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Vi spiego le vere mire di Delta e easyJet su Alitalia. L’analisi di Rubino (ex top manager Alitalia)

di

Delta

Le due esperienze precedenti del 2008 e del 2014 hanno dimostrato che gli obiettivi strategici di Air France, Air One e Etihad hanno preso il sopravvento su quelli del trasporto aereo nazionale e non si vede oggi una ragione per cui Delta e easyJet dovrebbero elargire i loro capitali al servizio di interessi strategici contrastanti con i propri. L’articolo di Paolo Rubino, ex top manager di Alitalia, sul futuro della compagnia aerea

L’alchemica formula del successo per la derelitta Alitalia sembra infine trovata. Gli ingredienti sono quelli di sempre, già sperimentati nel 2008 con il mitico Piano Fenice e nel 2014 con la “Very Sexy Airline” degli australiani al servizio di Etihad. E’ la storia dei due compari alla guida della Compagnia. Quello italiano, rappresentato nella ‘Fenice’ dai “capitani coraggiosi”, nella ‘Very Sexy Airline’ ancora dai capitani in formazione rivisitata e oggi, ritenendo quei capitani non già quadri di un esercito patriottico, ma al più avventurosi avventurieri inclini alla guerra corsara e autoreferenziale, dai campioni nazionali del settore pubblico, Tesoro, Ferrovie, Poste e (forse) CdP.

A questi si affianca il compare esotico e tecnico che, nella versione ‘Fenice’, era rappresentato dall’accoppiata Air France/Air One, in quella ‘Sexy’ da Etihad e oggi dalla coppia delle meraviglie Delta Airlines/easy Jet. L’assunto, e allo stesso tempo la missione, sembra anch’essa sempre la stessa, ovvero sviluppare il trasporto aereo italiano e, perché no, salvaguardare l’occupazione italiana nel settore. Come già nelle due precedenti edizioni, l’alchemica formula sembra difettare di analisi, in particolare l’analisi degli interessi in campo e l’analisi delle conseguenze.

L’alchimia escogitata dovrebbe produrre la dazione di ingenti capitali da parte dei soggetti coinvolti per sviluppare il trasporto aereo nazionale. Ma in natura i capitali vengono elargiti esclusivamente se appaiono connessi con aspettative finanziarie eccellenti e obiettivi strategici coerenti. O almeno con uno di questi due criteri se entrambi, nel breve termine, non sembrano coesistere. La dinamica industriale del trasporto aereo dimostra che il ritorno finanziario sull’investimento si misura in un arco di tempo ultradecennale.

Dunque, l’elargizione dei capitali per la rinascita di Alitalia non può prescindere dalla rigorosa coerenza degli obiettivi strategici che, in termini quantitativi, deve essere misurata attraverso la valutazione delle cosiddette ‘economie esterne’, ovvero esterne alla mera vista del bilancio annuale. Le economie esterne che ogni membro della futura compagine proprietaria può ragionevolmente attendersi sono tra loro compatibili? Il “rilancio di Linate” che nelle parole dei commentatori sembra essere un desiderio di easyJet, certamente comprensibile, in che misura può essere compatibile con la strategia del trasporto ferroviario ad alta velocità che è il mantra delle Ferrovie italiane? La rinascita dei voli di lungo raggio da Fiumicino e Malpensa che è invece l’aspettativa della nazione in che misura può essere compatibile con la ragionevolissima aspettativa di Delta di ottenere il dominio dei flussi di traffico tra il loro potente hub di Atlanta e la preziosa destinazione Italia nell’eterno confronto con le sue rivali americane United e American Airlines?

E la visione italiana dell’intermodalità tra sistemi di trasporto in che misura sarà compatibile con il mantra della capillarità ‘monomodale’ alla base del successo di easyJet? E le ‘economie esterne’ sistemiche perseguibili attraverso la negoziazione e l’acquisto di flotta aerea saranno al servizio degli interessi di Delta o di easyJet o del socio nazionale? E la salvaguardia dell’occupazione, quella pregiata di tecnici e ingegneri di manutenzione, di analisti di marketing e pricing, di progettisti di rete e collegamenti, di negoziatori di operazioni finanziarie complesse sarà garantita a Londra, ad Atlanta o a Roma e Milano?

Le due esperienze precedenti del 2008 e del 2014 hanno dimostrato che gli obiettivi strategici di Air France, Air One e Etihad hanno preso il sopravvento su quelli del trasporto aereo nazionale e non si vede oggi una ragione per cui Delta e easyJet dovrebbero elargire i loro capitali al servizio di interessi strategici contrastanti con i propri. Non si tratta infatti di una questione muscolare nel confronto tra soci e nell’assunto che il testosterone del soggetto nazionale pubblico sia superiore a quello del soggetto nazionale privato delle due precedenti esperienze e pieghi perciò agli interessi italiani il danaro e le competenze americane e inglesi.

Si tratta semplicemente di incompatibilità genetica tra gli interessi. Molti ritengono che l’Italia non possa permettersi, per incapacità intellettuale o finanziaria, di sviluppare un proprio sistema di trasporti che includa anche la modalità aerea, ma ove mai si ritenesse questo un progetto realistico certamente non è perseguibile affidandone la realizzazione a uno o più soggetti con interessi in conflitto. Sarebbe come se i nostri antenati romani avessero affidato la difesa dei confini all’esercito dei Goti. In realtà fu quello che successe e tutti sappiamo come è andata a finire. Nel mondo contemporaneo sarebbe come se gli americani affidassero la difesa e lo sviluppo delle telecomunicazioni alla competenza di Huawei.

Diversamente dai nostri concittadini europei francesi e tedeschi, in questo paese siamo propensi a piangerci addosso per i nostri errori e adottare un fatalistico mood di depressione e autocommiserazione. Insomma sembra che noi italiani siamo afflitti dalla ‘sindrome di Calimero’ e assai inclini ad accusare altri dei nostri fallimenti. Un sistema funzionale e moderno di trasporti che includa anche il trasporto aereo è indispensabile per assicurare il futuro della nazione e immaginare che questo dilemma sia risolto da un terzo esterno e potenzialmente in conflitto appare ingenuo. Rimboccarsi le maniche, analizzare rigorosamente gli interessi in gioco e cercare dentro di sé, in una logica sistemica, le soluzioni è indispensabile premessa di qualunque piano. L’autocommiserazione e la ricerca piagnucolosa del magnifico e generoso ‘straniero’ offusca la vista, fa inciampare sugli ostacoli e non consente di immaginare una meta.

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