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Tesla

Tesla scatena la guerra dei prezzi, altri tagli ai listini americani

Elon Musk pare intenzionato a scatenare nel 2023 una vera e propria guerra dei prezzi: nuova sforbiciata ai listini Tesla. Ford in scia, diverse cinesi pure, ma le europee non ci stanno

Nessuno dalle parti di Tesla lo ammetterà mai, ma il piano di Elon Musk è di accelerare con la base installata prima dell’arrivo delle auto cinesi. Perché il 2023 sarà l’anno dello sbarco in Occidente di alcune delle principali marche asiatiche, capaci di sedurre gli automobilisti europei e americani con i loro prezzi incredibilmente competitivi, che derivano sia dalle partecipazioni di Stato nelle varie Case, sia soprattutto dalla lungimirante filiera industriale che Pechino ha saputo mettere in piedi per tempo, accaparrandosi i principali giacimenti di terre rare d’Africa, prima guardando alle batterie al litio di laptop, smartphone e tablet e poi a quelli delle auto elettriche.

LA GUERRA DEI PREZZI DI TESLA IN NUMERI

Ecco perché il 2023 pare l’anno delle politiche di prezzo aggressive di Tesla. Non dimentichiamo inoltre quanto ha anticipato Reuters qualche giorno fa, ovvero che la casa automobilistica di maggior valore al mondo – con 625,83 miliardi di capitalizzazione e un titolo che da inizio 2023 è in forte ripresa (+60%) – inizierà a produrre entro il 2024 una nuova versione della Model 3 e modificherà la Model Y. Nel mentre, la parola d’ordine è vendere, vendere, vendere.

E ora, dopo gli interventi in Cina e in Europa, un secondo taglio negli Usa. Questa volta di 5 mila dollari il listino della Model S e di 10 mila quello della Model X. Il prezzo base della tre volumi a trazione integrale (AWD) è stato ridotto da 94.900 dollari a 89.990 e quello della versione Plaid da 114.990 a 109.990. Quanto al Suv, il listino parte ora da 99.990 per la AWD e non più da 109.990, mentre la Plaid scende da 119.990 a 109.990.

Come si ricordava, non è il primo intervento di quest’anno: a gennaio era stata disposta una sforbiciata di oltre il 20% ai listini di tutti i modelli in gamma.  E gli interventi negli altri mercati avevano portato a un vero e proprio effetto domino, con case disposte a seguire la direzione intrapresa da Musk e altre che fieramente se ne sono discostate.

“Il nostro obiettivo”, aveva detto l’amministratore delegato di Volkswagen Oliver Blume in una recente intervista alla testata tedesca Frankfurter Allgemeinen Sonntagszeitung, “non è la dimensione a qualsiasi prezzo. Le nostre ambizioni devono essere incentrate sul valore aggiunto, sulla crescita redditizia”.

Questo naturalmente non significa che il Gruppo intenda abdicare al proprio ruolo di leader europeo per ciò che concerne la produzione di auto elettriche, anzi, l’obiettivo è quello di diventare “un leader globale”, semplicemente “Abbiamo una chiara strategia di prezzo e puntiamo sull’affidabilità”, ha sibilato il manager tedesco. “Abbiamo piena fiducia nella forza dei nostri prodotti e marchi”.

Il neo Ceo del marchio Renault Fabrice Cambolive, aveva dichiarato: “Se riduci del 10% o più nel giro una settimana, ciò influisce sui valori residui delle auto e danneggia i clienti. La stabilità è importante per noi”.

Tuttavia il manager 54enne alla guida del marchio di Boulogne-Billancourt aveva lasciato aperto uno spiraglio: “È prevedibile che i prezzi dei veicoli elettrici diventino oggetto d’esame”, ma è chiaro che senza una politica europea a sostegno dei produttori i margini d’azione restano limitati. Difficilmente insomma i tagli potranno essere significativi.

L’ALTRA AMERICANA SUL PIEDE DI GUERRA

Sempre negli States si è mossa anche Ford annunciando tagli per la Mustang Mach-E, tra le auto elettriche di maggior successo negli States, che variano tra l’1,2% e l’8,7% pari a circa 4.500 dollari, dove a beneficiarne maggiormente sono le versioni più performanti e accessoriate.

Rispetto a Tesla, che ha dovuto vedersela con la rabbia dei clienti che hanno acquistato le auto a prezzo pieno, Ford ha optato per un taglio retroattivo: valido cioè fin dal primo gennaio scorso.

LA GUERRA DEI PREZZI TRA CINESI

E poi ci sono le cinesi, che ora devono cavarsela anche senza incentivi, con un mercato che dà già i primi segni di rallentamento. Seres è stata la prima ad annunciare una riduzione di almeno 30 mila yuan (4.200 euro) per tutti i suoi modelli.

È stata seguita a ruota da Xpeng  che ha ridotto il prezzo base della berlina P7 a 209.900 yuan (circa 28.660 euro), il 12,5% in meno rispetto a prima. Secondo Reuters, sono state ribassate tutte le versioni della P5 e della sportiva G3, con tagli che vanno dal 10% al 13%.

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