L’Italia accelera con il Global Combat Air Programme (Gcap), progetto per il sistema di combattimento aereo di sesta generazione in collaborazione con Regno Unito e Giappone.
Lo scorso 12 febbraio la Commissione Difesa della Camera ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto ministeriale relativo al programma pluriennale per lo sviluppo del sistema di combattimento aereo di sesta generazione nell’ambito del Gcap, destinato al progressivo rinnovamento degli F-2000 Eurofighter dell’Aeronautica militare.
Il provvedimento prevede una tranche di finanziamento da 8,769 miliardi di euro e si inserisce in un percorso di lungo periodo che copre l’arco temporale 2021-2050, articolato in quattro fasi. Il costo per il completamento della prima fase programmatica e per l’esecuzione della seconda è stimato in 16,6 miliardi di euro.
Nel frattempo il ministro della Difesa Guido Crosetto è tornato sul tema dell’allargamento del programma per il caccia del futuro ad altri paesi: se l’Italia si è mostrata da sempre favorevole all’ingresso di ulteriori partner, riguardo uno in particolare il titolare della Difesa ha dei dubbi. Difficile l’ingresso della Francia secondo Crosetto, perché “tende a monopolizzare”.
Il riferimento a Parigi arriva dopo che rischia di arenarsi definitivamente il Fcas (Future Combat Air System), il programma concorrente del Gcap frutto della collaborazione tra Germania, Francia e Spagna.
Tutti i dettagli.
SEMAFORO VERDE DAL PARLAMENTO
La Commissione Difesa della Camera ha dato il via libera allo schema di decreto ministeriale che riguarda il programma pluriennale collegato al Global combat air programme (Gcap). Il presidente della Commissione Difesa, Nino Minardo (FI), ha commentato il parere favorevole sottolineandone il valore strategico. Secondo Minardo, “il parere favorevole della Commissione conferma il sostegno a un programma strategico per la sicurezza nazionale e per la competitività del sistema industriale italiano. Il Gcap consente di rafforzare la sovranita’ tecnologica del Paese e di generare occupazione qualificata nei comparti più avanzati'”.
RISORSE FINANZIARIE
Il provvedimento autorizza una tranche di finanziamento pari a 8,769 miliardi di euro, utilizzando risorse già disponibili a legislazione vigente nel bilancio della Difesa. Le somme sono destinate al completamento della prima fase programmatica e all’avvio della seconda.
ORIZZONTE TEMPORALE
Il programma è strutturato su un orizzonte temporale molto ampio, dal 2021 al 2050, ed è articolato in quattro fasi, delineando così un percorso pluridecennale di sviluppo e implementazione.
L’APERTURA DEL PRESIDENTE CROSETTO
Durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito il Global combat air program (Gcap) “un progetto altamente innovativo con un grandissimo contenuto tecnologico”. A margine dell’evento, Crosetto ha aggiunto: “Penso sarebbe positivo che entrassero molte nazioni” nel progetto che rappresenta “una base per il futuro non soltanto militare ma proprio dell’aeronautica in generale e anche quella civile. Noi siamo aperti, come abbiamo detto, alla partecipazione di tutti gli Stati che vorranno”.
Già lo scorso aprile sempre il ministro della Difesa aveva ribadito che Roma è favorevole all’adesione dell’Arabia Saudita al programma Gcap, portandolo come un esempio di come la cooperazione in materia di difesa possa essere estesa a paesi extraeuropei.
Il ministro è tornato quindi a evidenziare l’apertura dell’Italia alla collaborazione internazionale e la rilevanza del programma anche per sviluppi che potrebbero estendersi oltre l’ambito strettamente militare.
I RILIEVI SULLA POSSIBILE PARTECIPAZIONE DI PARIGI
Crosetto ha inoltre affrontato il tema dell’eventuale ingresso della Francia nel progetto, esprimendo dubbi sulla possibilità che ciò avvenga. Il ministro ha dichiarato: “Penso sarà difficile” che Parigi possa entrare nel programma e questo “perché l’alleanza che stanno cercando di mettere in piedi su un aereo con i tedeschi sta cadendo, sta crollando proprio per l’attitudine francese a monopolizzare”.
Lo stesso ministro ha poi precisato l’impostazione multilaterale del programma: “Noi abbiamo pensato una cosa fatta a più nazioni dove ogni nazione deve avere un ritorno industriale, un ritorno tecnologico e non c’è una nazione che comanda”, ribadendo l’idea di un progetto basato su una cooperazione equilibrata tra i Paesi partecipanti.



