Finale d’anno amaro per Tesla nel Vecchio continente (non una novità): la Casa texana di auto elettriche, che ha appena subito a livello mondiale l’onta del sorpasso da parte della cinese Byd, in Europa anche nel mese di dicembre 2025 ha sbandato e non poco, con una inchiodata in diversi Paesi. La quota di mercato europea nelle mani di Elon Musk è così scesa all’1,7%, in deciso calo rispetto al 2,4% registrato tra gennaio e novembre 2024 in Europa, Gran Bretagna e Associazione Europea di Libero Scambio.
CROLLO DEL 71 PER CENTO IN SVEZIA
Fa rumore soprattutto la contrazione annuale registrata in Svezia, con le immatricolazioni dicembrine ferme ad appena 821 auto elettriche americane immatricolate in diminuzione del 71% rispetto al medesimo periodo del 2024. Numeri che hanno portato a un calo annuale complessivo del 70% nel 2025, secondo i dati di Mobility Sweden.
PER TESLA DICEMBRE DA DIMENTICARE ANCHE IN FRANCIA
In Francia le immatricolazioni della casa automobilistica di Elon Musk registrate da La Plateforme automobile hanno totalizzato il 66% in meno a dicembre rispetto all’anno precedente, con appena 1.942 nuove targhe. Con gli ultimi dati appena arrivati è possibile affermare che nell’Hexagone per l’intero 2025 le immatricolazioni di Tesla sono fortemente scese del 37%.
NEL 2019 OLTRE MEZZO MILIONE DI VEICOLI IN PIÙ
Ma è l’intero mercato automobilistico francese a dare segnali di evidente sofferenza. Comparando i dati 2025 con quelli del 2019 – ultimo anno pre-Covid e precedente soprattutto all’impennata dell’inflazione – globalmente nel Paese sono stati venduti circa 580.000 veicoli in meno. Ciò rappresenta un calo delle vendite di oltre un quarto in sei anni, una “vera e propria crisi dei volumi che grava sull’industria automobilistica francese ed europea”, secondo Pfa.
Sebbene i prezzi “comincino a scendere” – in calo dell’1,4% in media, con forti variazioni a seconda del tipo di motore (25.657 euro per un modello a benzina, in calo del 4,6%, rispetto ai 42.992 euro di uno elettrico, -0,1%) – “restano spesso troppo alti per i privati”, commenta la società AAA Data sulla testata d’Oltralpe La Tribune.
TESLA INCHIODA PURE NELLA PENISOLA IBERICA
In Spagna le vendite di nuove auto a marchio Tesla sono diminuite del 44,2% rispetto a dicembre 2024, con 1.794 veicoli venduti, secondo i dati sulle immatricolazioni pubblicati venerdì dal gruppo industriale Anfac. Per quanto riguarda l’intero 2025, le nuove targhe apposte sulle auto elettriche della Casa di Austin hanno subito un rallentamento del 4% rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda il Portogallo, le immatricolazioni sono scese del 12,7%, raggiungendo le 1.207 unità, secondo l’associazione dell’industria automobilistica del Paese Acap, con un crollo del 22,3% complessivo nel 2025 che si ferma a 7.585 unità.
L’AUTO DI MUSK CORRE SOLO IN NORVEGIA
La sola eccezione continua a essere la Norvegia, mercato dove Tesla ha registrato un aumento dell’89% su base annua a dicembre, raggiungendo 5.679 veicoli immatricolati. Un dato che consente alla Casa di auto elettriche di raggiungere un nuovo record annuale nel Paese in cui oramai detiene una quota di mercato superiore al 19%.
E PER IL 2026?
Pesano sulle prospettive a corto e medio termine l’assenza di novità in listino, perciò le speranze dei fan del marchio texano – e soprattutto degli azionisti – sono legate al debutto del robotaxi Cybercab, veicolo a due posti completamente privo di volante e pedali, concepito esclusivamente per il servizio di trasporto autonomo che tuttavia farà storia a sé non essendo pensato per la vendita tradizionale al pubblico, ma come auto di servizio.
MODELLI TRAVOLTI DA RITARDI CONTINUI
Nelle concessionarie Tesla potrebbero invece affacciarsi infine la Roadster 2.0 e la possibile Model 2: si tratta in entrambi i casi di modelli la cui uscita non è stata ufficializzata. Il primo fu annunciato nel 2017 e rinviato di anno in anno, tra promesse sempre più mirabolanti, mentre la Model 2 se mai si concretizzerà (non è nemmeno chiaro se sia effettivamente nella pipeline aziendale) dovrebbe essere la risposta americana alle auto cinesi low cost, riuscendo a offrire prezzi di listino maggiormente contenuti rispetto alla gamma attuale (si parla di circa 25mila euro).
