Mobilità

Tutti gli aiutini di Merkel a Volkswagen

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L’articolo di Luciano Mondellini, giornalista di Mf/Milano finanza

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha presentato al Parlamento di Berlino la proposta di bilancio per la Germania per l’anno in corso. Un discorso che ha spaziato dall’industria alla politica internazionale e che ha sottolineato come per la prima volta dal 2002, la Germania prevede di riuscire a contenere il suo debito entro il 60% del pil nel 2019, un risultato «tutt’altro che scontato», ha affermato la Merkel, spiegando che questo obiettivo rappresenta un atto di giustizia per le nuove generazioni.

I PUNTI

A livello industriale uno dei punti più attesi riguardava il settore automobilistico, comparto chiave per l’economia della nazione locomotiva d’Europa, dato che il fatturato dell’automotive rappresenta circa un quinto del totale del comparto manifatturiero tedesco e che lo stesso settore esce da alcune stagioni non certo memorabili in termini di immagine. Dallo scandalo Dieselgate scoppiato nel 2015 sino alle recenti rivelazioni di esperimenti per i gas di scarico condotti sia su scimmie in un centro di ricerca di Aquisgrana.

LE PAROLE

Ebbene, la cancelliera non le ha mandate a dire ricordando proprio quanto il settore a quattro ruote pesi sull’economia tedesca. «È nostra responsabilità di dire al settore che è suo dovere recuperare la fiducia persa», ha spiegato Merkel al Bundestag, ma ha anche ricordato al potere legislativo rappresentato in Parlamento che «non è nell’interesse della Germania indebolire il comparto automobilistico al punto che non possa più investire nelle tecnologie future». Nei fatti schierandosi contro chi chiede di aumentare il fardello ai colossi automobilistici nazionali (Bmw, Volkswagen e Daimler ) chiedendo ulteriori spese per rimettere a regola veicoli con emissioni eccessive.

LE BATTERIE

La cancelliera ha inoltre chiesto che l’Unione europea sostenga lo sviluppo di batterie tecnologie software necessarie per l’avvento dell’auto elettrica; «nel caso contrario», ha dichiarato il capo del governo di Berlino, «il continente rischia di perdere le sue capacità manifatturiere nei confronti di Asia e Nordamerica». Nei fatti rivelando quale sarà uno dei suoi prossimi obiettiivi in sede europea.

I TEMPI

Sempre per quanto riguarda l’azione internazionale del proprio governo, Merkel ha spiegato che la Germania definirà entro giugno con la Francia un accordo sul nuovo bilancio dell’Unione Europea. «Raggiungeremo un accordo entro il Consiglio europeo di giugno (in calendario per il 28 e il 29, ndr)», ha affermato, precisando che «non sarà facile» per la Germania aumentare i suoi contributi. Il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, «è generoso, ma anche per lui valgono le regole elementari dell’aritmetica», ha continuato.

I FONDI

Sul futuro dell’Esm (il meccanismo di stabilità europea), Merkel si è detta d’accordo col suo ministro delle finanze: «È importante sviluppare il Meccanismo europeo di stabilità», ha affermato indicando fra l’altro «la direzione del fondo monetario europeo». Intervenendo in Parlamento la cancelliera ha poi affermato di ritenere possibile anche che «in questo meccanismo risieda l’assicurazione di ultima istanza per le banche» se si faranno progressi sul fronte dei rischi nei bilanci delle banche nell’eurozona a livelli nazionali.

LE TENSIONI

Infine Merkel è tornata sulle recenti tensioni tra Iran e Stati Uniti difendendo l’accordo sul nucleare con la nazione asiatica. La cancelliera ha ribadito che l’Iran non si piegherà alle pressioni dell’amministrazione statunitense che la settimana scorsa ha dichiarato di voler abbandonare le intese con Teheran sul nucleare. Secondo la Casa Bianca, infatti, l’accordo non protegge dalle minacce rappresentate dai missili balistici di Teheran e non circoscrive il ruolo dell’Iran nei conflitti macroregionali nel Medio Oriente così come non spiega cosa succederà quando l’intesa andrà a scadere nel 2025. Invece molte cancellerie europee (per quanto condividano le preoccupazioni Usa) ritengono l’intesa sul nucleare con Teheran il male minore in questo quadro.

(articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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