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Grafite, litio, nickel e cobalto necessari per le auto elettriche. Report

Miniere

Di questo passo, secondo uno studio, entro il 2035 si avrà la necessità di aprire almeno 384 complessi di estrazione per la grafite, il litio, il nickel e il cobalto per soddisfare la crescente richiesta del mercato dell’automotive. Le miniere, però, sono altamente inquinanti: urge intervenire con serie politiche di riciclo dei materiali e con nuove batterie hi-tech

Nell’immaginario di ciascuno di noi, non esiste nulla di meno ecologico di cave e miniere, dato che deturpano per sempre interi ecosistemi. Molto spesso, inoltre, i materiali estratti, se di scarto, vengono rilasciati nell’ambiente, contaminando l’aria e le vicine fonti d’acqua, senza precisi studi sulla loro pericolosità. Ebbene, se vogliamo continuare a percorrere la strada di conversione dei motori endotermici a quelli elettrici, per azzerare le emissioni del traffico, è meglio sapere che serviranno quasi 400 nuove miniere, che non potranno nemmeno essere spalmate su tutta la superficie terrestre, dato che dovranno concentrarsi solo nei siti più ricchi. Non è naturalmente il solo effetto collaterale della transizione ecologica dei mezzi, ma il rischio di trasformare il pianeta in una groviera è presente.

IL REPORT DELLA BENCHMARK MINERALS

Lo sostiene l’ultimo studio della società di ricerche londinese Benchmark Mineral Intelligence, nota anche come Benchmark Minerals, fondata da Simon Moores nel 2014. Si tratta un’agenzia di reportistica sui prezzi regolamentata IOSCO che effettua studi sulla filiera delle batterie agli ioni di litio per la catena di fornitura dei veicoli elettrici. Secondo il report, per soddisfare una domanda crescente di batterie per veicoli EV, sospinta dalle norme che potrebbero essere varate in Europa e negli USA per bandire le motorizzazioni endotermiche, serviranno quasi 400 nuovi siti minerari.

TUTTI I NUMERI DELLE (NUOVE) MINIERE

In particolare, si stima che, entro soli 12 anni, ci sarà la necessità di avviare almeno 384 complessi di estrazione per la grafite, il litio, il nickel e il cobalto. La forbice si chiude ottimisticamente a 336 ipotizzando che possa essere attuata una campagna seria di riciclaggio dei vari materiali. Scendendo nel dettaglio, per la grafite naturale, oggi estratta in oltre 70 siti per la maggior parte in Cina e Africa, sarà necessario aprire un centinaio di nuove miniere, 97 per la precisione, secondo lo scenario che ipotizza una capacità estrattiva media di 56 mila tonnellate l’anno e un contributo nullo da parte delle attività di riciclo. Serviranno poi  54 impianti da 57 mila tonnellate l’uno per la produzione di grafite sintetica. Questo perché gli anodi delle batterie sono realizzati con una miscela delle due sostanze.

SERVE INVESTIRE IN R&S SU NUOVE BATTERIE

Questo scenario, naturalmente, potrebbe essere sconfessato dal progresso tecnologico. La startup Our Next Energy, con sede nel Michigan, ha difatti appena presentato un nuovo pacco batterie senza anodi progettato per ridurre il costo delle celle fino al 50% capaci, viene sostenuto, di garantire un’autonomia di guida fino a 965 km. Eliminando l’anodo in queste celle, la realtà americana afferma di poter ridurre il costo delle celle nella produzione di massa di 50 dollari per chilowattora, un risparmio significativo rispetto ai costi attuali, stimati tra i 100 e i 110 dollari per kWh.

Soprattutto, se quel modello prendesse piede, si ridurrebbe la percentuale di minerali necessari per lo sviluppo dei pacchi delle batterie dei mezzi EV. Mentre le celle standard utilizzano catodi di litio-ferro-fosfato e anodi di grafite relativamente convenzionali, le celle in via di sviluppo sono prive di anodi, il che elimina l’uso di grafite e di apparecchiature per la produzione di anodi. I catodi sono progettati per utilizzare una miscela unica di litio e manganese e una percentuale molto più bassa di nichel, eliminando il cobalto.

La giovane azienda confida di iniziare a produrre il suo pacco di nuove batterie Gemini in un nuovo impianto statunitense da 20 gigawattora nel 2026, in tempo utile, insomma, per sconfessare le previsioni del report londinese. Altre aziende produttrici di batterie stanno sviluppando progetti privi di anodi, ma la batteria Gemini di ONE sembra essere unica in quanto utilizza celle con due diverse chimiche, una per la guida quotidiana e l’altra per estendere l’autonomia nei viaggi più lunghi. Da qui, appunto, il nome.

L’INQUINAMENTO DELLE MINIERE E LA CORSA USA PER RENDERSI INDIPENDENTE

Proseguendo col report, viene stimato che serviranno 74 nuove miniere di litio da 45 mila tonnellate ciascuna, ma con l’aumento del riciclo ne potrebbero bastare 59. Per il nickel, invece, sono stimati altri 72 nuovi scavi da 42.500 tonnellate. Il riciclo avrà, infine, il maggior impatto sull’estrazione di cobalto: una estremità della forbice parla di 62 nuovi siti da 5 mila tonnellate ciascuna, l’altra di 38.

Il recupero di materiali rari e finiti giocherà insomma un ruolo fondamentale nell’industria automobilistica di domani. Soprattutto per tamponare l’emergenza ambientale. Basti pensare a quanto accaduto nel sud della California, nella Mojave National Preserve, dove ha sede una delle principali miniere di terre rare degli Stati Uniti d’America. Lì l’attività mineraria ha sversato circa 2.300 litri di acque reflue radioattive e altri rifiuti pericolosi nel suolo desertico della regione, comportando una contaminazione da torio, elemento radioattivo che viene rilasciato durante l’estrazione e che può avere effetti molto dannosi sull’ambiente circostante. Nonostante sia stata comminata una multa da 1.3 milioni di dollari, l’azienda nel 2019 ha comunque ottenuto, tra le proteste degli ambientalisti, un’altra concessione trentennale.

Del resto, circa l’80% delle terre rare usate usate nell’industria hi-tech e auto degli USA è importata dalla Cina, che vanta una produzione di 120mila tonnellate (dati 2018), una delle più elevate al mondo davanti ad Australia (20mila tonnellate) e Stati Uniti, appunto (15mila tonnellate). L’amministrazione Biden intende però rendersi sempre più indipendente dal Dragone, anche perché l’attuale scenario geopolitico sembra portare a scenari in cui Cina e USA saranno su fronti contrapposti, forse non solo a livello commerciale. Ma a quale prezzo per l’ambiente?

 

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