BYE BYE CYBERTRUCK
Sembra invece ormai certo che il Cybetruck non arriverà mai in Europa per via delle sue caratteristiche che lo rendono inidoneo all’omologazione. Un bel problema per Tesla che già per ciò che concerne il mercato statunitense contava in vendite decisamente maggiori rispetto a quelle registrate fin qui.
SARÀ L’ANNO ANCHE DEL TIR ELETTRICO?
Sempre nel 2026 dovrebbe iniziare la produzione di massa del Tesla Semi: un altro mezzo completamente elettrico annunciato nel 2017 e poi posticipato a più riprese, salvo una produzione di poche unità utili a testare le performance di questo camion alla spina.
Di recente la Casa di Elon Musk ha dichiarato per la versione finale del mezzo pesante un miglioramento dell’efficienza energetica di circa il 15%, con consumi ridotti e un’autonomia che potrebbe arrivare fino a 800 km oltre alla compatibilità con i sistemi di ricarica ultrarapida fino a 1,2 MW, ma resta da vedere se entrerà mai davvero in produzione nell’arco dei 12 mesi.
MUSK TORNERÀ A CONCENTRARSI SU TESLA COME IN PASSATO?
La situazione insomma è critica dal momento che la strategia industriale relativa al 2026 è avvolta dal mistero mentre i numeri del 2025 certificano il fatto che il nome che il marchio s’è fatto negli anni potrà anche bastare in Borsa, ma non riesce più a spingere le immatricolazioni sul mercato automobilistico.
A novembre la Casa americana ha approvato con oltre il 75% dei voti un “pacchetto retributivo” a favore dell’amministratore delegato, della durata di dieci anni, da oltre 1.000 miliardi di dollari legati al raggiungimento di particolari obiettivi molto ambiziosi, proprio nella speranza che l’imprenditore sudafricano torni a concentrarsi sulla vision aziendale che più di tante altre sue altre aziende sembra aver patito le tante distrazioni dell’ultimo periodo di Elon Musk, dalla politica alla rincorsa attraverso Grok delle software house attive nel settore dell’Intelligenza artificiale, fino allo sviluppo dei robot domestici Optimus.
MUSK HA DANNEGGIATO LE VENDITE DI TESLA?
Del resto, al netto dei numerosi addii da parte di uomini di spicco registrati nell’ultimo periodo, l’ex startupper resta centrale nel successo dell’azienda e rischia di esserne pure la principale zavorra: “Elon Musk ha avuto un impatto significativo sulle vendite di Tesla [negli Stati Uniti] a causa delle sue attività politiche di parte, estranee al core business del marchio”, sostengono gli economisti dell’Università di Yale in un documento focalizzato sulle vendite in Nord America per il National Bureau of Economic Research (Nber) pubblicato online nelle ultime settimane. Prima di ottobre 2022, “un numero maggiore di contee a maggioranza democratica mostrava una crescente propensione all’acquisto di Tesla, probabilmente a causa di preoccupazioni ambientali e di una maggiore notorietà del marchio. Tuttavia, questa tendenza si è invertita dopo” quella data, hanno osservato gli esperti.
Per gli esperti anche le numerose boutade dell’egoarca via X avrebbero giocato un ruolo chiave nel rallentamento delle vendite delle sue auto elettriche dato che coinciderebbe proprio col periodo in cui, acquistato Twitter, l’imprenditore avrebbe lasciato spazio ai commenti estremisti e antiscientifici.
Le cose, annotano sul quotidiano francese La Tribune, non sono migliorate in seguito. “Per molti, questa percezione negativa è stata esacerbata dalle attività apertamente partigiane di Musk durante le elezioni presidenziali del 2024 (inclusi 300 milioni di dollari [circa 258 milioni di euro] in contributi alle campagne dei candidati repubblicani) e dalle sue successive azioni come capo de facto del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (Doge) dell’amministrazione Trump “, scrivono gli economisti.
Da aprile 2025, data di conclusione dello studio Nber, le vendite di Tesla avrebbero invece registrato una ripresa: quasi 500.000 veicoli venduti in tutto il mondo tra luglio e ottobre. Ma negli Usa ha giocato senza dubbio la prospettiva dell’eliminazione del bonus da 7.500 dollari voluto dall’ex presidente Joe Biden per spingere il mercato interno dell’auto elettrica e che Donald Trump ha fatto cessare lo scorso 30 settembre: nelle settimane precedenti si è registrata infatti una vera e propria corsa dell’ultimo minuto al bonus auto. Dunque, più che le intemerate di Musk, Tesla ha senza dubbio bisogno di modelli nuovi e di un piano industriale convincente, che invece al momento paiono latitare.





