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Cosa succede all’autosalone di Monaco tra veicoli elettrici, politica e incentivi

Nichel

Viaggio nel salone di Monaco tra vecchia e nuova mobilità. L’articolo di Pierluigi Mennitti

Non è solo una concessione allo spirito dei tempi la presenza di sette produttori di biciclette (tra cui alcuni di e-bike) alla nuova fiera dell’automobile tedesca, ma il tentativo di modernizzare e dare nuova linfa a quello che fu uno degli appuntamenti commerciali più grandi del mondo.

IAA è stato per decenni il luogo che – assieme alla fiera del libro – più caratterizzava la vita fieristica di Francoforte. Dopo anni di declino e l’interruzione causata dalla pandemia, la manifestazione ha riaperto cambiando sede e aggiungendo l’appellativo di Mobility che ne illustra le nuove ambizioni.

La compagnia dell’auto si è spostata, dalla capitale finanziaria del Paese a quella dell’industria tecnologica, dall’Assia alla Baviera, da Francoforte a Monaco. Qui, nella regione che silenziosamente ha creato le condizioni per lo sviluppo dell’impresa ad alta tecnologia in Germania, i boss dell’automobile giocano la scommessa della sopravvivenza: superare la crisi dei motori a combustione ed entrare nell’era dell’auto elettrica, accompagnando a questa rivoluzione un nuovo concetto di mobilità per la società del Ventunesimo secolo. Lo scandalo del dieselgate, la pietra tombale sull’auto novecentesca, è alle spalle, questo è il messaggio fin troppo ottimistico: da oggi in poi il settore è chiamato a disegnare scenari innovativi.

Ecco perché i produttori di biciclette, il mezzo di trasporto ecologico riesploso anche grazie alle restrizioni pandemiche, sono coccolati e riveriti, mentre i vecchi “padroni”, i manager dell’auto, si aggirano un po’ smarriti cercando di riannodare il filo perduto.

Nuova mobilità, diversi sistemi di trasporto, integrazione, interscambi modali, offerte di mobilità alternativa: il fronte del nuovo trasporto si alimenta di vecchi e nuovi concetti, i termini si rincorrono, si ripetono e si incrociano alla ricerca di una soluzione concreta al di là del suono magico delle parole.

Anche le biciclette si sono messe da tempo un motore elettrico sotto i telai. I nuovi modelli fanno bella mostra nel padiglione loro riservato e si prendono la scena del salone dell’auto, nonostante si sia da poco conclusa la fiera a loro riservata, Eurobike, nella non lontana cittadina di Friedrichshafen: un grande successo quest’anno. La Fiera di Monaco prova a replicarlo. L’Handelsblatt dedica alle novità a due ruote un reportage lungo una pagina, raccontando l’interesse dell’indotto, di fornitori come Brose o Bosch una volta legati solo all’automobile: è un viaggio lungo la nuova frontiera della mobilità. Gli organizzatori della kermesse sono contenti, chissà se lo sono altrettanto i costruttori di auto.

Questi, una volta indiscussi protagonisti delle giornate di Francoforte, giocano in difesa. Come dissidenti scoperti e costretti ad abiure e riabilitazioni, giurano tutti fedeltà assoluta al totem della tutela del clima. Sentite Herbert Diess, capo di Volkswagen, il marchio simbolo del dieselgate: “Il cambiamento climatico è la sfida più grande dei prossimi anni. In passato non abbiamo agito in maniera coerente e non abbiamo fatto tutto quello che era in realtà possibile fare”. O Oliver Zipse, capo di Bmw: “La moneta del futuro è la capacità di ridurre le emissioni di Co2. Solo chi riuscirà a garantire auto che consumano meno risorse e che producono meno Co2 avrà un futuro”.

Mea culpa e cenere sul capo, l’arroganza degli uomini di Wolfsburg è evaporata con le emissioni di Co2 e in nome del clima è sparito anche il currywurst dalla mensa aziendale, quello prodotto con il marchio Vw da una fabbrica di famiglia), mentre il logo della Mercedes è stato trasformato per l’occasione in una turbina eolica, Audi trasmette filmati sulla scomparsa delle foreste pluviali e dalle parti di Bmw ci si attarda in dimostrazioni sul riciclaggio di lamiere e plastica.

ma promesse e progetti non bastano a calmare i pasdaran dell’ecologismo. Greenpace e agguerrite organizzazioni come Deutsche Umwelthilfe non si fidano, minacciano denunce penali in tribunale se Volkswagen, Mercedes e Bmw non si impegneranno per iscritto a rinunciare ai motori a combustione entro il 2030. E altri attivisti bloccano l’autostrada che porta a Monaco, coprono i cartelli autostradali con slogan anti IAA, costringono la polizia a intervenire per ripristinare la legalità.

Per Angela Merkel, giunta a Monaco per l’ultimo intervento della sua carriera politica alla fiera dell’auto, l’automobile è parte fondamentale della soluzione ai problemi del clima. Ma La Germania “deve mantenere la sua posizione centrale nella produzione automobilistica”. Clima e industria devono camminare assieme, la transizione verso una mobilità climaticamente neutrale può salvaguardare le centinaia di migliaia di posti di lavoro tedeschi del settore (800.000 circa considerando l’indotto) e garantire all’industria dell’auto tedesca di mantenere la sua competitività internazionale. Questo il mantra della cancelliera, che bleffa un po’ quando snocciola i numeri delle politiche di incentivazione dell’auto elettrica del suo governo.

Oltre alla lenta diffusione delle infrastrutture necessarie all’auto elettrica (colonnine di ricarica a sufficienza, ad esempio) c’è il problema dell’alto prezzo dei veicoli, nonostante gli aiuti finanziari pubblici. “Compatta, ecologica ed economica” è lo slogan con cui i marchi tedeschi pubblicizzano  le piccole e-auto di tutti i giorni, a prezzi che oscillano fra i 20 e i 30 mila euro. Sempre tanto per un cittadino medio, ma il problema è che i primi modelli non arriveranno sul mercato prima del 2025.

Ma Merkel è ormai il passato e i boss dell’auto hanno bisogno di guardare al futuro. È dunque al prossimo governo che si rivolgono sguardi e richieste. L’industria automobilistica si riconosce senza se e senza ma nell’obiettivo della neutralità climatica, ma chiede alla politica condizioni certe per la svolta nella mobilità”, ha chiesto Hildegard Müller, presidente dell’associazione dei costruttori (VDA) : il che, tradotto in soldoni, significa garantire energia verde a sufficienza e a costi contenuti.

Poi ci sono i numeri della Fiera, con cui gli organizzatori sperano di vincere la scommessa del nuovo concetto e della nuova sede. Oltre 700 espositori, centinaia di migliaia di visitatori attesi, una sfida in sé in tempi di pandemia. Il nuovo salone dell’auto è la prima grande kermesse a riaprire i battenti, con misure sanitarie appropriate all’incipiente quarta ondata di Covid. Magari il suo successo non rilancerà l’auto, ma servirà almeno a far ripartire il settore fieristico.

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