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Green pass sì, green pass no. Cosa succederà nei mezzi di trasporto

Green Pass Trasporto

L’intervento di Marco Foti

La cabina di regia del CTS non ha affrontato il tema relativo all’obbligatorietà del possesso del green pass sui mezzi di trasporto. Il presidente Draghi, in occasione della conferenza stampa di presentazione del Decreto Covid, ha dichiarato che “scuola, trasporti e lavoro sono rimasti fuori dal decreto di oggi e saranno affrontati molto rapidamente, forse la settimana prossima. Richiedono provvedimenti specifici”.

Per quale motivo non si è affrontato il tema dei trasporti in questa fase?

Presto detto. Ciò nasce dalle diverse posizioni che si riscontrano tra gli esperti, a partire dal consigliere del ministro della Salute che dichiara il “Green pass deve essere obbligatorio anche per i mezzi di trasporto pubblico come autobus e metropolitana”. Mentre altri autorevoli stakeholders (virologi et alii) suggeriscono invece cautela piuttosto che suddividere l’obbligatorietà del pass per le diverse modalità di trasporto.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza su questo delicato tema analizzando le diverse soluzioni di trasporto a disposizione degli utenti.

Aerei. È ormai noto come i principali produttori di aeromobili per l’aviazione civile al mondo installino a bordo dei propri aerei sistemi filtranti (HEPA), più che sufficienti per sanificare costantemente l’aria e ridurre il rischio che le particelle virali circolino nelle cabina tramite le goccioline di salive, nel caso in cui un passeggero inavvertitamente non indossi la mascherina. Il sistema è ormai collaudato al punto che tutti i vettori non applicano il contingentamento e “volano” a pieno carico.

Treni. Sui treni a lunga percorrenza è stato adottato il contingentamento al 50% della capacità massima e la disposizione a scacchiera in modo che ogni passeggero si trovi a circa un metro di distanza dagli altri. Le due compagnie nazionali hanno adottato inoltre azioni ed interventi finalizzati all’adozione di sistemi simili a quelli adottati negli aerei, aggiuntivi alla disposizione governativa che prevede all’interno dei treni l’utilizzo della mascherina.

Sui treni regionali il tema è molto diverso. Le Regioni, che si trovano in Zona Bianca, hanno suggerito alle società di trasporto di adottare la regola del contingentamento all’80%. Vi è da dire che il materiale rotabile, impiegato per il servizio regionale, utilizza “impianti di climatizzazione, così come quelli di altri mezzi di trasporto, che funzionano con un misto di aria di ricircolo e aria di ricambio proveniente dall’esterno. In particolare, tutta l’aria trattata dall’impianto immessa all’interno della carrozza è costituita da circa 2/3 di aria di ricircolo e 1/3 di aria prelevata dall’esterno (almeno 20 m3/h per passeggero) per il necessario rinnovo dell’aria come previsto dalle normative in materia. A garanzia dell’igiene, funzionalità e affidabilità dei sistemi di climatizzazione, sono presenti dei filtri per l’aria conformi agli standard richiesti, puliti e periodicamente sostituiti, come previsto dai piani di manutenzione specifici per tipologia di rotabile” (Fonte Trenitalia, Relazione qualità dei servizi 2020).

Bus, tram, metro e metropolitane. Non supportano sistemi avanzati di ricambio dell’aria come quelli adottati per i servizi ferroviari di lunga percorrenza o per gli aeri ma, al pari dei treni regionali, hanno a disposizioni impianti di condizionamento che permettono in parte il riciclo dell’aria. Mi sembra doveroso ricordare, come già più volte evidenziato da diversi studi universitari, che non vi è un fondamento scientifico che colleghi la pratica di tenere un metro di distanza tra le persone e la difficoltà di trasmissione del virus. Lo studio ormai famoso dell’Università di Genova ha dimostrato “che in caso di permanenza di 30 minuti a bordo di un mezzo di trasporto pubblico in presenza di un soggetto infetto, il rischio di contrarre l’infezione da parte degli occupanti è basso se tutti indossano correttamente la mascherina”. Viaggiare con la capacità al 100% della capacità di carico, applicando specifici accorgimenti (già in essere come filtri e/o apertura per ricambio dell’aria) e viaggiando indossando la mascherina chirurgica quindi pare che sia possibile.

Green pass si, Green pass no sui mezzi di trasporto, a mio avviso oggi non è la domanda più corretta che ci dobbiamo porre. Il tema prioritario è quello di poter utilizzare i mezzi pubblici al massimo della capacità e con una organizzazione e programmazione dei servizi differente da quella che ancora oggi è in atto.

Le abitudini sulla mobilità della popolazione sono cambiate per diversi motivi, a partire dalla possibilità di lavorare in smart working. Per cui occorre da parte di tutti, Ministero, Regioni, Enti locali e società di gestione dei servizi di TPL, una nuova visione della mobilità cittadina, più dinamica, veloce e caratterizzata da un supporto spinto delle tecnologie.

Perché non utilizzare app simili al green pass per “autorizzare” l’ingresso degli utenti sui mezzi di trasporto che hanno acquistato il titolo di viaggio?

Una provocazione o una necessaria riflessione?

Ad maiora.

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