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Cosa succede a Bosch e Marelli

Automotive Uilm

Che cosa significano gli annunci di Bosch e Marelli. L’intervento di Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl

 

La giornata di ieri con l’annuncio di Bosch di 700 esuberi e di Marelli di 550, a cui si è aggiunta la notizia della restituzione di Stellantis del prestito a Sace, ha segnato un’accelerazione fortissima dei cambiamenti che da tempo stanno riguardando il settore dell’automotive e che sempre di più, lo caratterizzeranno sotto l’insegna della transizione ecologica e della trasformazione produttiva.

Come Fim Cisl, da tempo abbiamo manifestato e denunciato come la transizione che sta affrontando il settore abbia bisogno di politiche di accompagnamento nuove e diverse, di carattere industriale prima che occupazionale. Non possiamo pensare di continuare ad affrontare, come ci propone il MiSE, le vertenze una ad una, dobbiamo invece riuscire a dare un disegno unico d’intervento sull’intero settore e quelli ad esso collegati, un lavoro questo, per il quale serve un tavolo di confronto tra parti sociali e governo. In quest’ottica ci rivolgiamo proprio al governo per sollecitarlo ad intervenire sulla principale questione industriale del Paese per i prossimi anni.

Abbiamo bisogno di strumenti nuovi e politiche di accompagnamento e sostegno tra incentivi e riconversioni produttive e di nuove competenze che siano adeguate alla sfida che abbiamo davanti. Il tempo corre e non va sprecato.

Queste nuove politiche per l’automotive devono trovare spazio, come stanno facendo altri paesi in Europa, sia nel PNRR che dei nuovi progetti di politiche attive, fonti di finanziamento mirate. Nei prossimi giorni, tra Fim, Fiom, Uilm e anche nel rapporto con le parti datoriali vogliamo trovare ulteriori proposte e momenti di convergenza.

Non c’è però altro tempo da perdere, è il momento di affrontare le criticità di tutto quanto sta accadendo in questo settore tradizionalmente molto forte in Italia, ma che rischia di essere spezzato via da una trasformazione che al momento non è governata.

La transizione ecologica per ora sta solo generando perdenti e problemi. Come sindacato e come Fim non staremo certamente fermi e valuteremo di alzare il livello di proposta e d’iniziativa sindacale a sostegno della qualità industriale e dei posti di lavoro in discussione. Le singole vertenze vanno tutte ricondotte e gestite attraverso strumenti nuovi e un disegno di politiche industriali da costruire.

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