Mobilità

Fca, ecco frenate e accelerate di Manley su diesel, elettrico e stabilimenti italiani

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Tutti i dettagli sull’incontro odierno tra Fca e sindacati


Il piano industriale di Fca era stato presentato a giugno 2018 da Sergio Marchionne, l’uomo dal maglione nero (come più di qualcuno lo ha soprannominato). A distanza di mesi qualcosa (tanto) è cambiato: Sergio Marchionne non c’è più e a guidare la casa automobilistica italo-americana c’è Mike Manley. Magneti Marelli è stata venduta, mentre qualcuno ha abbandonato il proprio ruolo e l’organico dirigenziale è stato modificato.

Da quel giugno, come è emerso dall’incontro odierno tra Fca e sindacati, anche il piano è cambiato (e un po’ dovevamo aspettarcelo, dalle parole ai fatti le cose non sempre vanno così lisce): l’addio al diesel, una delle tappe rivoluzionarie fissate per il 2021, è rimandato a data da destinarsi. Quello che non cambia, invece, è la volontà di puntare comunque sull’elettrico e sui modelli “lusso”, almeno per la produzione in Italia. Ma andiamo per gradi.

5 MILIARDI DI INVESTIMENTI

Fca, come annunciato all’amministratore delegato di Fca Mike Manley e dal responsabile delle attività europee Pietro Gorlier, investirà in Italia oltre 5 miliardi nel triennio 2019-2021, con l’obiettivo di consolidare in chiave innovativa la fabbrica italiana dell’automobile: nel nostro Paese saranno realizzati tredici nuovi modelli di auto, grazie anche al restyling degli impianti.

Entro il 2021, poi, sarà raggiunto l’obiettivo della piena occupazione.

“I nostri investimenti in Italia, programmati, nell’arco del piano industriale, sono incentrati sull’utilizzo di piattaforme comuni, flessibili ed elettrificate e serviranno a rinforzare l’orientamento del nostro footprint industriale verso i nostri marchi globali e i mercati internazionali”, ha spiegato Gorlier.

LA PRODUZIONE ITALIANA

Scendiamo nei particolari. Lo stabilimento di Pratola Serra continuerà a lavorare, concentrandosi sulla produzione di un’evoluzione degli attuali modelli. I dipendenti di Melfi, impegnati attualmente con la la 500X e la Jeep Renegade, dovranno anche occuparsi della Jeep Renegade ibrida plug-in e la Jeep Compass.

Nello stabilimento Fca di Pomigliano sarà prodotto il suv compatto dell’Alfa Romeo e la Panda (la cui produzione non si sposta in Polonia). A Cassino entro i prossimi 3 anni sarà prodotto un nuovo suv medio con marchio Maserati. A Termoli, gli operai dovranno concentrarsi sui nuovi motori benzina Fire Fly 1.000, 1.300, turbo, aspirati e ibridi.

SI PUNTA ALL’ELETTRICO

La vera rivoluzione riguarda Mirafiori, dove verrà prodotta la 500 elettrica che, secondo i piani aziendali raccontati da Gorlier, “vedrà la luce nel primo trimestre del 2020”.

“Partiremo nei prossimi mesi con un piano di formazione del personale incentrato proprio sulle tecnologie ibride ed elettriche. Sono convinto che insieme a tutti i nostri lavoratori saremo in grado di raggiungere i traguardi che ci siamo prefissati”, ha aggiunto.

TUTTO PRONTO

“Gli investimenti per la Jeep Compass a Melfi, per la 500 elettrica a Mirafiori, per il suv Alfa a Pomigliano e per l’aumento della capacità produttiva della Sevel sono già lanciati. Partiamo domani mattina”, ha promesso ai sindacati Pietro Gorlier.

L’ADDIO AL DIESEL

Tra le novità più importanti del piano triennale c’è il rinvio dell’addio al diesel. L’uscita prevista per il 2021 è posticipata, a data da destinarsi: questo ha permesso alla casa auto di creare lo spazio per maggiori investimenti in Italia.

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