Mobilità

Fca, Daimler e Volkswagen. Cosa cambierà con i nuovi guidatori

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L’articolo di Luciano Mondellini, giornalista di Mf/Milano finanza, sui cambi al vertice di tre case automobilistiche europee Fca, Daimler e Volkswagen

La Fiat ha da pochi mesi nell’inglese Mike Manley il primo amministratore delegato non italiano della sua storia. Daimler ha annunciato a fine settembre che dalla primavera prossima Dieter Zetsche non sarà più il suo ceo e che il vecchio manager sarà rimpiazzato con lo svedese Ola Kaellenius (a sua volta il primo non tedesco al volante della casa di Stoccarda). E da aprile l’austriaco Herbert Diess è a capo del colosso Volkswagen al posto di Matthias Mueller.

CHE COSA STA CAMBIANDO IN FCA, DAIMLER E VOLKSWAGEN

Nel giro di pochi mesi tre delle sei grandi case automobilistiche europee (le altre tre sono Bmw, Peugeot-Citroen e Renault) hanno o stanno per cambiare guida. E in questo contesto, se la nomina di manager stranieri come massimi responsabili aziendali non rappresenta più una notizia per un settore ormai votato alla globalizzazione, non si può non registrare invece come al prossimo valzer m&a (che, secondo la gran parte dei ceo, attende il comparto nei prossimi anni) mancheranno molte figure che per almeno un lustro lo avevano preconizzato.

L’ESEMPIO FCA-FIAT

D’altronde anche Sergio Marchionne, se non fosse prematuramente scomparso in luglio, avrebbe lasciato Fca la prossima primavera (più o meno negli stessi giorno in cui il suo amico Zetsche abbandonerà Mercedes) togliendosi da solo – almeno in teoria – dal tavolo delle eventuali trattative.

IL PROFILO DEI MANAGER PIU’ GIOVANI

In molte case infatti saranno manager più giovani a dettare le linee guida per il prossimo futuro (compatibilmente con i desiderata dei rispettivi azionisti). E molto in Italia si è detto di Manley e della scelta per cui il presidente del Lingotto John Elkann ha preferito il manager inglese ad Alfredo Altavilla: Fca punta molto sui marchi ad ampi margini nel suo piano industriale al 2022 e Manley è stato il principale fautore del boom di vendite di Jeep negli ultimi anni. In casa Mercedes invece Kaellenius è stato scelto per la sua dimestichezza con le nuove tecnologie.

LE NOVITA’ IN CASA DAIMLER

Membro del cda di Daimler dal 2015, il futuro ceo della casa di Stoccarda è cresciuto all’interno della Mercedes sin dagli anni novanta arrivando negli ultimi anni a essere il capo della divisione ricerca e sviluppo di Mercedes-Benz, Sotto la sua guida per la società tedesca ha sviluppato in casa un assistente personale, capace di dialogare come fa Siri di Apple, Alexa di Amazon o l’Assistant di Google. Inoltre il suo team ha anche disegnato la nuova interfaccia della Classe A e della Classe S della gamma di Stoccarda. In pratica Daimler ha cercato di produrre in casa la propria software house sviluppando da sola -sotto la guida di Kaellenius- i programmi che serviranno per l’auto del futuro.

LA NOMINA DI KAELLENIUS

Un scelta strategica chiara per non ritrovarsi in ritardo sulle tecnologie e quindi dipendenti dalle grandi case hi-tech nel breve termine. In questo quadro la nomina di Kaellenius come nuovo ceo è molto significativa: puntare su un uomo che da del tu alle nuove tecnologie per poter restare all’avanguardia della evoluzione nel settore. D’altronde la nomina ha anche una logica strategioca pensando anche all’azionariato di Stoccarda.

QUAL E’ L’ASSETTO DI DAIMLER

Daimler è una public company in cui maggiori azionisti sono Li Shufu, il magnate proprietario della casa auto cinese Geely con il 9.7%, il fondo sovrano del Kuwait con il 6,8%) e Renault-Nissan con il 3,1%. Quindi una Daimler che possa essere avanti sulle nuove tecnologie potrebbe essere utile anche ai soci- soprattutto quelli automobilistici- presenti nell’azionariato. Tanto più che questa settimana è emerso che Daimler e Renault -Nissan stanno pensando di allargare la partnership già esistente sulle auto autonome.

CHE COSA SUCCEDE IN CASA VOLKSWAGEN

In casa Volkswagen invece la scelta di sostituire Mueller era legata a un’altra logica. Il precedente ceo era l’uomo che ha guidato Wolfsburg attraverso la tempesta del post-dielsegate, ma pare che gli sia stata fatale la sua scarsa trasparenza nel gestire pubblicamente gli scandali recenti sempre in tema di emissioni (come ad esempio quello sui test sulle scimmie o addirittura sugli esseri umani) così come una certa testardaggine nel non dare il via libera ad operazioni straordinarie.

CHI E’ IL DURO DIESS

Per questo in Bassa Sassonia hanno optato per il duro Diess, un uomo che dopo aver perso la corsa interna con Harald Krueger per diventare il ceo di Bmw, nel 2015 lasciò Monaco di Baviera per approdare a Wolfsburg in qualità di responsabile del brand Volkswagen . E in quella veste seppe vincere un’ostica battaglia con Bernd Osterloh, il rappresentante dei lavoratori del consiglio di sorveglianza, il quale pubblicamente sollevò dubbi sulle capacità di Diess. Il manager tenne botta e alla fine riuscì a far firmare un contratto quadro che permise la riduzione di 30 mila occupati alla casa automobilistica e il risparmio di circa 3,7 miliardi al colosso di Wolfsburg.

LA PRIMA MOSSA DI DIESS

La prima mossa di Diess una volta salito sulla tolde di Wolfsburg è stato il restyling del gruppo in sei aree di business mentre i 12 marchi del gruppo saranno suddivisi nelle categorie Volumi, Premium e Super Premium. L’idea è quella di abbassare i costi e recuperare redditività laddove è possibile perché le sfide che le nuove tecnologie impongono alle case produttrici richiedono investimenti enormi per portare a termine progetti concreti (ad esempio l’auto senza pilota). E in questo quadro è probabile che Volkswagen possa rispolverare l’idea di scorporare e cedere le controllate che non fanno parte del core business, come ad esempio l’italiana Ducati, la cui cessione venne bloccata dal «nein» dei rappresentanti dei lavoratori presenti nel consiglio di sorveglianza.

LO SCENARIO FRANCESE

Attenzione infine a considerare calma la situazione in Francia. In settimana infatti il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha nominato Patrick Pelata responsabile di un nuovo progetto governativo che supervisioni gli sviluppi sull’auto elettrica ed autonoma. Pelata, una volta numero due di Ghosn in Renault , fu cacciato dalla casa della Losanga nel 2012 sulla scia di una investigazione mal gestita su un caso di spionaggio industriale. Ora torna come consulente di Macron con cui lo stesso Ghosn ebbe grandi contrasti quando l’attuale inquilino dell’Eliseo era il ministro dell’Economia del governo Hollande. Ricordando che lo Stato francese è uno dei maggiori azionisti nell’alleanza Renault -Nissan.

 

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

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