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Cosa farà la portaerei americana Lincoln mandata da Trump in Medio Oriente

Trump alza la pressione sull’Iran: un’“imponente armata” guidata dalla portaerei Abraham Lincoln è arrivata nel Golfo. Gli analisti avvertono però che lo scenario iraniano è diverso da quello venezuelano e non ci sarà un’operazione stile Maduro.

La portaerei statunitense Abraham Lincoln sta avanzando rapidamente verso l’Iran ed è pronta a completare la propria missione in tempi brevi, se necessario.

A dichiararlo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post pubblicato su Social Truth, accompagnando il messaggio con un nuovo avvertimento a Teheran: “raggiungere rapidamente un accordo” sul programma nucleare o affrontare un ulteriore attacco militare statunitense.

Trump ha fatto riferimento alla presenza di una “imponente armata” dispiegata nella regione del Golfo come leva per spingere l’Iran al negoziato.

È l’ultima dimostrazione di forza sulla scena internazionale per una Casa Bianca rinfrancata da un’operazione militare di successo in Venezuela, commenta Politico.

All’inizio di questo mese, il presidente Usa aveva inviato un messaggio agli iraniani che protestavano contro il regime di Teheran, affermando che “gli aiuti sono in arrivo”. Da allora, si è assistito a un costante e significativo rafforzamento delle forze militari statunitensi nella regione.

Ma l’arrivo della portaerei Lincoln rappresenta il “più grande accumulo di risorse militari statunitensi nella regione da quando i bombardieri B-2 hanno sganciato bombe su tre impianti nucleari della Repubblica Islamica nel giugno dello scorso anno” segnala il Financial Times.

Tutti i dettagli.

UN'”IMPONENTE ARMATA” IN DIREZIONE IRAN

“Un’imponente Armata si sta dirigendo verso l’Iran. Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. Si tratta di una flotta più grande, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln, di quella inviata in Venezuela. Come nel caso del Venezuela, è pronta, disponibile e in grado di portare a termine rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario”, ha scritto il presidente Trump.

“Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo – NIENTE ARMI NUCLEARI – che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, è davvero essenziale! Come ho già detto all’Iran una volta, FATE UN ACCORDO! Non l’hanno fatto, e c’è stata l’Operazione “Midnight Hammer”, una massiccia distruzione dell’Iran. Il prossimo attacco sarà molto peggio! Non fatelo accadere di nuovo”, ha concluso.

LE MOSSE DI TRUMP CONTRO TEHERAN

Il riferimento di Trump è all’operazione“Midnight Hammer”, l’attacco militare Usa avvenuto il 22 giugno scorso contro i tre siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, sostenendo successivamente di aver “annientato” il programma nucleare della Repubblica islamica. Ha coinvolto oltre 100 aerei, con jet stealth B-2 che hanno volato direttamente dagli Stati Uniti per sganciare le loro bombe a guida di precisione “bunker-buster”.

Nelle settimane successive il presidente ha evocato la necessità di una “nuova leadership” in Iran e ha minacciato il ricorso alla forza dopo la risposta violenta del regime alle proteste interne.

L’ultimo post di Donald Trump sui social media suggerisce che potrebbe, avvertendo l’Iran che, a meno che non raggiunga un accordo per limitare il suo programma nucleare, “il prossimo attacco sarà molto peggiore!”

LA PRESENZA MILITARE A STELLE E STRISCE NELLA REGIONE

Come ricostruisce la Bbc Washington ha già una significativa presenza militare in Medio Oriente, con fino a 50.000 militari nella regione.

Circa 10.000 di questi sono di stanza nella base aerea di al-Udeid in Qatar. Ma gli Stati Uniti hanno basi anche in Giordania, Arabia Saudita, Oman, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.

Nelle ultime settimane, i report di intelligence open source hanno monitorato decine di altri aerei militari statunitensi in arrivo nella regione. Le foto scattate domenica alla base aerea di al-Udeid, la più grande struttura americana in Medio Oriente, mostrano diverse nuove strutture che compaiono in un sito alla sua periferia.

L’ESERCITAZIONE AGIL SPARTAN

Nel frattempo, la Us Air Force, l’aeronautica militare statunitense, ha annunciato che sta conducendo un’importante esercitazione nella regione, l’Operazione Agile Spartan, “per dimostrare la capacità di schierare, disperdere e sostenere la potenza aerea da combattimento nell’area di responsabilità del Comando Centrale degli Stati Uniti”.

L’ARRIVO DELLA PORTAEREI ABRAHAM LINCOLN

E ora nella regione è arrivata la USS Abraham Lincoln, una delle 11 portaerei statunitensi, che si trovava nella regione indo-pacifica quando le è stato ordinato di virare e dirigersi verso il Golfo.

