Mobilità

Che cosa ci insegna (e ricorda) l’incidente mortale dell’auto a guida autonoma di Uber

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Una donna è stata investita da una vettura Uber a guida autonoma, con a bordo un guidatore che non è riuscito a prendere i comandi dell’auto. L’incidente mortale ricorda che la tecnologia ha ancora tanto da dimostrare, mentre pone l’urgenza di una nuova regolamentazione. L’approfondimento di Giusy Caretto 

Incidente mortale per l’auto a guida autonoma di Uber. Domenica sera, una vettura Volvo che montava la tecnologia a guida autonoma ha ucciso un donna in sella ad una bicicletta in una strada di Tempe, in Arizona. Nulla ha potuto fare l’autista della vettura Uber che sedeva sul sedile posteriore e che sarebbe dovuto intervenire in caso di emergenza.

L’azienda ha sospeso i test in tutte le città, ma l’incidente mette in evidenza come la tecnologia sia ancora in fase sperimentale e che tutte quelle aziende (Waymo compresa) tanto hanno ancora da dimostrare per convincere la gente che si tratta di un sistema sicuro.

Non solo. Un incidente come questo fa riaffiorare il problema della regolamentazione e della responsabilità civile, morale e penale. Cosa succede se un robot uccide un umano? E, sopratutto, come il robot deve prendere le sue decisioni? Andiamo per gradi.

L’INCIDENTE DI UBER

UberDomenica sera, un veicolo sportivo Volvo XC90 equipaggiato con il sistema di guida autonoma di Uber e con a bordo un autista che sarebbe dovuto intervenire in caso di emergenza, ha colpito e ucciso una donna, la signora Herzberg, che camminava con la sua bicicletta in una strada di Tempe, in Arizona.

In base ai rilievi delle autorità, come spiegato dal portavoce della polizia di Tempe, Ronald Elcock, la vettura i muoveva a circa 40 miglia all’ora (65km/h più o meno), non ci sarebbero segni di frenata e il conducente non sembra aver riportato alcuna ferita.

Uber ha detto che avrebbe collaborato con la polizia per capire cosa non ha funzionato. “Il nostro pensiero va alla famiglia della vittima”, ha detto una portavoce di Uber, Sarah Abboud, in una dichiarazione. “Stiamo collaborando pienamente con le autorità locali nelle loro indagini su questo incidente.”

UBER SOSPENDE I TEST

L’azienda ha prontamente sospeso i test a Tempe, a Pittsburgh, San Francisco e Toronto. Mark Mitchell, sindaco di Tempe, ha definito la decisione di Uber un “passo responsabile”, come scrive The New York Times.

NON E’ IL PRIMO INCIDENTE DI QUESTO TIPO

L’incidente avvenuto domenica sera non è il primo che coinvolge un’auto a guida autonoma, come scrive The Verge. Già a marzo 2017 è avvenuto un altro scontro tra due vetture (una Uber), sempre a Tempe. La polizia municipale e Doug Ducey, governatore dell’Arizona, in quel caso, però, minimizzarono l’accaduto, sostenendo che ad essere in torno era l’altra vettura coinvolta e non quella di Uber.

Andando ancora più indietro nel tempo, nel 2016, un uomo che guidava la sua Tesla dotata di sistema auto-pilot (una guida autonoma assistita in cui si richiede al conducente di tenere sempre e comunque le mani sul volante), si è schiantato a contro un rimorchio per trattori che stava attraversando la strada ed è morto. I regolatori federali hanno stabilito che non vi erano difetti nel sistema e che in conducente era distratto.

ARIZONA TERRA DI TEST

I funzionari dell’Arizona hanno pensato che i test delle auto a guida autonoma fossero un’opportunità per i territori e hanno invitato le aziende a testare i loro veicoli robotici sulle strade dello stato. “Il nostro messaggio a Uber, Lyft e altri imprenditori nella Silicon Valley voleva dimostrare che l’Arizona era aperta a nuove idee”, aveva affermato Doug Ducey, governatore dell’Arizona, in un’intervista a giugno 2017.

