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Vi spiego come decollerà davvero Ita dopo Alitalia. Fatti e problemi

Alitalia

ITA: fatti, commenti e scenari. L’analisi di Gaetano Intrieri

 

Ebbene sì, finalmente ci siamo! L’Europa ha detto sì. Oltre 1 anno è passato da quando ITA avrebbe dovuto solcare i cieli, ma nulla di quanto dichiarato da uno stuolo di Ministri e politici vari che in questi scellerati 4 anni di amministrazione straordinaria di Alitalia si sono succeduti, si è poi in concreto mai verificato. Eppure era semplice, bastava leggere i regolamenti in materia di trasporto aereo per non perdere un anno inutilmente ed evitare di gravare ulteriormente sulle tasche del contribuente italiano. Tali regolamenti sono la sintesi e la logica conseguenza del “Deregulation act” con cui negli anni ‘70 gli Stati Uniti d’America decisero di rendere l’industria dell’aviazione civile un business aperto al mercato ed ispirato ai principi paretiani della concorrenza, del resto l’unico modo per rendere sostenibile nel tempo un modello di impresa capital intensive come è quella del trasporto aereo. Mai e poi mai ITA per come concepita avrebbe potuto ottenere il via libera dall’Europa perseverando nelle follie che abbiamo letto in questi anni da politici diventati esperti di aviazione in un battibaleno o da esperti e consulenti tuttologi last minute sempre pronti a dire la loro pur di accomodarsi su una qualunque cadrega. Mai e poi mai il trasporto aereo avrebbe potuto derogare 40 anni di regolamenti, leggi ed orientamenti scaturiti della Deregulation.

Da settembre 2019, negli articoli scritti per Start Magazine, ho più volte evidenziato l’impossibilità di costituire un nuovo soggetto che potesse volare in continuità con Alitalia senza che fossero stati risolti i problemi che rendevano Alitalia una compagnia non in grado di competere sul mercato. Anticipai per esempio di 1 anno i 108 findings che la Commissione europea rilevò quando qualcuno pensava di fare alla “volemose bene” di italica cultura. Ma sprezzanti dei regolamenti e consigliati da personaggi totalmente estranei o incompetenti circa il mondo del trasporto aereo, i governi italiani succedutisi dal 2018 ad oggi seguendo teorie improvvisate e senza alcuna logica industriale sono andati avanti con il paraocchi verso ITA che nella loro immaginazione doveva essere il veicolo per garantire la continuità di Alitalia dopo il terzo default. Ciò non sarebbe mai potuto accadere a meno di non sconfessare gli ultimi 40 anni di trasporto aereo nel mondo e infatti, non è accaduto.

ITA oggi ottiene il via libera dall’Europa solo perché nulla ha a che fare con Alitalia. ITA è un soggetto tecnicamente del tutto nuovo, che dovrà iniziare da zero le procedure per l’ottenimento del Licenza di operatore aereo e che potrà avvalersi di asset di Alitalia solo in totale discontinuità e attraverso l’aggiudicazione degli stessi attraverso regolari bandi a cui anche altri soggetti potranno partecipare e personalmente sono convinto che al bando che avrà ad oggetto il marchio di Alitalia, saranno diversi i soggetti che parteciperanno almeno due di loro li conosco personalmente.

Ecco quindi che grazie ad una politica scellerata nella gestione della vicenda Alitalia, si è arrivati al paradosso che il veicolo che doveva garantirne la continuità in termini di modello di business e di livelli occupazionali, sempre a spese dei contribuenti italiani, in realtà ne decreta irrimediabilmente la fine. Ciò che rimane sono sempre i soldi dei contribuenti italiani che serviranno a far decollare una impresa che non ha alcuna logica industriale e che è inoltre prigioniera dei regolamenti in materia di concorrenza poiché posseduta dallo Stato e che per bocca del suo Amministratore delegato dichiara candidamente di aver provveduto a redigere 15 diverse interpretazioni di un piano industriale pur di soddisfare le richieste della Commissione europea. Tradotto vuol dire non ho alcun strategia coerente al mercato, non so da dove iniziare ma ciò che conta è iniziare in qualche modo pur di spendere i soldi degli italiani.

E’ evidente che ITA per come concepita è la Waterloo di tutti gli attori in campo:

dei politici che sulla vicenda Alitalia, ad eccezione del sindaco di Fiumicino, hanno perso la benché minima credibilità,

dei sindacati che come un disco rotto volevano che l’Europa sconfessasse 40 anni di regolamenti del trasporto aereo,

di coloro che la politica ha nominato in Alitalia in AS dal 2017 ad oggi che sono riusciti nella straordinaria impresa di realizzare un” fallimento nel fallimento”.

