Mobilità

Fs, Trenitalia e il Coronavirus. Emergenza solo per i passeggeri?

di

Trenitalia

Il post di Pietro Romano

L’emergenza Coronavirus è un’emergenza nazionale oppure a macchia di leopardo?

Per le Ferrovie, a esempio, l’emergenza esiste o il comportamento del gruppo nelle diverse ramificazioni ne prescinde e la sua vita è dettata dal motto “tutto come al solito”?

Una domanda che scaturisce dalla mia esperienza personale, da quanto mi è capitato cioè nel pomeriggio di lunedì 24 febbraio a Milano.

Intorno alle 16 stavo per dirigermi verso l’albergo, ritirare il bagaglio e andare in stazione: alle 18.30 era fissata la partenza del mio Freccia Rossa 9657 diretto senza fermate intermedie a Roma e volevo arrivarci per tempo. Proprio mentre stavo salutando una collega, ho sentito il tipico segnale dell’sms: Trenitalia mi avvisava che la mia corsa era stata soppressa per interventi igienico-sanitari nella stazione di Casalpusterlengo. Per una causa di forza maggiore, insomma.

Mi sono immediatamente recato alla Stazione Centrale per sapere come potevo riprogrammare il mio ritorno a Roma e nel frattempo ho telefonato in albergo per chiedere che mi conservassero la camera per la notte. Ho trovato per fortuna la camera e mi sono sobbarcato una spesa imprevista, ma siamo in emergenza, mi son detto…

Arrivato alla biglietteria ho trovato, come si può immaginare, una fila di clienti Trenitalia molto lunga. Disciplinatamente incolonnati di fronte ai 13 o 14 sportelli, dei quali solo la metà, però, occupati da impiegati costretti a un autentico tour de force ma di enorme disponibilità.

Dopo poco meno di due ore di fila, mentre mi accorgevo personalmente dei visi sempre più provati degli impiegati (per l’intero periodo gli stessi o quasi, tutti giovanissimi o ai limiti della pensione, per età apparente, mentre non si vedeva un “graduato” che fosse uno benché in qualche caso ne fosse stata chiesta espressamente la presenza) e anche dei tanti clienti, tra i quali numerosi gli anziani e i bambini, dopo quasi due ore di attesa in piedi finalmente arrivava il mio turno.

L’impiegata mi ha rapidamente rimborsato in contanti l’importo del biglietto ormai inutilizzabile (58 euro per un posto in Seconda classe Premium) e poi mi ha sottolineato che, se volevo un nuovo biglietto, avrei dovuto pagarlo a prezzo pieno, non con la precedente tariffa. In pratica, della soppressione Trenitalia se n’è lavata le mani. Ho dovuto aggiungere quindi 37 euro all’importo del rimborso (il 63 per cento in più) per poter viaggiare martedì 25 in un Freccia Rossa sempre senza fermate intermedie fino a Roma con molti posti liberi ma in una classe inferiore (Seconda classe Standard) per evitare un ulteriore aggravio dei costi.

Mi son detto ancora una volta: siamo in emergenza, che vuoi… Già, ma mi piacerebbe che qualcuno spiegasse a me e agli altri utilizzatori dei treni perché l’emergenza valga solo per noi. E non, a esempio, per Trenitalia o per l’intero gruppo Fs che di Trenitalia – lo ribadisco – detiene il 100 per cento. Evidentemente, per i dante causa del gruppo, vale a dire per il ministero dell’Economia che detiene a sua volta il 100 per cento di Fs, tutto va bene così. In attesa del prossimo, copioso dividendo assicurato annualmente da Fs.

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