Mobilità

Ford, General Motors e non solo. Come la case auto sbandano per cercare nuovi business

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Le case automobilistiche cercano di diversificare il proprio business, puntando ad offrire servizi e non solo vetture. Al momento, però, i risultati non sono troppo positivi. I casi di Ford e General Motors

La mobilità sta cambiando: più elettrico e meno carburante, più guida autonoma e car sharing. Ed è per questo che anche le più grandi case auto al mondo si trovano dinanzi importanti sfide e una necessità urgente: reinventarsi.

Tutti i progetti, però, si trovano a scontrarsi con la realtà e con i bisogni delle aziende di fare cassa: da General Motors a Ford, le case auto spesso sono costrette a rivedere i propri obiettivi in nome dei guadagni. Andiamo per gradi.

ALLA RICERCA DI UN NUOVO BUSINESS

Se è vero che la mobilità sta cambiando e che le case automobilistiche si dicono pronte, almeno sulla carta, ad accogliere questi cambiamenti, è anche vero che non esiste ancora un modello di business vincente.

“C’è questa percezione di una mobilità utopica che sta cambiando il mercato, ma in realtà non ci sono ancora una scienza e un modello di business”, ha detto Kevin Tynan, analista di Bloomberg Intelligence. E così, ha aggiunto Tynan, spesso l’ottimismo delle aziende si scontra con le realtà del bilancio e le case automobilistiche più tradizionali tenderanno a tagliare progetti che non sono redditizi.

GENERAL MOTORS E LA GUIDA AUTONOMA

Molte grandi case automobilistiche si sono prefissati obiettivi ambiziosi in termini di mobilità, dalla condivisione della corsa ai servizi di taxi autonomi, che rischiano di essere frenati dalle esigenze della loro attività principale: la creazione di automobili.

General Motors in questi mesi ha incrementato i suoi sforzi nell’elettrico e nella guida autonoma, ma la sua controllata di driverless car, Cruise, ha registrato solo una piccolissima parte del milione di miglia al mese dalle sue auto senza conducente, che erano state promesse agli investitori.

LA STARTUP CHARIOT

Anche a Ford le cose non vanno meglio. Jim Hacket, come prima mossa da dirigente responsabile della mobilità intelligente, ha acquisito per 65 milioni di dollari Chariot, una startup di mobilità condivisa che offrisse un servizio di bus navetta. La missione della giovane impresa era quella di ritagliarsi un piccolo spazio di mercato tra Uber Technologies Inc., Lyft Inc. e trasporto pubblico, offrendo su richiesta servizi di bus navetta.

A tre anni di distanza, Hackett è chief executive officer di Ford e quella startup, Chariot, è stata chiusa per sempre.

UN’ESPERIENZA UTILE?

La casa auto americana, annunciandone la chiusura, ha parlato di fine di un esperimento da cui ha avuto la possibilità di imparare. “Sono molto contento di ciò che Chariot ci ha insegnato”, ha detto Hackett al Detroit Auto Show di gennaio, secondo quanto riporta Bloomberg.

Ford intende utilizzare i dati raccolti da Chariot per andare avanti con le sue altre iniziative di mobilità, ma se realmente l’acquisto che la casa auto ha fatto pagherà a lungo andare dipenderà dal fatto che la società americana, così come le altre case automobilistiche, sia disposta a mettere nei nuovi progetti di mobilità lo stesso sforzo messi nella principale fonte di profitto.

LE PARTERSHIP

C’è chi sceglie un’altra via, che aiuti a bilanciare i conti. Le tedesche Daimler AG e BMW AG hanno unito le loro forze nelle loro iniziative di car sharing, Car2Go e DriveNow, dopo aver perso denaro per i loro rispettivi servizi.

“Ci vogliono un sacco di soldi, quindi ha molto senso condividere questo onere”, ha detto Michelle Krebs, analista senior di AutoTrader.

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