Purtroppo però tra i perdenti ci sono anche le migliaia di dipendenti Alitalia che insieme ai dipendenti di Air Italy e molto presto temo di un’altra aerolinea italiana si troveranno nella migliore delle ipotesi mantenuti dai contribuenti italiani attraverso la cassa integrazione. Risorse umane, spesso altamente qualificate a cui hanno sradicato la dignità umana e professionale per colpa di manager scellerati che senza alcuna competenza in materia o senza alcuna capacità di leadership in un settore complesso come quello del trasporto aereo, pur di soddisfare la loro sfrenata ambizione di tuttologi o di conquistatori di cadreghe si sono resi responsabili di un disastro economico e sociale senza uguali nella storia di questo Paese sperperando miliardi di euro di soldi pubblici e di fatto lasciando nella disperazione migliaia di esseri umani.

Ed ecco che, come se tutto ciò non bastasse che il giorno dopo che questo scempio in termini economici e sociali viene definitivamente sancito il governo italiano decide di ricevere in pompa magna Mr. Michael O’Leary, in arte MOL, l’uomo che ha fatto grande Ryan Air.

Diciamolo subito, MOL è un genio, manager preparatissimo che conosce a fondo i meccanismi di processo di un’aerolinea e negoziatore di rara efficacia. Solo chi non conosce l’aviazione può rendersi ridicolo declamando che la fortuna di Ryan Air sono i contributi che ha ricevuto dagli aeroporti italiani che in realtà sui bilanci di Ryan pesano per percentuali infinitesimali. In realtà Ryan è una macchina perfetta gestita attraverso una strategia solida e sostenibile che ha nel controllo dei costi e dell’efficienza dei processi il suo vero punto di forza che sta alla base del proprio straordinario successo imprenditoriale. MOL ha imparato come nessuno la lezione di Herb Kelleher, lo straordinario fondatore di Southwest, l’aerolinea americana che ad oggi rappresenta il più grande successo imprenditoriale della storia del trasporto aereo, e la ha adeguata e plasmata alla realtà europea implementando un modello Low Cost che gli ha garantito un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.

Ma MOL, non è solo un genio del trasporto aereo, MOL è anche un “paraculo” mondiale che facendo leva sulla sua straordinaria competenza riesce a rivoltare i suoi interlocutori come dei veri pedalini soprattutto quando comprende che dall’altra parte c’è il vuoto assoluto in tema di competenze ed è così che mentre si consuma un dramma sociale senza eguali, lui pur di ottenere la cancellazione delle tasse d’imbarco relative all’addizionale comunale che vorrebbe dire un beneficio di circa 300 milioni per i conti di Ryan, promette di collaborare con la neonata ITA in un progetto di feederaggio sui principali scali italiani che lui per primo sa essere irrealizzabile considerando l’organizzazione dei meccanismi di processo interni di Ryan Air. Ma non si ferma qui, va oltre!!, ed ecco che abbandonata ogni forma di freno inibitorio e ben conscio delle competenze della platea a cui si rivolge, decanta 4 miliardi di investimenti in Italia che come conseguenza avrebbero la creazione di 4 mila posti di lavoro.

Peccato che in questo virgulto di generosità si dimentica che l’investimento di 4 miliardi in flotta arricchisce solo Ryan ed i suoi azionisti poiché dettato solo dalle contingenze del mercato attuale degli aeroplani e non certo da sentimenti filantropici verso questo sfortunato Paese. Ma tant’è sono oltre 20 anni che ha ben compreso come funziona questo Paese e lui nei meandri dell’incompetenza e del pressappochismo altrui ci sguazza come nessuno.

Nel frattempo come dicevamo nascerà ITA che vi anticipo non sarà una compagnia aerea, ma solo un contenitore con due aeroplani (uno di corto raggio e uno di lungo raggio) che servirà a poter volare sotto la forma ACMI. In dettaglio, ITA si farà carico di vendere i biglietti ma almeno inizialmente dovrà per forza avvalersi di un altro vettore da cui con i soldi degli italiani dovrà comprare capacità e questo vettore chi sarà? Sarà Alitalia in AS che in tal modo e con tale stratagemma si approprierà di ulteriori soldi pubblici che gli serviranno per arrivare al definitivo grounding.

Alitalia, 70 anni di storia di questo Paese, con quel marchio storico e di rara penetrazione che verrà ad essere mortificato sino alla fine perché costretto prima di chiudere definitivamente a fare il capacity provider per ITA, questo perché ad Alitalia non è consentito neanche morire con dignità nel Paese dei balocchi.

Gaetano Intrieri, docente di Economia e management del trasporto aereo presso l’Università La Sapienza di Roma, facoltà di Ingegneria aeronautica

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