Mobilità

Perché l’Italia ha il freno tirato sul car sharing. Report Roland Berger

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La ricerca Automotive Disruption Radar III” di Roland Berger mostra un’Italia che fatica a tenere il passo su mobilità sostenibile e guida autonoma. Articolo di Giusy Caretto 

Poca mobilità condivisa e poca guida autonoma. L’Italia rincorre l’innovazione in fatto di mobilità, con pochi (scarsi) risultati. Le vendite dell’elettrico non decollano, le colonnine per la ricarica delle vetture a batteria sono quasi installate tutti da privati e aziende e, soprattutto, sono ancora troppo pochi coloro che abbandonano l’auto per usufruire di Trasporti, car sharing e car pooling.

A lanciare l’allarme sulle cattive abitudini dell’Italia e su una normativa ancora troppo vecchia è il report “Automotive Disruption Radar III” di Roland Berger, che classifica l’Italia solo al penultimo posto nella graduatoria sulla mobilità condivisa e la guida autonoma.

LO STUDIO

La ricerca della società di consulenza analizza l’interesse dei consumatori, il quadro normativo, la tecnologia, le infrastrutture e il coinvolgimento dei player dell’industria Automotive del Paese. Il report sull’evoluzione del settore automobilistico si basa sulle interviste a 13.000 consumatori di 13 Paesi: Belgio, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Olanda, Regno Unito, Singapore, Stati Uniti e Svezia.

ITALIA CHE RINCORRE (CON L’AFFANNO)

Ad eccellere sul fronte dell’innovazione è la Cina, che guida la classifica. Seguono, in ordine, Singapore e Corea del Sud: i due Paesi, come sostiene lo studio, godono di un tasso di sviluppo tecnologico nettamente più avanzato rispetto alla media europea. Grazie ad un adeguato piano normativo, poi, questi Paesi permettono la circolazione di self-driving car anche sulle strade pubbliche.

Al quarto posto c’è l’Olanda, seguita dalla Svezia. Sesto posto, a pari merito, per Germania e Giappone. Francia, Gran Bretagna e Usa all’ottavo posto, precedono l’India (undicesimo). L’Italia, invece, si piazza in fondo alla classifica, conquistando un misero 12 posto (penultima), solo prima del Belgio.

mobilitàUN PIANO NORMATIVO TROPPO VECCHIO

Perchè l’Italia fa fatica ad innovare? Nel settore mobilità, spiegano i ricercatori, “pesano le infrastrutture insufficienti, un’attività di ricerca ancora ad impatto marginale e l’assenza di una regolamentazione che preveda la sperimentazione di test per la circolazione delle auto autonome”.

TROPPE AUTO IN ITALIA

Diciamocelo, è anche colpa delle cattive abitudini. Come denuncia il documento “Elementi per una roadmap della mobilità sostenibile”, risultato del Tavolo Tecnico istituito a Giugno 2016 su iniziativa del Governo, guidato da Raffaele Tiscar, allora vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in Italia ci sono troppe auto su strada. Nelle grandi città, infatti, nel 2015 il numero di auto è tornato a salire (con la sola eccezione di Roma, Milano e Genova), dopo un significativo arretramento registrato tra il 2008 e il 2014. Il mercato Italiano dell’auto è caratterizzato da un tasso alto di motorizzazione, con 608 vetture ogni mille abitanti, contro Francia, Gran Bretagna e Spagna che hanno una media che oscilla tra 464 e 539.

Appare chiaro che il settore mobilità, in Italia, deve subire un’importante trasformazione se vuole contribuire in modo significativo alla de-carbonizzazione dei consumi energetici, alla lotta contro i cambiamenti climatici e alle nuove opportunità di sviluppo economico e sociale. Più mobilità condivisa e (in prospettiva) più guida autonoma potranno contribuire in modo decisivo alla riduzione delle emissioni nel settore

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