Produzione in aumento per Lockheed Martin, nel tentativo di anticipare (e disinnescare) l’ira di Trump sulle aziende della difesa.
Il 6 gennaio il colosso della difesa con sede a Bethseda, nel Maryland, ha annunciato di aver raggiunto un accordo settennale con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per aumentare la capacità produttiva annuale dei suoi missili intercettori PAC-3 a 2.000 unità all’anno, dalle circa 600 precedenti.
La domanda di missili intercettori PAC-3, o Patriot Advanced Capability, è cresciuta con l’aumento delle capacità di difesa aerea da parte degli Usa e dei paesi alleati in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche, segnala Reuters.
Allo stesso tempo Lockheed Martin sta accelerando anche con un altro programma chiave, nel quadro del rafforzamento della difesa statunitense e alleata: l’azienda ha dichirato che consegne di F-35 nel 2025 hanno raggiunto quota 191, con la domanda che accelera il ritmo di produzione. Le dichiarazioni di Lockheed Martin arrivano alla vigilia della stretta dell’amministrazione Trump sui contractor della difesa con il divieto di buyback e dividendi, annunciando al contempo un bilancio record per la spesa militare, con effetti immediati sui mercati.
Durante le contrattazioni pomeridiane a New York le azioni del colosso Rtx, società madre di Raytheon, hanno ceduto il 2% dopo che il presidente ha attaccato l’azienda tramite un post su Truth minacciando di tagliare i suoi contratti governativi se non avesse limitato i riacquisti di azioni proprie.
Tutti i dettagli.
L’INTESA SETTENALE SULLA PRODUZIONE DEI PAC-3 MSE
Il Pentagono ha raggiunto un’intesa con Lockheed Martin per aumentare in modo significativo la produzione dei missili intercettori PAC-3 MSE, portandola a oltre 2.000 unità all’anno. L’accordo si inserisce in una fase di forte accelerazione degli investimenti nella difesa statunitense, segnata dalla riforma delle acquisizioni del Dipartimento della Difesa e dalle pressioni politiche dell’amministrazione Trump sull’industria militare, mentre crescono la domanda interna e quella degli alleati, spiega Defense News.
L’intesa ha una durata di sette anni ed è attualmente in fase di definizione, in attesa dell’assegnazione del contratto iniziale previsto per l’anno fiscale 2026, stanziato dal Congresso. L’obiettivo è garantire stabilità degli investimenti e continuità produttiva nel lungo periodo.
LA POSIZIONE DI LOCKHEED MARTIN
Commentando l’intesa, il presidente e ceo di Lockheed Martin, Jim Taiclet, ha evidenziato l’ampiezza dello sforzo industriale previsto. “Creeremo una capacità produttiva senza precedenti per il PAC-3 MSE, consegnando alla velocità richiesta dalla nostra nazione e dai nostri alleati, offrendo al contempo valore ai contribuenti e ai nostri azionisti”, ha dichiarato Taiclet in una nota diffusa dall’azienda.
Lockheed ha inoltre ricordato che la produzione del PAC-3 MSE è già cresciuta di oltre il 20% nel corso dell’ultimo anno e che i missili saranno destinati sia alle forze armate statunitensi sia agli alleati internazionali. Oltre agli Usa, l’azienda fornisce PAC-3 ad altri sedici paesi, tra cui Svezia, Qatar, Giappone e Polonia, ricorda Reuters sottolineando che il sistema Patriot è anche tra le armi che l’Occidente ha fornito all’Ucraina.
COME PROCEDE IL PROGRAMMA F-35 SECONDO LOCKHEED
Dopo aver annunciato l’accordo con il Dipartimento della Difesa per aumentare la produzione di intercettori PAC-3 MSE nel corso di sette anni, ieri Lockheed Martin ha dichiarato di aver consegnato 191 caccia F-35 nel 2025 agli Stati Uniti e ai suoi alleati, un record per il programma Jsf.
L’F-35 Jsf è il cacciabombardiere più avanzato in dotazione alle forze armate statunitensi. Oltre a essere uno dei più avanzati, il velivolo è anche uno dei più costosi (circa 80 milioni di dollari a esemplare).
“La produzione annuale di F-35 procede ora a un ritmo cinque volte più veloce di qualsiasi altro caccia alleato attualmente in produzione”, ha dichiarato l’azienda in una nota.
Negli ultimi anni, i governi hanno aumentato la spesa per la difesa a fronte delle crescenti tensioni geopolitiche.
L’appaltatore della difesa con sede a Bethesda, nel Maryland, ha consegnato 110 jet nel 2024. Il programma F-35 contribuisce a circa un terzo del fatturato complessivo di Lockheed.
PRESSIONI POLITICHE E LINEA DURA DELLA CASA BIANCA
Il contesto industriale è segnato anche dalle prese di posizione dell’amministrazione Trump.
In un post pubblicato sul social Truth, il presidente Donald Trump ha accusato i grandi contractor della difesa di privilegiare dividendi, buyback e compensi dei manager a scapito della capacità produttiva richiesta dalle forze armate.
Il numero uno della Casa Bianca ha così promesso di impedire ai contractor della difesa, come Rtx, di pagare dividendi o riacquistare azioni finché non avessero accelerato la produzione di armamenti.
I mercati hanno reagito immediatamente: nelle contrattazioni pomeridiane a New York, le azioni di Lockheed Martin sono scese del 4,8%, quelle di Northrop Grumman del 5,5%, General Dynamics ha perso il 3,6% e Rtx il 2%. Tuttavia, i titoli della difesa hanno successivamente recuperato gran parte delle perdite nelle contrattazioni after-hours, dopo la decisione presidenziale di aumentare in modo sostanziale il bilancio della difesa. Sempre ieri Trump ha annunciato infatti un bilancio record per il 2027 pari a 1.500 miliardi di dollari.
L’ORDINE ESECUTIVO FIRMATO DA TRUMP
Alle dichiarazioni sono seguiti provvedimenti concreti. Ieri il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo che vieta alle aziende della difesa di procedere a riacquisti di azioni e alla distribuzione di dividendi, introducendo anche limiti alle retribuzioni dei dirigenti, salvo che le imprese non investano nella modernizzazione degli impianti produttivi.






