Mobilità

Ntv, Italo, gli americani di Gip e il ruolo di Credit Suisse

di

Cattaneo

Fatti, nomi, approfondimenti e indiscrezioni nell’articolo di Michele Arnese

Direzione Piazza Affari o Stati Uniti? E’ a questa domanda che i soci di Ntv, la società che gestisce il servizio ad alta velocità concorrente di Trenitalia, dovranno rispondere. Infatti il bivio è: sbarcare in Borsa o accettare l’offerta del fondo Usa Global Infrastructure Partners (Gip), in cui hanno un ruolo ex Credit Suisse, banca d’affari impegnata nel progetto di quotazione della società capitanata da Flavio Cattaneo. Ecco dettagli, nomi e approfondimenti.

IL BIVIO

Oggi, 7 febbraio, il consiglio di amministrazione dei treni Italo decide se accettare l’offerta di acquisto ricevuta nei giorni scorsi dal fondo americano Global Infrastructure Partners o continuare nel percorso di quotazione in Borsa entro fine mese. Nel primo caso per la vendita del 100 per cento della società potrebbe incassare 1,6 miliardi di euro (liberandosi anche di 440 milioni di debiti). Nel secondo, collocherà sul mercato il 35-40% delle azioni con una valorizzazione dell’azienda, “stando ai report di più di una banca d’affari, non distante dal prezzo fissato dagli americani”, chiosa Repubblica.

LE POSIZIONI

Il cda di Ntv ha deciso ieri all’unanimità che oggi si incontrano prima con gli advisor per la quotazione guidati dalla banca d’affari Rothschild e fisseranno così la forchetta di prezzo con cui presentarsi al mercato e poi vedono gli emissari del fondo Gpi per discutere dell’offerta. I soci finanziari (Intesa e Generali) avrebbero fatto intendere che sarebbe opportuno vendere. Non a caso ieri Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo che ha il 18,8% del capitale, ha detto che “ora dobbiamo valorizzare la partecipazione al meglio perché non faccio l’azionista di una società di treni”. Anche l’altro socio finanziario, Generali, è propenso alla dismissione della quota.

LE MOSSE

C’è chi sostiene che più favorevoli a imboccare la via della Borsa siano gli imprenditori che detengono l’altra fetta del capitale, a cominciare dal presidente Luca Montezemolo (12,7%) e Cattaneo (5,7%), sostenuti dal patron di Tod’s Diego Della Valle (17,4%), Isabella Seragnoli (5,7%) e Alberto Bombassei (4,8%). Secondo alcuni analisti – scrive Luca Pagni di Repubblica – “è un modo per spingere il fondo Usa ad alzare l’offerta perché non ritenuta adeguata: essendo la stessa valorizzazione che potrebbe arrivare dalla quotazione, mancherebbe quello che viene definito il “ premio” per la cessione del pacchetto di maggioranza”. Non tutti la pensano così sul mercato: secondo due fonti citate dall’agenzia Reuters, invece, l’offerta da due miliardi di dollari include già un premio di maggioranza.

I NUMERI USA

Fonti vicine a Gip, citate da Mf/Milano Finanza, sottolineano la solidità dell’offerta, sostenuta anche dal fatto che il fondo statunitense non è un investitore mordi & fuggi, ma di lungo periodo: “La scomposizione della proposta economica – scrive Angela Zoppo di Mf – rivela un multiplo di 19 volte l’ebitda 2017, calcolato in 123 milioni di euro una volta sottratto il contributo dei certificati bianchi, e di 15,6 volte l’ebitda 2018 (stimato in 150 milioni di euro). Agli 1,9 miliardi di euro di equity value si sommano i 443 milioni di euro dell’indebitamento, arrivando cosi ai 2,343 milioni di euro proposti da Gip”.

BANCHE E FONDO

Ma chi è e cosa fa il fondo che punta sulla società ferroviaria? Il Global Infrastructure Partners che ha messo gli occhi su Italo è nato nel 2006 da un gruppo di top executive di Credit Suisse e General Electric con decenni di esperienza nel campo, scrive il Sole 24 Ore: “Dei sedici partner, tre sono ex Ge e nove ex CS, a cominciare dal presidente e managing partner Adebayo Ogunlesi”, aggiunge il quotidiano confindustriale. L’istituto svizzero, nei giorni scorsi, è stato inserito da Ntv nel pool di banche che opereranno da “joint global coordinator” della quotazione (ammesso che questa sia la strada scelta), in pratica un’attività di coordinamento e consulenza sul collocamento, oltre a Banca Imi e Goldman Sachs.

IL RUOLO DI CREDIT SUISSE

I 9 che vengono proprio da Credit Suisse, oltre a Ogunlesi, sono Matthew Harris, Jonathan Bram, Andrew Gillespie-Smith, Bruce MacLennan, Michael McGhee, Raj Rao, Salim Samaha e Rob Stewart. Non solo. Tra i 6 managing directors di Gip, 5 vengono dalla stessa banca svizzera: Lori Gish, James Jenkins, Mark Levitt, Gregg Myers e Robert O’Brien. “Poco più di un anno fa sempre Credit Suisse – aggiunge La Notizia – è stata advisor di Ntv nell’operazione che ha portato il fondo Peninsula ad acquistare una quota della società di Italo che oggi ne fa uno dei maggiori azionisti con il 12,6%”. In più, sottolinea Stefano Sansonetti su La Notizia, “nel Cda di Ntv siede Fabio Corsico, che oltre a essere responsabile relazioni istituzionali del gruppo Caltagirone è anche senior advisor per l’Italia della banca svizzera. Qui, a onor del vero, va segnalato che Corsico, come risulta da verbale, non ha partecipato ai Cda di Ntv che hanno scelto i consulenti dell’operazione Peninsula, della quotazione e della possibile operazione Gip, segnalando un potenziale conflitto d’interessi e non partecipando alle discussioni”.

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