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Merkel ha chiuso l’accordo Ue con Polonia e Ungheria per tutelare le case auto della Germania

Germania

Per il sito Politico.eu sono state le grandi imprese tedesche a giocare un ruolo decisivo sulla mediazione di Angela Merkel con Ungheria e Polonia: le auto tedesche sono prodotte in quei due Paesi… L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

Com’è possibile che il Ppe, Partito popolare europeo, il maggiore nel parlamento Ue, continui a tollerare tra le sue componenti un partito come Fidesz, il cui leader Viktor Orbàn è considerato un trasgressore dello Stato di diritto? Perché Angela Merkel, con la sua mediazione sullo Stato di diritto, ha consentito a Polonia e Ungheria di gridare vittoria, mentre la maggioranza dei paesi Ue chiedeva una loro rapida condanna? Un episodio della settimana scorsa, interno al Ppe, aiuta a rispondere. I leader dei partiti europei che fanno capo al Ppe si sono riuniti per decidere se espellere o meno il capo delegazione di Fidesz a Bruxelles, l’eurodeputato Tamàs Deutsch, che durante una seduta plenaria del parlamento aveva paragonato i giudizi di Manfred Weber su Polonia e Ungheria agli slogan della Gestapo nazista.

Un’offesa giudicata intollerabile: Weber, tedesco, è il capogruppo del Ppe, e più volte ha denunciato Polonia e Ungheria per violazione dello Stato diritto. Non solo: è stato anche tra i fautori più tenaci del Regolamento sullo Stato di diritto, approvato dal parlamento Ue e volto a punire sul piano finanziario gli Stati europei che non rispettino l’indipendenza della magistratura, la libertà dei media e diritti Lgbt, con clausole che sembrano tagliate su misura per colpire Polonia e Ungheria. Con queste premesse, la decisione di espellere l’ungherese Deutsch dal gruppo Ppe sembrava scontata. Invece no: dopo un lungo dibattito, i leader del Ppe hanno optato per una via di mezzo, un compromesso che sospende i diritti di parola di Deutsch nelle prossime sedute plenarie del parlamento Ue «fino a quando non saranno prese ulteriori decisioni».

Non pochi hanno scorto in questa decisione l’ennesima conferma del pragmatismo di Angela Merkel, che non ha esitato ad anteporre gli interessi economici concreti della Germania all’impuntatura ideologica del connazionale Weber, con il quale non è più in buoni rapporti da quando lo sostituì con Ursula von der Leyen per la guida della Commissione Ue. Quali siano gli interessi tedeschi in Polonia e in Ungheria, è presto detto. A partire dalla caduta del muro di Berlino (1989), l’industria tedesca, in primo luogo quella dell’auto, ha trasformato i paesi dell’Est Europa nella sua officina a basso costo, investendo qualcosa come 30 miliardi di euro nella sola Polonia. Per colossi come Volkswagen e Daimler, anche l’industria polacca della nautica HanseYachts è diventata parte integrante della loro base produttiva di componenti. E proprio nei giorni scorsi la Mercedes ha annunciato che produrrà una nuova auto elettrica in una località vicino a Budapest, dove investirà più di 140 miliardi di euro. Anche Audi, Bmw e il colosso dei ricambi auto Bosch hanno fatto grandi investimenti produttivi in Ungheria.

Per il sito Politico.eu, più delle altisonanti deliberazioni di Bruxelles sullo Stato di diritto, sono state le grandi imprese tedesche a giocare un ruolo decisivo sulla mediazione di Angela Merkel. Il che andrebbe sommato ad alcune eredità storiche alquanto scomode per la Germania in generale, e per la Merkel in quanto leader del maggiore partito sia in Germania (Cdu), che in Europa (Ppe).

Sul piano delle relazioni bilaterali, quelle tra Germania e Polonia non sono mai state eccellenti. Anzi, l’estate scorsa Varsavia ha tergiversato a lungo prima di accettare il nuovo ambasciatore tedesco in Polonia, e quando ha ceduto alle pressioni di Berlino, lo ha fatto in una data polemica: il primo settembre, anniversario dell’invasione tedesca della Polonia nel 1939, che scatenò la seconda guerra mondiale. Nel conto va poi messo il rifiuto della Germania di affrontare la questione dei risarcimenti di guerra verso la Polonia. Tanto che l’eurodeputata polacca Rosa Thun, il cui partito Platforma fa parte del Ppe, se da un lato si dice favorevole ad espellere l’ungherese Fidesz, dal lato polacco è più indulgente, tanto da dire a Politico.eu: «Nessuno ha tanta pazienza con la Polonia come i tedeschi. Hanno fatto così tanto male a questo paese, si sentono in imbarazzo».

Quanto all’Ungheria, gli analisti concordano sul fatto che il partito di Viktor Orbàn è considerato da Merkel una sorta di clone ungherese della Cdu da quando lei stessa entrò per la prima volta al governo nel 1990, con Helmuth Khol cancelliere e suo grande protettore. Per i conservatori tedeschi il partito ungherese Fidesz ha rappresentato per anni la vittoria della democrazia sul comunismo. Cosa che Orbàn ha ripetuto anche di recente in un’intervista a Die Zeit: «Il nostro governo cristiano-nazionalista assume più o meno la stessa posizione della Cdu sotto Helmut Kohl». Tuttavia, secondo alcune fonti vicine alla cancelliera, l’amicizia tra Merkel e Orbàn sarebbe diventata sempre più tiepida negli ultimi anni.

(estratto di un articolo pubblicato su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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