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Ecco come e perché la guerra Russia-Ucraina manda in panne l’automotive

AUTOMOTIVE GUERRA RUSSIA UCRAINA

Che cosa sta succedendo nel settore automotive per la guerra Russia-Ucraina

 

Il termine “tempesta perfetta” è senz’altro abusato, soprattutto in ambito giornalistico. Mai come in questo caso, tuttavia, risulta calzante per indicare l’ennesimo colpo sferrato a un intero settore, quello dell’auto, che più di tanti altri negli ultimi 24 mesi ha scontato i lockdown, gli stop alla produzione per Covid, la carenza di materie prime e semiconduttori, la necessità di riconvertire in fretta e furia gli stabilimenti per le norme sulla mobilità sostenibile e, ora, anche un conflitto dalle proporzioni e dalle conseguenze ancora difficilmente comprensibili. Che la guerra tra Russia e Ucraina riguardi tutti e qualsiasi comparto economico è ormai assodato, ma sarà proprio l’automotive, secondo le prime stime, a subire i contraccolpi peggiori.

IL CROLLO DEL MERCATO IN NUMERI

Per fare un esempio, S&P Global Mobility ha appena cambiato, in peius, le stime sulla produzione automobilistica globale per il 2022 e il 2023: quest’anno, si dovrebbero produrre 81,6 milioni di veicoli e il prossimo 88,5 milioni, con un calo, in entrambi i casi, di 2,6 milioni rispetto alle precedenti stime. L’imbuto per l’automotive è ovviamente la guerra tra Russia e Ucraina. Soltanto in Europa, il calo sarà di 1,7 milioni di unità nel 2022, limitatamente alla perdita di domanda, per embarghi, sanzioni o economie da ricostruire, in Russia e Ucraina. Gli USA supereranno meglio la mareggiata, con una flessione di 480 mila veicoli prodotti per il 2022 e 549 mila per il 2023. Nella parte peggiore della forchetta, comunque, S&P Global Mobility arriva a ipotizzare tagli fino a 4 milioni di unità per entrambi gli anni dovuti all’assenza di materiali dall’Ucraina e da eventuali peggioramenti sul fronte dei chip, senza considerare eventuali colpi di coda del Covid-19.

ANCHE IL GIAPPONE SARA’ ESPOSTO

In base ai dati del ministero delle Finanze nipponico, il mercato automobilistico e il suo indotto hanno rappresentato oltre la metà di tutto l’export giapponese in Russia nel 2020. Mazda, che nel 2021 ha venduto in Russia circa 30.000 veicoli, ha comunicato la volontà di interrompere le forniture di parti di ricambio a una società locale di Vladivostok, mentre Toyota, Mitsubishi, Nissan e Subaru hanno già chiuso stabilimenti e punti vendita presenti sul suolo russo. Honda deciso di fermare l’invio delle proprie auto in Russia.

QUANTO INCIDE LA GUERRA TRA RUSSIA E UCRAINA NELL’AUTOMOTIVE

Lasciando i freddi numeri per venire a esempi concreti, S&P Global Mobility ribadisce i timori per la carenza di gas neon, parla, lato cablaggi, della difficoltà di riuscire a trovare alternative nelle forniture di componentistica ai fornitori ucraini (Alix Partners ha stimato per Il Sole 24 Ore che nel 2019 l’industria europea dell’auto ha importato dall’Ucraina cavi isolanti e altri conduttori elettrici per circa 1 miliardo di dollari, principalmente in Germania, Polonia e Romania) e affronta il tema del palladio russo (il 40% sul mercato proviene da Mosca), utilizzato anche nella lavorazione dei semiconduttori ma, soprattutto, nei convertitori catalitici per il trattamento dei gas di scarico. Le marmitte ‘green’, insomma.

VIENE MENO LA MINIERA UCRAINA

E poi ci sono tutti i metalli estratti in Ucraina, Paese con cui noi europei avevamo un interscambio fortissimo. Al 9° posto per produzione d’acciaio, tra i primi dieci per produzione ed esportazione di metalli pregiati, l’Ucraina vanta l’unico deposito europeo di sabbie minerali, giacimenti di zircone (sesto produttore mondiale), ingenti risorse di uranio, caolino, argille plastiche ed argille refrattarie che costituivano il 70% delle riserve dell’ex Unione Sovietica.

L’UE BLOCCHERA’ L’EXPORT DI BERLINE DI LUSSO?

Come se tutto ciò non bastasse, al vaglio della Commissione Europea, nel quarto round di sanzioni, ci sarebbe il blocco dell’export di auto sopra i 50mila euro. Se confermata, la misura non dovrebbe danneggiare troppo i marchi del Vecchio continente dato che quel mercato rappresenta solo il 2% delle vendite globali dei principali marchi europei di modelli di lusso. La Ferrari, per esempio, ha confermato che in Russia vende appena 60 e 70 auto all’anno e, dal momento che la lista d’attesa per ottenere la supercar italiana è lunga, potrà facilmente distrarre le auto destinate a Mosca verso altri mercati.

L’INCOGNITA RENAULT

Abbiamo detto che l’automotive del Vecchio continente soffrirà più di quello a stelle e strisce la guerra della Russia in Ucraina. A tutto questo si aggiunge l’incognita Renault, il gruppo più esposto, dato che nel 2007, sotto la guida del ‘vociferato’ Ceo Carlos Ghosn, acquisì il 25% della Avtovaz, costruttore della Lada, per poi diventarne il proprietario, con una quota di circa il 67%, nel 2012, mentre il socio di minoranza è la Rostec, azienda russa specializzata nello sviluppo d’impresa. Lo scorso 3 marzo l’azienda francese ha bloccato la produzione a causa della carenza di componenti elettronici mentre la fabbrica di Mosca è stata chiusa in ossequio alle sanzioni fin da lunedì 28 febbraio. Per la Casa della Losanga, la Russia è il secondo mercato dopo la Francia, col 38% di quota di mercato, il 22.4% di Avtovaz con 350 mila vetture immatricolate nello scorso anno.

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