“L’Abraham Lincoln Carrier Strike Group è attualmente dispiegato in Medio Oriente per promuovere la sicurezza e la stabilità regionale”, informava lo Us Central Command sui suoi canali social il 26 gennaio.

Il gruppo d’attacco porterà migliaia di militari in più nella regione, che non ha avuto una portaerei statunitense da quando, a ottobre, la USS Gerald R. Ford è salpata per i Caraibi nell’ambito di una campagna di pressione sull’allora presidente venezuelano Nicolás Maduro.

Un gruppo d’attacco di portaerei è uno dei simboli più potenti della potenza militare americana, con uno stormo di circa 70 velivoli, sottolinea ancora la Bbc.

La portaerei ospita diversi squadroni di aerei, tra cui jet F-35 Lightning II,i cacciabombardieri di quinta generazione stealth, in grado di eludere i radar nemici, e caccia F/A-18 Super Hornet.

Oltre alla portaerei e al suo equipaggiamento, l’esercito statunitense ha affermato che il caccia F-15E Strike Eagle dell’Aeronautica Militare è ora presente nella regione.

Il gruppo d’attacco dispone anche di tre cacciatorpediniere dotati di missili da crociera Tomahawk per l’attacco terrestre, ed è normalmente accompagnato da un sottomarino a propulsione nucleare.

Questo si aggiunge ai due cacciatorpediniere statunitensi già presenti nella regione.  “Abbiamo una grande flottiglia in quella regione e vedremo cosa succederà” ha affermato il presidente Trump.

LE OPZIONI DEL PRESIDENTE USA

Come ricorda Ap, il 22 gennaio, a bordo dell’Air Force One, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che la sua minacciata azione militare avrebbe fatto sembrare gli attacchi statunitensi dell’anno scorso contro i siti nucleari iraniani “noccioline” se il governo avesse proceduto con le esecuzioni programmate di alcuni manifestanti.

Tuttavia, secondo gli esperti, Trump potrebbe disporre di un ventaglio di opzioni militari più limitato rispetto al caso venezuelano, dove le forze statunitensi riuscirono a catturare il presidente Maduro direttamente nella sua residenza e a trasferirlo negli Stati Uniti per rispondere di accuse legate al narcotraffico.

“Sembra che gli Stati Uniti stiano pianificando di usare la forza militare”, sia in attacco che in difesa, ha affermato al Financial Times Seth Jones, ex funzionario del Pentagono e delle operazioni speciali statunitensi. “Quello che è meno chiaro sono gli obiettivi”.

Alla Bbc, Matthew Savill, direttore delle scienze militari presso il think tank sulla difesa Rusi, osserva che, con la loro attuale posizione militare nella regione, gli Stati Uniti “potrebbero probabilmente raggiungere quasi ogni punto dell’Iran e colpire praticamente qualsiasi cosa, a parte le strutture più nascoste” – il che richiederebbe probabilmente l’impiego di bombardieri B-2.

I TARGET

Dunque quali obiettivi potrebbero finire nel mirino degli Stati Uniti qualora Trump decidesse di impartire l’ordine?

Il primo potrebbe essere la capacità militare dell’Iran, “come la minaccia dei missili balistici o le sue batterie di missili costieri” secondo l’esperto del Rusi. Come minimo, ciò potrebbe rendere più difficile per il regime una rappresaglia, cosa che sta minacciando di fare.

Un’altra opzione sarebbe quella di colpire il regime stesso. Savill sostiene che “potrebbero colpire i centri del potere militare, tra cui il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e forse le milizie che stanno reprimendo i manifestanti”.

PERCHÉ NON SARÀ UN’ALTRA OPERAZIONE “VENEZUELANA”

Cercare di decapitare la leadership iraniana, tuttavia, potrebbe rivelarsi più difficile e pericoloso.

Per l’esperto del think tank londinese gli Stati Uniti “potrebbero probabilmente trovare e uccidere personalità di alto rango, ma non è chiaro quale sarebbe l’effetto cumulativo”. “Potremmo assistere all’agonia finale di questo regime, ma il problema è che potrebbero volerci mesi o addirittura anni per esaurire le forze”, aggiunge Savill.

“Non c’è nulla nel copione venezuelano che potrebbe essere applicato all’Iran”, ha spiegato al Ft Dana Stroul, ex vicesegretario aggiunto alla Difesa per il Medio Oriente. Il regime iraniano è “più simile a una serie di reti rivali, tutte in competizione tra loro, e la guida suprema in un certo senso manovra, modera e bilancia i diversi centri di potere”.

Rimuovere la guida suprema dell’Iran “non cambierebbe la natura di questo regime”, poiché “ci sono troppi investimenti in tutti questi centri di potere rivali”, ha concluso Stroul.

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