Mobilità

Quale sarà il futuro di Alitalia, easyJet e Ryanair?

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Serviranno anni prima che il traffico aereo riesca ad assorbire e smaltire la crisi: cosa si prospetta per Alitalia, easyJet e Ryanair? L’articolo di Marco Foti

Una crisi che colpisce l’intero comparto del settore aeroportuale, che sembra essere basato esclusivamente sulle compagnie aeree. Chi pensa alle società che gestiscono la filiera produttiva del comparto?

Nonostante gli ultimi allarmi lanciati da Assaeroporti, -75% del traffico nel 2020 (circa 53 milioni di passeggeri a fronte di più di 200 milioni nel 2019), sembra non interessare la crisi che attanaglia gli aeroporti italiani. Tutte le forze si sono concentrate sulla questione Alitalia (Decreto Agosto e 3 miliardi di euro per la new company) mentre delle oltre 130 aziende del settore e dei 40.000 lavoratori nessuno ne parla.

In questo quadro deficitario il nostro Paese è in netto ritardo in quanto non ha previsto finanziamenti alle società che gestiscono gli aeroporti, ad eccezione dello slittamento di due anni delle concessioni aeroportuali e la cig straordinaria sino a marzo 2021.

Può bastare questo per tutelare le migliaia di lavoratori del comparto? Le risposte sono fornite dagli altri Paesi (meglio dire Governi).

La Germania, ad esempio, ha stanziato 1,36 miliardi di euro per gli aeroporti. Sarà un caso? No. In tutti i Paesi il sistema aeroportuale nazionale è essenziale per lo sviluppo, non solo per il turismo (in questo periodo azzerato) ma anche, e soprattutto oggi, per la mobilità di cittadini, lavoratori ed imprese.

La crisi economica dovuta alla pandemia da Covid ha messo in ginocchio tutto il sistema, i dati purtroppo lo certificano. Secondo le stime riportate in un report economico di Iata, la principale associazione di categoria che riunisce le compagnie aeree, “la ripresa sarà lunga e faticosa, serviranno anni prima che il traffico aereo riesca ad assorbire e smaltire la crisi in cui è sprofondato a causa del blocco dei viaggi per il coronavirus, il volume di traffico tornerà ai livelli del 2019 solo nel 2023”.

Anche Ita fa i conti con la crisi e nello stesso tempo avvia la discussione sulle prime indicazioni del nuovo piano industriale che prevede 6000 lavoratori altamente qualificati posti in attesa in Alitalia in a.s. senza certezze circa il loro futuro, fuori dal ciclo produttivo e senza garanzie sul mantenimento delle qualifiche e delle certificazioni.

“Il posizionamento di Ita dovrà essere per forza sul settore di mercato premium” dichiarava nei mesi scorsi il nuovo AD. Ma il mercato dei voli non è ripreso come si aspettava per cui il piano industriale ha qualche difficoltà ad essere applicato.

In attesa della (ri)nascita della nuova Alitalia e del piano di riordino del settore, in corso a cura del Mit, una soluzione di ripresa economica potrebbe puntare verso il potenziamento dei collegamenti interni, i cosiddetti voli domestici. Le compagnie low cost presenti in Italia (Ryan Air Ed EasyJet in primis) stanno provvedendo, grazie ad una gestione aziendale più snella rispetto alle compagnie tradizionali, alla ripresa dei voli di corto raggio, altre compagnie si stanno affacciando al mercato italiano per lanciare nuove rotte nazionali (Wizz Air).

Perché non puntare, anche nel caso della nuova Alitalia, al mercato domestico le cui relazioni potrebbero reggere la crisi preventivata da Iata? Una soluzione che porterebbe al mercato del settore nuova linfa e quel dinamismo economico che tanto serve oggi alle società che gestiscono gli aeroporti italiani.

Il Mit, da parte sua potrebbe approfondire le proprie valutazioni, a tutela dei tanti lavoratori del settore aeroportuale, utilizzando non solo la fiche dei tre miliardi e la legge 77/2020 ma ulteriori misure strutturali a copertura delle gravi perdite subite dal sistema costituito da una ricca filiera produttiva (Handling, Gestori Aeroportuali, Vettori, Catering, Manutenzione).

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