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Perché lo stabilimento di Nissan in Messico fa così gola alle Case cinesi?

Due delle principali case automobilistiche cinesi, Byd e Geely, sarebbero tra le finaliste in lizza per l'acquisto di uno stabilimento Nissan - Mercedes in Messico. I costruttori però difficilmente vorranno servirsene per raggiungere gli Usa: la loro ambizione è un'altra e fa il paio con le recenti mosse in Sud America

La recente crisi in cui è sprofondata Nissan, che ha richiesto una lunga serie di tagli dolorosi, sommata alle sfide territoriali rappresentate dai dazi di Trump – che intende spingere le Case automobilistiche estere a trasferirsi da Canada e Messico per impiantare le loro filiere direttamente negli Usa – ha spinto il costruttore nipponico a prendere la decisione di lasciare lo stabilimento messicano di Aguascalientes.

TUTTE LE MOSSE DI NISSAN IN MESSICO

Si tratta di un hub strategicamente posizionato nel centro del Paese, aperto nel 1992 e potenziato nel 2014 attraverso un investimento di due miliardi di dollari  in sinergia con Mercedes che ha portato l’hub a una capacità produttiva di 850mila veicoli all’anno rispetto i 300mila iniziali. Lo scorso anno nell’esigenza di risanare i bilanci Nissan aveva già chiuso le attività a Morelos, a Sud di Città del Messico, centralizzando tutte le operazioni in Aguascalientes. La ristrutturazione industriale chiamata Re:Nissan punta infatti a ridurre la capacità produttiva globale da 3,5 milioni di unità (esclusa la Cina) a 2,5 milioni di unità.

DA MADE IN CHINA A MADE IN MEXICO

Con il nuovo anno si è resa impellente la necessità di alienare anche l’impianto superstite portato avanti con Mercedes. E secondo una esclusiva di Reuters ci sarebbe già la fila di Case automobilistiche, per lo più cinesi, pronte ad accaparrarselo.

Nissan avrebbe infatti ricevuto nove offerte e quelle che avrebbero passato le selezioni sarebbero Byd e Geely. Nel novero iniziale figuravano anche Chery e Great Wall Motor. Il terzo finalista sarebbe l’ex startup di veicoli elettrici vietnamiti VinFast.

IL NORD AMERICA RESTA IRRAGGIUNGIBILE?

Difficilmente, anche dopo che Donald Trump avrà concluso il proprio secondo mandato, gli Usa apriranno il mercato alle auto made in China (già l’amministrazione Biden aveva sbarrato loro la strada adducendo non meglio precisati motivi di sicurezza nazionale connessi ai molteplici sensori di bordo).

Questo significa che le Case del Dragone non intendono servirsi dell’impianto di Aguascalientes per servire il mercato nordamericano ma per stringere la propria presa su quello dell’America centrale avendo già iniziato a presidiare il Sud America.

LE CASE CINESI SCIAMANO NELLE AMERICHE

A tal proposito si ricorda che lo scorso autunno Byd ha inaugurato il suo nuovo complesso industriale a Camaçari, nello Stato di Bahia, in Brasile, frutto di un investimento di 800 milioni di euro (5,5 miliardi di real). La notizia ha avuto particolare eco in quanto si tratta del più grande impianto della compagnia fuori dall’Asia con una capacità produttiva iniziale di 150mila veicoli elettrici e ibridi all’anno per arrivare a 300 mila nella seconda fase con l’obiettivo finale fissato a 600mila auto all’anno.

Sempre lo scorso autunno Byd ha presentato il primo veicolo ibrido plug-in flex al mondo capace di funzionare con qualsiasi proporzione di etanolo e benzina sviluppato congiuntamente da ingegneri brasiliani e cinesi e progettato specificamente per il mercato brasiliano dove ha mercato il carburante derivante dalla canna da zucchero.

Parallelamente, anche l’altro contendente per la fabbrica che Nissan ha in Messico, ovvero Geely, sempre in autunno aveva fatto sapere che intende diventare azionista di Renault do Brasil accaparrandosi il 26,4% del capitale per avere accesso al complesso industriale francese di São José dos Pinhais nello Stato del Paranà. Insomma, se si escludono gli Usa asserragliati dietro le alte mura dei dazi, le Americhe sono sempre strette più tra le spire del Dragone.

 

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