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Porsche 911 “mai elettrica”, tagli e meno modelli. La strategia di Stoccarda non convince gli azionisti

L'ultimo incontro con gli azionisti dell'Ad Leiters è stato parecchio agitato. Del resto i numeri contenuti nei bilanci sono il principale atto d'accusa: le consegne sono calate del 10% l'anno scorso e di un ulteriore 15% nei primi mesi del 2026, mentre nel 2025 il margine operativo si è fermato a circa l'1%. Il mercato cinese pare poi sempre più difficile da riagguantare

Per tornare a correre serve meno zavorra. Volendo riassumere con uno slogan l’intervento di Michael Leiters, amministratore delegato di Porsche, davanti agli azionisti (un appuntamento tutt’altro che facile per il top manager, considerata la crisi in cui versa la Casa sportiva tedesca) si potrebbero usare queste parole. Porsche ha bisogno infatti di tornare a essere competitiva e per farlo deve operare un reboot delle proprie strategie.

IL NUOVO PIANO DI PORSCHE

Per il 2035 la Casa di Stoccarda intende far debuttare molti meno modelli e cooperare maggiormente con Volkswagen dato che anche la controllante ha bisogno di abbassare i costi. E poi ovviamente si calcia l’elettrico lontano. “La Porsche 911 non avrà mai le batterie”, scandisce Leiters in una rinnovata dichiarazione di fiducia, se non di amore, al motore a scoppio. Il piano sarà delineato solo in autunno, ma già la cornice serve a delineare il contenuto del quadro. Un quadro che per ora è stato caratterizzato da tinte assai fosche.

I TAGLI

Porsche dovrà presentarsi anche ai sindacati e al mondo della politica annunciando nuovi dimagrimenti nell’organico: appare ormai palese a tutti che i 2.000 esuberi del 2025 non saranno più sufficienti a rimettere i conti in carreggiata e infatti si parla di una cifra quasi identica (1.900 posti di lavoro) relativa al prossimo futuro.

I TANTI ERRORI NEL MANAGEMENT

Secondo i media tedeschi, Leiters è finito alla sbarra durante l’assemblea con gli azionisti che non hanno certo nascosto di non condividere le scelte strategiche operate fin qui. Idealmente accanto a lui al banco degli imputati c’è finito pure l’ex Ceo Oliver Blume, accusato a più riprese di aver voluto mantenere caparbiamente il doppio incarico (alla guida di Porsche come pure del gruppo Vw) incurante del periodo eccezionale attraversato dall’automotive europeo.

Difficile per Leiters replicare quando i numeri contenuti nei bilanci sono il principale atto d’accusa: le consegne sono calate del 10% l’anno scorso e di un ulteriore 15% nei primi mesi del 2026, mentre nel 2025 il margine operativo si è fermato a circa l’1%, appesantito da 3,1 miliardi di euro di ristrutturazioni e da 700 milioni legati ai dazi statunitensi.

LA QUESTIONE CINESE

Resta peraltro sul tavolo il tema del mercato cinese: in quello che si avvia a diventare il primo mercato al mondo la Casa di Stoccarda ha perso il 21% delle quote di mercato riuscendo a piazzare appena 7.519 veicoli in tre mesi ed è ancora tutta da delineare la strategia che dovrebbe permettere a Porsche di provare a superare le rivali autoctone, da Byd a Nio passando per Geely fino a Xiaomi che stanno peraltro arrivando anche sulle strade del Vecchio continente.

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