul quale si giocheranno le sfide competitive dell’e-commerce nei prossimi anni. In altre parole i servizi logistici e in particolare quelli di delivery, risultano essere tra i principali fattori capaci di influenzare giudizi e scelte dei compratori on-line: più veloce è il corriere più un prodotto è appetibile. E in Italia?

Il mercato italiano

In Italia ci sono  1.750 aziende di spedizione attive  (di cui oltre 1.500 associate a Fedespedi, l’associazione di categoria), per un totale di 30 mila addetti diretti, capaci di generare nel 2014 un fatturato complessivo di 14 miliardi di euro. Una somma rispetto al quale il settore trattiene solo 2 miliardi di valore aggiunto per ripagare i costi interni e gira ai fornitori esterni di servizi oltre 12 miliardi. Inoltre ammontano a 14,9 miliardi i diritti doganali (Iva e dazi) versati lo scorso anno nelle casse dello Stato dagli spedizionieri per conto dei propri clienti. Dal punto di vista della localizzazione geografica, la ricerca mostra una maggiore concentrazione delle imprese nel Nord Italia, dove è presente il 75% delle aziende di spedizione individuate. Milano, in particolare, risulta essere l’area privilegiata di insediamento degli spedizionieri, sia dei quartier generali dei grandi gruppi nazionali e internazionali, sia delle unità operative di imprese con sede centrali fuori dalla Lombardia.

Il cibo spinge l’e-commerce (e Dhl)

e-commerceC’è però un qualcosa che sta spingendo e non poco l’e-commerce e dunque il lavoro dei corrieri. In dieci anni il valore dell’export alimentare italiano è aumentato dell’83,8% nel periodo 2004-2014. E anche nel 2016 i trend sono in crescita, come lo sono le spedizioni di specialità alimentari made in Italy effettuate da Dhl Global Forwarding, aumentate di oltre il 20%.

Lo annuncia, in un report, la stessa società di spedizioni via corriere, precisando che “ogni anno 1,2 miliardi di persone in tutto il mondo acquistano un prodotto dell’agroalimentare italiano, tra i quali 750 milioni sono consumatori fidelizzati”. L’80% dell’export italiano, precisa Dhl è rappresentato da marchi industriali di prestigio e da prodotti a denominazione protetta (Dop, Igp). Queste le principali “rotte” del nostro export: dalla Sicilia partono oltre 2.000 tonnellate di succo di agrumi surgelato, verso Giappone, Usa, Australia, Cina. Dalla provincia di Cesena ogni anno 30.000 tonnellate di frutta da nocciolo, ossia pesche e ciliegie, vengono esportate negli Emirati Arabi. Il gelato artigianale prodotto a Torino va anche ad Hong Kong, solo a giugno 2016 DHL ha spedito laggiù oltre 10 tonnellate. Più di 500 container (10.000 tonnellate) di mele del Trentino volano verso Emirati Arabi e Senegal.

 

 

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