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Trasporti: come va il Pnrr e che cosa dice la Nadef

Pnrr Nadef

L’intervento di Marco Foti

 

Il Governo dimissionario, con il DL 144/2022, ha definito misure urgenti a sostegno dell’economia. Compreso il settore dei trasporti, in tutte le sue componenti, attraverso il rifinanziamento del fondo destinato al riconoscimento di un contributo per l’incremento di costo sostenuto nel terzo quadrimestre 2022, rispetto al 2021, per l’acquisto del carburante dei mezzi di trasporto pubblico locale e regionale su strada, lacuale, marittimo o ferroviario.

Il DL, vi è da dire, stanzia anche nuove risorse per il settore dell’autotrasporto dirette a mitigare l’eccezionale aumento dei prezzi del carburante. Misure che allo stato di fatto risultano necessarie per la sopravvivenza delle imprese di trasporto e delle aziende, pubbliche e private, che erogano servizi di TPL.

Il PNRR potrebbe intervenire su questi aspetti modificando le impostazioni iniziali che prevedono investimenti per rendere più sostenibile la mobilità con la diffusione dell’idrogeno nel trasporto ferroviario e stradale. Il Piano, che stanzia 530 milioni di Euro per la sperimentazione dell’uso dell’idrogeno nel trasporto ferroviario, in ambito locale e regionale, e nel trasporto stradale, per i mezzi pesanti, con la condivisione dell’Unione Europea può intraprendere la “strada” della rimodulazione.

Anche perché la trasformazione dei servizi regionali o locali, che attualmente vengono effettuati con treni a gasolio, non è previsto nel brevissimo termine e, per di più, le (dieci) stazioni di rifornimento di idrogeno dovranno essere ultimate entro il 30 giugno 2026 e l’assegnazione delle risorse per la loro realizzazione dovrà avvenire entro il 31 marzo 2023, ovvero domani.

Questo è soltanto uno dei problemi che si evidenziano nella politica di gestione delle azioni del PNRR. È la stessa Nota che riporta una grande preoccupazione per “l’ammontare di risorse effettivamente spese per i progetti del PNRR che nel corso di quest’anno sarà inferiore alle proiezioni presentate nel DEF per il ritardato avvio di alcuni progetti”.

Progetti che nella maggior parte dei casi prevede il coinvolgimento degli Enti Locali i quali, come noto, fanno molta fatica per avviare e portare a termine le azioni previste dal PNRR. Su quest’ultimo fronte il Governo uscente, ad esempio, è intervenuto per incrementare i fondi destinati a compensare i maggiori costi, sia per le opere in corso di realizzazione sia per quelle del Piano.

Ma questo non basta in quanto le stime più recenti indicano che, dei 191,5 miliardi di Euro che la Recovery and Resilience Facility europea ha assegnato all’Italia, circa 21 miliardi saranno effettivamente spesi entro la fine di quest’anno.

Come anticipato vi sono notevoli ritardi in merito alla restante spesa che ammonta giusto appunto a circa 170 miliardi di Euro, che devono essere spesi nei prossimi 40 mesi.

Un impegno di risorse imponente, che questo Governo lascia in eredità al prossimo esecutivo, i cui investimenti purtroppo non sono caratterizzati dallo stesso livello di priorità e per cui le amministrazioni hanno presentato progetti di importanza non prioritaria con il solo obiettivo di raggiungere la spesa programmata.

Queste criticità sono comuni a tutte le azioni del PNRR previsti sino al 2026 ed il Piano potrà essere modificato in relazione alle condizioni attuali ed agli obiettivi da raggiungere a breve termine.

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