Mobilità

Lo strano caso del mini-bollo per le auto d’epoca

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Il mini-bollo va contro il principio dell’ecotassa e salva, paradossalmente, le auto più inquinanti

Grandi sorprese (e grandi paradossi) in Manovra. Se da una parte l’eco-tassa dovrebbe frenare l’acquisto di auto inquinanti, dall’altra è prevista una riduzione del bollo di quelle che vengono definite di interesse storico (ma che di storico hanno poco).

Si tratta di 4 milioni di auto che circolano su strada da 20-30 anni e che inquinano molto, molto di più degli altri 30 milioni e più di auto più nuove in circolazione sulle strade.

IL MINI-BOLLO

Mentre si attende l’entrata in vigore del nuovo metodo europeo di calcolo del bollo auto, oggi in Parlamento si discute del decreto semplificazione, in cui è previsto il dimezzamento della tassa di possesso per auto e moto di interesse storico e collezionistico di età da 20 a 29 anni dalla data di prima immatricolazione.

In pratica, se dovesse essere approvato, le automobili cui è stato rilasciato il Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica dai registri ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI, pagherebbero un bollo ridotto del 50%.

4 MILIONI DI AUTO INQUINANTI

Si tratta davvero di auto storiche? Forse, quel che è certo è che sono molto inquinanti e che non sono poche decine di migliaia come si potrebbe pensare: i dati più recenti in possesso dell’Automobile Club Italia parlano di circa 4 milioni di vettore (a cui si aggiungono anche 500mila due ruote).

AIUTO PER LE FASCE MENO AGIATE?

La soluzione potrebbe rientrare in una misura per agevolare le fasce meno agiate della popolazione, quelle che non avrebbero denaro per cambiare le proprie vetture. Ma la questione non è così semplice: se davvero si volesse aiutare quelle famiglie (senza andare a discapito di ambiente e salute, visto l’alto tasso di inquinamento), allora si potrebbe pensare ad aiuti economici mirati.

UNA “TASSA” PER LE AUTO STORICHE

E c’è di più. Dobbiamo anche precisare che per essere considerate vetture di rilevanza storica, le auto devono essere iscritti ai club federati locali, che richiedono una quota annuale di iscrizione, a cui si aggiungono le spese legate al rilascio del certificato (che variano da Club a Club).

CONTRO IL PRINCIPIO DELL’ECOTASSA

Il mini-bollo per quelle che vengono definite auto storiche, infatti, va contro il principio dell’ecotassa inclusa nella Legge Bilancio e studiata per screditare l’acquisto di vetture inquinanti. Il Governo, infatti, ha previsto che “a decorrere dal 1° marzo 2019 e fino al 31 dicembre 2021, chiunque acquista, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia un veicolo di categoria M1 nuovo di fabbrica è tenuto al pagamento di un’imposta parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro eccedenti la soglia di 160 CO2 g/km”.

Tra 161 e 175 grammi, l’imposta è pari a 1.100 euro. Si sale a 1.600 per i veicoli con emissioni tra 176 e 200 e la tassa sarà di 2.000 euro per le vetture con grammi di biossido di carbonio tra 201-250. Le automobili con emissioni superiori a 250gr per km saranno soggette ad imposta di 2.500 euro.

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