E così, tramite un ordine esecutivo, Doug Ducey aveva acconsentito alla sperimentazione di veicoli autonomi con al volante un umano che avrebbe potuto prendere il controllo, coinvinto che un “ambiente favorevole alle imprese e con una regolamentazione accomodante” avrebbe aiutato l’economia. In questo modo l’Arizona avrebbe rubato aziende valide alla California.

Californi, d’altra parte, che stava aprendo comunque le sue strade a test di questo tipo. Il Senato Americano, poi, ha redatto una proposta di legge che, se approvata, consentirebbe ai produttori di automobili autonomi che rispettino alcuni standard di sicurezza di testare le auto sulle strade a stelle e strisce (al momento, la proposta non è stata ancora approvata e non ci sarebbero i voti necessari per l’approvazione).

UNA TECNOLOGIA ANCORA IN FASE DI TEST

Insomma, la guida autonoma, seppur da tanti è oramai definita una realtà, è ancora una tecnologia in fase di test. E lo sarà ancora per un bel po’ di tempo. Uber, Waymo e una lunga lista di aziende e case automobilistiche hanno iniziato a testare i loro veicoli a guida automatica in diverse città, ma la tecnologia ha ancora solo un decennio e solo ora sta iniziando a sperimentare le situazioni imprevedibili che i conducenti possono affrontare.

L’incidente dell’auto senza conducente di Uber sembra aver ricordato a tutti proprio questo: la tecnologia non è ancora pronta.

COSA SUCCEDERA’ ORA?

Difficile, comunque, prevederne il futuro. Non si sa ancora se l’incidente in Arizona porterà altre società (non solo Uber) o i regolatori statali a rallentare l’avvento dei veicoli a guida autonoma.

Certo è che la California, che era pronta alla novità, ora sembra frenare: Jessica Gonzalez, portavoce del Dipartimento di Stato dei veicoli a motore, ha dichiarato che i funzionari statali stanno raccogliendo ulteriori informazioni sull’incidente di Tempe per prendere decisioni consapevoli su opportunità e rischi.

In un comunicato stampa, il National Transportation Safety Board ha dichiarato che avrebbe inviato una squadra di quattro investigatori per esaminare “l’interazione del veicolo con l’ambiente, con gli altri veicoli e con gli utenti della strada più vulnerabili, come pedoni e ciclisti”.

UN INCIDENTE CHE CAMBIERA’ TUTTO?

waymo guida autonoma google“Questo tragico incidente chiarisce che la tecnologia dei veicoli autonomi ha una lunga strada da percorrere prima che sia veramente sicura per i passeggeri, i pedoni e i conducenti che condividono le strade dell’America”, ha dichiarato il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal.

“Abbiamo immaginato un evento come questo come un enorme punto di inflessione per la tecnologia e le aziende che la difendono. Dovranno fare molto per dimostrare che la tecnologia è sicura”, ha commentato Michael Bennett, un ricercatore associato presso l’Arizona State University che ha analizzato la reazione delle persone alle auto senza conducente e all’intelligenza artificiale.

“Verrà nuovamente a mancare la fiducia dei consumatori nella tecnologia “, ha detto Jason Levine a Bloomberg, direttore esecutivo del Center for Auto Safety, un gruppo di difesa basato a Washington. “Dobbiamo rallentare”.

AUTO A GUIDA AUTONOMA PIU’ SICURE DEGLI UMANI?

Incidenti a parte, però, sono ancora numerosi i ricercatori che ritengono che le auto a guida automatica saranno in definitiva più sicure della controparte umana. Nel 2016, negli Stati Uniti, 37.461 persone sono morte in un incidente stradale, secondo l’Amministrazione nazionale per la sicurezza del traffico. Il numero con l’avvento delle auto a guida autonoma dovrebbe calare.

LA QUESTIONE RESPONSAILITA’

Se è vero che sono più sicure, è anche vero che hanno dimostrato che anche i robot possono sbagliare. Ed ecco, dunque, che si aprono nuovi scenari e nuovi problemi che i regolatori di tutto il mondo dovranno (prima o poi) affrontare e chiarire.

A chi dare la colpa nel caso a combinare il danno è robot? A chi far pagare i danni? Chi dovrà rispondere delle responsabilità penali? Tutte queste domande, prima del debutto ufficiale dei veicoli senza conducente, dovranno trovare una risposta chiara.

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